30/07/2019, 16.00
INDIA
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Uttar Pradesh, accuse di conversioni innescano nuova violenza anticristiana

di Nirmala Carvalho

Nello Stato settentrionale, le attività religiose dei cristiani causano forti tensioni. Un pastore protestante è stato aggredito da radicali indù nel distretto di Kanpur. Ad un altro è stato vietato di condurre attività religiose a Gonda. Presidente del Global Council of Indian Christians: “Insicurezza, minacce, intimidazioni e arresti scandiscono la vita della comunità cristiana nell’India del XXI secolo”.

New Dehli (AsiaNews) – Si era raccolto in preghiera per un’anziana malata: il pestaggio di un pastore protestante è l’ultimo episodio di violenza anticristiana nello Stato settentrionale di Uttar Pradesh, dove le accuse di conversioni continuano a fungere da pretesto per le aggressioni dei radicali indù.

Due giorni fa, militanti del Bajrang Dal (ala giovanile del gruppo ultranazionalista Vishva Hindu Parishad, foto) hanno aggredito il pastore Raju Prasad. Lo racconta ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic). “A Kashiram Colony, nel distretto di Kanpur – racconta – una donna aveva chiesto al pastore e a due donne di recitare alcune preghiere per la madre malata, che vive in casa sua. Secondo la figlia, la salute dell’anziana è migliorata grazie alle invocazioni”.

Gli estremisti hanno dunque aggredito Prasad, prima di consegnarlo alla polizia con l’accusa di voler convertire fedeli indù al cristianesimo. Ranjeet Rai, a capo della stazione di polizia di Chakeri, rivela che la vicenda si è risolta senza dover depositare un rapporto preliminare d’inchiesta (Fir): sia il pastore che la donna hanno dichiarato che non è avvenuta alcuna conversione. Ciò nonostante, Rai ha avvertito la signora di non invitare più nessuno in casa per pregare.

Il leader del Bajrang Dal di Kanpur afferma: “Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto lamentele sulle conversioni. Due giorni fa ci avevano riferito che alcune persone erano entrate in una casa Kashiram Colony e stavano convertendo persone. Abbiamo raggiunto il luogo e visto due donne distribuire materiale religioso ad una famiglia. Quindi abbiamo portato il pastore alla stazione di polizia. Vi è stata una piccola rissa, quando si è opposto”.

Di frequente, in Uttar Pradesh le attività religiose dei cristiani causano forti tensioni. A Gonda, nell’omonimo distretto, quattro giorni fa la polizia ha intimato ad un pastore pentecostale dell’Assembly of Believers' Church (Abc) di non condurre più alcuna funzione. Sunny Tyagi, convertitosi al protestantesimo dall’induismo, è la guida spirituale di una chiesa domestica frequentata da circa 35 persone. Tre anni fa egli è stato vittima di un’aggressione in occasione di un raduno di preghiera nella casa di un fedele. Lo scorso 26 luglio, durante il suo interrogatorio nella stazione di polizia di Kotwali, una folla si è radunata fuori dall’edificio ed ha intonato slogan contro i cristiani e le conversioni. Rilasciato solo alle 4 del mattino seguente, il pastore è stato costretto ad abbandonare il villaggio.

“Tyagi – afferma Sajan K George – non era coinvolto in alcuna attività criminale. Le persone che frequentavano la sua chiesa non erano tutte cristiane, ma chiunque trovava pace e gioia nella preghiera. Anche nel distretto di Moradabad, la piccola comunità pentecostale è soggetta a ripetute molestie: i raduni vengono distorti ed etichettati come attività di conversione. Gli aggressori riescono ad eludere condanne penali, mentre ad essere arrestato è sempre il cristiano indifeso. I pentecostali sono cittadini di seconda classe”. Il presidente del Gcic conclude: “L’India è uno Stato secolare con garanzie costituzionali per la libertà religiosa. Ciò nonostante, persino nel XXI secolo l’insicurezza, le minacce, le intimidazioni e gli arresti scandiscono la vita della comunità cristiana”.

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