06/11/2015, 00.00
FILIPPINE
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Vescovi filippini contro l’uso dell’avorio negli oggetti di culto

Nel contesto della battaglia promossa contro il bracconaggio, il presidente della Conferenza episcopale invita sacerdoti e vescovi a bandire gli oggetti sacri costruiti con il prezioso materiale. Una campagna che accoglie le direttive tracciate da papa Francesco nella Laudato sì. Dal 2012 la Chiesa filippina si batte contro il commercio di avorio.

Manila (AsiaNews/Cbcp) - Nel contesto della battaglia promossa dalla Chiesa filippina contro il bracconaggio, il presidente della Conferenza episcopale (Cbcp) lancia un appello a vescovi e sacerdoti, perché non usino oggetti di avorio come elementi devozionali. Anche i cattolici devono “fare la loro parte” e sostenere la campagna di sensibilizzazione contro il traffico illegale di avorio, sottolineando il necessario rispetto e la cura con cui vanno trattati gli animali. Ecco perché il presidente dei vescovi mons. Socrates Villegas si rivolge ai prelati e ai fedeli di tutto il Paese, chiedendo loro di non usare materiali provenienti o estratti da specie protette.

“Lancio un appello ai miei fratelli vescovo delle Filippine - afferma il prelato - perché proibiscano ai sacerdoti di benedire statue, immagini, oggetti devozionali fatti con materiali come l’avorio o simili, estrapolati da animali o specie protette”. E mette al bando questi oggetti “da tutte le chiese del Paese”.

Al contempo, il presidente Cbcp chiede di “rafforzare la direttiva” che impedisce di “accettare o benedire” oggetti che siano realizzati con materiali proibiti. L’avorio, in particolare, è alla base di un commercio illegale che ha messo a rischio la sopravvivenza delle specie da cui viene estratto. Nelle Filippine, aggiunge mons. Villegas, c’è “scarsa attenzione” a un problema che, nel mondo, ha assunto livelli “allarmanti”.

“Ogni istanza di bellezza - prosegue il prelato - è un riflesso della bellezza infinita del creatore. Non possiamo sfigurare la creazione, senza per questo offendere anche il Creatore”. Infine, egli spiega che oggetti o statue del passato realizzate in avorio possono essere tenute in ragione del loro “valore storico”. Del resto la Chiesa filippina fin dal 2012 ha lanciato una campagna contro il commercio di avorio e ne sostiene la messa al bando a livello internazionale.

Anche questa iniziativa della Chiesa filippina si inserisce nel solco tracciato da papa Francesco con la pubblicazione a fine giugno della lettera enciclica “verde”  Laudato sì. Nei giorni scorsi il testo, un accorato appello alla cura dell’ambiente e delle sue creature, è stato tradotto in tagalog, la lingua locale nell’arcipelago e unico Paese a maggioranza cattolica in Asia.

Il volume è stato presentato alla recente Fiera internazionale del libro a Manila e risponde alla richiesta della Conferenza episcopale delle Filippine (Cbcp) di studiare, riflettere e attuare il messaggio su ecologia e ambiente del papa.

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