23/01/2026, 12.29
ISRAELE-PALESTINA
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P. Faltas: nelle scuole cristiane curiamo macerie umane e sociali della guerra a Gaza

di Dario Salvi

Ad AsiaNews il racconto delle sfide e delle criticità legate agli istituti in Terra Santa, a partire dai giovani che “hanno perso il sorriso, la fiducia”. Dialogo e ascolto per disinnescare il desiderio di vendetta e di compiere attentati. Risolta (quasi) la controversia con Israele per i mancati permessi ai docenti. Essere insegnante una “vocazione”. L’emorragia senza fine dei cristiani.

Milano (AsiaNews) - La controversia relativa al blocco dei permessi agli insegnanti; i traumi provocati dalla guerra divampata il 7 ottobre 2023 e che continua a provocare centinaia vittime, a dispetto di una fragile tregua spesso solo sulla cara; le lezioni in condizioni di fortuna a Gaza dove le scuole, come gran parte degli edifici, sono rasi al suolo. Dalle parole di p. Ibrahim Faltas, frate francescano e direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, emerge un quadro di enormi difficoltà in cui si trovano a operare insegnanti e alunni degli istituti, centri di eccellenza che oggi sperimentano in prima persona sofferenze e criticità. Il conflitto, racconta il religioso, ha “creato un trauma profondo che è visibile ancora oggi in tutta la sua portata. Hanno perso il sorriso, hanno perso la fiducia, hanno perso tutto e sono cambiati. Non sono più gli stessi ragazzi di prima”. 

“Spesso gli studenti fanno delle domande ed è difficile rispondere” racconta il sacerdote. “Come una bambina di 10 anni che ti chiede ‘Dove è Dio in tutto questo?’. È normale che cresca l’odio, che noi stessi dobbiamo cercare di disinnescare. Qualcuno - ricorda p. Ibrahim - ci ha confessato di voler compiere attentati, noi abbiamo risposto con il dialogo con l’ascolto, abbiamo parlato con loro” per disinnescare tentativi di violenza o vendetta. “Anche queste sono macerie, umane e sociali, lasciate dalla guerra - sottolinea - e sarà ancora difficile ricostruire, molto più che le mura di un edificio. È una sfida enorme, soprattutto per queste nuove generazioni”.

P. Ibrahim, francescano nato in Egitto, si è laureato in filosofia e teologia ed è stato parroco a Gerusalemme, oltre che responsabile dello Statu Quo della basilica della Natività. Dal 2016 al 2022 è stato Discreto della Custodia, poi vicario e direttore delle scuole, consigliere della Custodia, direttore del Casa Nova di Gerusalemme e membro della Fondazione Giovanni Paolo II. “I ragazzi - racconta - ricordano ancora quando è iniziata la guerra: eravamo agli inizi dell’anno scolastico e mentre recitavamo la preghiera di san Francesco abbiamo visto passare un missile. In un primo momento nessuno capiva niente, poi ho messo gli studenti al sicuro e i genitori sono arrivati a prenderli. Siamo stati 15 giorni senza lezioni e, quando sono tornati, erano cambiati. I bambini di cinque o sei anni chiedevano di chiamare a casa ogni mezz’ora, per essere sicuri che i genitori erano vivi e che non sarebbero rimasti orfani come i coetanei a Gaza”. “Altri - prosegue - non volevano più mangiare, solidali coi loro fratelli e sorelle della Striscia. Abbiamo avuto problemi enormi”.

“Essere insegnante in Terra Santa - afferma - è una missione, una vocazione in una istituzione storica. Le scuole cristiane sono le più antiche non solo in questa zona, ma in tutto il Medio oriente perché quella dei francescani a Betlemme, risalente al 1598, è la prima di tutta la regione”. Senza questa istituzione - che si è sviluppata creando centri a Gerusalemme, Gaza, in Galilea ad Haifa, Nazareth e Jaffa come a Beit Jala e Ramallah “non è possibile portare avanti il percorso educativo”.

