05/12/2012, 00.00
RUSSIA
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Un anno dalla rivoluzione "della neve" contro Putin. Opposizione ancora debole e divisa

di Nina Achmatova
Il prossimo 15 dicembre manifestazione a Mosca per celebrare la ricorrenza e continuare a chiedere riforme. Il neonato Consiglio di coordinamento stenta a decollare, tra rivalità e differenze di posizione, mentre il Cremlino continua a dimostrarsi disinteressato al dialogo.

Mosca (AsiaNews) - Non si sono ottenute le riforme politiche richieste. Non si è riusciti a instaurare un dialogo reale con il potere, che anzi ha reagito in modo autoritario alle rivendicazioni della piazza. Il movimento d'opposizione è ancora debole e non strutturato, ma la Russia ha visto il risveglio di una società civile, non più intenzionata a rimanere a guardare ma a impegnarsi per un cambiamento. Nel primo anniversario della "rivoluzione della neve" - il vasto movimento di protesta partito il 5 dicembre 2011, per contestare i risultati delle legislative, macchiate da brogli - è questo il bilancio di un anno di manifestazioni, cortei e militanza online a sentire le voci di alcuni degli esponenti di spicco dell'opposizione. Intervistati dal sito di informazione Publicpost.ru, l'attivista Ilya Yashin, l'ecologista Evghenia Chirikova, ma anche l'ex vice premier Boris Nemtsov  e il giornalista Serghei Parkhomenko la pensano più o meno allo stesso modo. Solo l'ala più radicale del movimento, quella dei socialisti e del Fronte di sinistra di Serghei Udaltsov, ritiene che un anno di proteste - che hanno portato in piazza a Mosca decine di migliaia di persone in un evento fino ad allora inedito nell'era Putin - ha fatto capire che "il cambiamento non può avvenire in modo pacifico". "Bisogna adottare misure radicali e di pressione forte, perché abbiamo visto che il Cremlino reagisce con la repressione alle proteste civili", ha dichiarato Udaltsov, incriminato di recente per "organizzazione di disordini di massa", accusa che potrebbe costargli 10 anni di detenzione.

Udaltsov è solo uno degli attivisti finiti nel mirino della magistratura russa, la quale ha messo in piedi una serie di processi, che hanno fatto parlare di giustizia mirata e di iniziative legali "politicamente motivate". Dalle Pussy Riot, al cosiddetto caso del 6 maggio - che vede imputati 17 attivisti di cui la maggior parte da mesi in custodia cautelare, implicati negli scontri manifestanti e polizia alla vigilia dell'insediamento di Vladimir Putin al Cremlino - fino al caso Leonid Razvozzhayev, attivista di sinistra arrestato in circostanze sospette dopo che si era recato a Kiev per chiedere asilo politico e accusato di volere rovesciare il governo con l'aiuto di finanziatori in Georgia.

Per celebrare un anno di "rivoluzione della neve", il prossimo 15 dicembre si svolgerà a Mosca una nuova manifestazione che dovrebbe sfilare per le vie del centro cittadino, ma che aspetta ancora l'autorizzazione del comune. Intanto non è solo l'ostruzionismo delle autorità a mettere a rischio la riuscita dell'iniziativa. Divisioni e rivalità all'interno dell'eterogeneo movimento di opposizione sono diventate lampanti durante le prime riunioni del Consiglio di coordinamento, l'organismo composto da 45 membri dei più diversi orientamenti ed eletto online da 80mila russi a ottobre, col compito di organizzare le azioni di dell'opposizione extra parlamentare. In questi giorni si litiga su quale debba essere lo slogan del prossimo corteo: "Una giustizia indipendente", "elezioni anticipate"; "il rilascio dei prigionieri politici". "E' già un miracolo che abbiamo deciso, senza discussioni, la data della manifestazione del 15 dicembre", ha raccontato l'ex campione di scacchi Garry Kasparov, da anni impegnato in politica.  

A oltre un mese dalla sua elezione, il Consiglio di coordinamento - nato come un governo ombra - rimane un organismo debole e con un mandato vago. Il politologo Andrei Piontovsky ha redatto un manifesto che non ha soddisfatto nessuno e si è proposto allora di formare un gruppo ad hoc che rediga un documento, in cui si spieghi chiaramente quali sono gli obiettivi e i compiti del neonato organismo. Indicativo l'atteggiamento del blogger Alexei Navalny, anche capo del Consiglio: "Me ne tiro fuori, ma suggerisco di ingaggiare lo scrittore, Dmitri Bykov". Questi, a sua volta, ha risposto: "Non potrei scrivere, se non in versi".

Volenti o nolenti, gli anti-Putin non possono esimersi dallo stilare un programma concreto, come richiede la base. Il manifesto dovrebbe essere adottato il 16 dicembre, nella prossima riunione del Consiglio, e potrebbe essere la somma delle varie istanze portate in piazza nell'ultimo anno: riforme politiche, economiche, il rilascio dei prigionieri politici, elezioni anticipate sia parlamentari che presidenziali e il congelamento delle tariffe sulle utenze. 

A ogni modo, mentre anche il rating del presidente Vladimir Putin continua a calare (secondo un sondaggio dell'istituto Levada Center negli ultimi sette mesi è passato dal 69% al 63%), anche il tasso di fiducia dei russi nei nuovi strumenti dell'opposizione non è incoraggiante. Un sondaggio condotto di recente dalla Fondazione Opinione Pubblica ha dimostrato che quasi un quarto degli intervistati (24%) conosce o ha sentito parlare del Consiglio di coordinamento, ma tra questi la maggioranza (35%) ritiene che non costituirà mai una forza politica influente.

 

 

 

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