15/01/2010, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Vescovi cattolici: A Gerusalemme cresce la divisione fra israeliani e palestinesi

Prelati da Europa e America del Nord preoccupati per le violenze, gli espropri, le distruzioni di case nella Città santa che rende difficile il rapporto fra i due popoli e minaccia la presenza dei cristiani. Le soluzioni sono chiare, ma manca la volontà politica e il coraggio del leader.
Gerusalemme (AsiaNews/HLC) – Otto vescovi europei e americani denunciano la crescente divisioni fra la popolazione israeliana e palestinese a Gerusalemme e la poca volontà delle autorità politiche di voler giungere alla pace.
 
I prelati fanno parte della Holy Land Coordination, un’associazione per la solidarietà fra vescovi occidentali e orientali. Dal 1998 essi compiono ogni anno viaggi in Terra Santa e coltivano incontri con le autorità religiose e con personalità di spicco della regione.
 
Alla fine del loro viaggio, concluso ieri,  hanno dichiarato che otto mesi dopo la visita di Benedetto XVI, come pellegrino di pace, “la soluzione per due Stati non sembra più vicina”. Nel comunicato da loro pubblicato si afferma che anche se molti desiderano la pace, “c’è bisogno di un impegno nella giustizia, che assicuri la pace. Le soluzioni sono note ai leader, ma è necessaria la volontà politica e il coraggio”.
 
Il viaggio di quest’anno ha portato i vescovi a Gerusalemme, Betlemme, Beit Sahour , ecc. E proprio la situazione di Gerusalemme desta la loro preoccupazione: “C’è una crescente distanza fra israeliani e palestinesi, una mancanza di contatti che mina la fiducia e il dialogo. Violenza, insicurezza, distruzione di case, problemi di permessi e di visti, il tracciato del muro, l’esproprio di terre e altre politiche minacciano la soluzione verso i due Stati e la presenza dei cristiani”.
 
I vescovi chiedono pure “la piena applicazione dell’Accordo fondamentale” fra Santa Sede e Stato d’Israele, che attende l’attuazione da oltre 16 anni; e le facilitazioni di visti per gli operatori di pastorale che “permetta alla Chiesa di compiere la sua missione”.
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