Le scuole cristiane sono un’eccellenza non solo per la qualità dell’istruzione, ma per il modello di convivenza e condivisione che hanno sempre rappresentato. “Abbiamo una scuola di musica - spiega il religioso - che accoglie cristiani, ebrei e musulmani. Le altre sono frequentate da cristiani e musulmani, con questi ultimi che costituiscono la grande maggioranza. “E cerchiamo sempre - sottolinea - di mantenerle delle palestre in cui insegnare la convivenza” anche se le difficoltà non mancano, non ultimo l’esodo dei cristiani che continua: “Almeno 185 famiglie cristiane solo dalla zona di Betlemme sono fuggite, una emorragia senza fine”. 

Al rientro dalle vacanze natalizie a gennaio almeno 12 istituti cristiani di Gerusalemme hanno scioperato per protestare contro l’annullamento dei permessi di lavoro - in realtà il divieto di ingresso riguardava il fine settimana - ad almeno 171 insegnanti provenienti dalla Cisgiordania. La decisione ha interessato oltre 10mila alunni di scuole considerate fra le più rinomate e qualificate della città santa, che hanno deciso di congelare le lezioni solidarizzando coi docenti pendolari che, almeno in alcuni giorni, vengono bloccati ai checkpoint [oltre mille, sottolinea p. Ibrahim]. I permessi sono autorizzazioni temporanee rilasciate dallo Stato ebraico per consentire ai palestinesi della Cisgiordania di entrare in Israele e svolgere regolare attività lavorativa, sono soggetti a controlli di sicurezza, limitati nel tempo e vincolati al datore di lavoro o all’orario. La grande maggioranza è stata revocata dopo il 7 ottobre in risposta all’attacco di Hamas che ha innescato il conflitto a Gaza, con la sola eccezione di quelli rilasciati a insegnanti e operatori sanitari.

“La situazione - spiega il sacerdote - si sta risolvendo: all’inizio del secondo semestre erano 335 gli insegnanti interessati dal provvedimento, cui hanno impedito gli spostamenti il sabato quando noi abbiamo lezione. In un secondo momento li hanno bloccati il venerdì e la domenica, e anche in questo caso abbiamo protestato. Ora quasi il 90% dei docenti può viaggiare tutta la settimana, senza restrizioni. Il problema è quasi risolto, anche se non si capisce la logica alla base del provvedimento: abbiamo parlato con il ministero dell’Istruzione, coi militari ma nessuno ha saputo, o voluto, fornire una spiegazione. Restano comunque criticità e sacrifici - aggiunge - perché nelle nostre scuole a Gerusalemme ci sono insegnanti che vengono da Hebron e si alzano alle quattro del mattino per arrivare puntuali alle otto per l’inizio delle lezioni”.

Infine p. Ibrahim affronta il tema dell’istruzione a Gaza e, nello specifico, nella parrocchia latina della Sacra Famiglia che ieri ha salutato p. Youssef Asad il quale, per otto anni, ha ricoperto la carica di vice-parroco vivendo in prima persona le atrocità della guerra. Anche nei lunghi mesi in cui il parroco p. Gabriel Romanelli era impossibilitato a fare ritorno, per il blocco opposto dalle autorità israeliane. Nella Striscia “tutto è distrutto” e la parrocchia si adopera come può per garantire alcune lezioni, ma le strutture sono crollate. “Un esempio - ricorda - è quello della scuola del Rosario, un istituto di eccellenza che ora non c’è più e come quello molti altri”. “Si cerca di fare qualcosa - prosegue - ma la situazione è disumana, le persone soprattutto i più piccoli muoiono di freddo… è tragico, terribile. Tutto è ancora bloccato, gli aiuti non sono sufficienti anche se entra qualcosa e si continua a morire: in questi 110 giorni di tregua - ricorda - sono state uccise oltre 500 persone da fame, bombardamenti, freddo, sete. Da tre anni a Gaza non esiste una scolarizzazione, ma quella legata all’istruzione è solo una delle molte emergenze”.

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