10/10/2006, 00.00
INDIA
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Vescovi indiani: "Per fermare il lavoro minorile serve istruzione per tutti"

di Nirmala Carvalho

Il presidente e l'ex segretario generale della Commissione lavoro della Conferenza episcopale indiana sottolineano ad AsiaNews che applicare la legge resta un miraggio se non si educano anche i poveri e non si combatte l'omertà fra chi dovrebbe proteggere i bambini e chi li sfrutta.

New Delhi (AsiaNews) – Il bando sul lavoro minorile in India che entra in vigore oggi "aiuta a creare una società più giusta", ma "non risolve il problema reale, quello dell'educazione dei minori, unica vera strada per la loro realizzazione nel mondo".

E' questo il commento fatto ad AsiaNews da mons. Joshua Mar Ignathios, vescovo ausiliare di Trivandrum e presidente della Commissione lavoro della Conferenza episcopale indiana, all'abolizione del lavoro minorile decisa dal governo dell'Unione indiana. Secondo il testo di legge, i minori di 14 anni non potranno essere impiegati in alcuna attività lavorativa.

Il presule sottolinea che "solo l'educazione dà ai bambini la reale opportunità di realizzare il loro potenziale e solo questo crea una vera opportunità per farli uscire dalla povertà, divenire indipendenti e vivere una vita dignitosa". "E' questo – sottolinea – il vero scopo da raggiungere: sviluppare ogni bambino al massimo senza obbligarli al lavoro o all'ignoranza".

Secondo p. Xavier Pinto, ex segretario esecutivo della stessa Commissione, l'Atto "è un grande passo in avanti, compiuto grazie agli sforzi di diverse organizzazioni non solo indiane ma di tutta l'Asia meridionale", ma la sua applicazione "rimane complicata, soprattutto alla luce dell'omertà che vige sulla questione da parte di organismi anche politici".

Il sacerdote spiega infatti ad AsiaNews che "sebbene abolire il lavoro minorile sia un grande segno di maturità, i più piccoli saranno sempre sfruttati fino a che il governo non farà qualcosa per migliorare il sistema educativo nazionale, facendo rientrare fra coloro che hanno accesso allo studio anche i poveri ed i membri delle caste minori".

Il problema, aggiunge p. Pinto, "diventa sempre più serio. I bambini usati come servitori nelle case sono sempre di più: rimango scettico davanti alla reale applicazione di questo bando finchè non finirà l'omertà fra chi li deve proteggere e chi li sfrutta".

In conclusione, egli suggerisce di "far rientrare nel novero di coloro che possono indagare sugli abusi al diritto all'istruzione dei minori anche le organizzazioni non governative e tutte quelle strutture che si occupano di protezione dell'infanzia, per garantire trasparenza ed una reale applicazione del divieto".

La stessa opinione viene espressa da Rita Panicker, direttore della Ong "Farfalle", che definisce "ridicolo" il grido di vittoria successivo all'approvazione della nuova legge. L'attivista spiega che "finchè non saranno approvati piani di riabilitazione dei bambini, costretti al lavoro dall'estrema povertà in cui vivono, è ridicolo pensare che basti una legge per eliminare una piaga del genere".

Secondo John Dayal, presidente dell'All India Catholic Union, "il lavoro minorile è l'unica piaga indiana che si avvicina alla tragedia dei feticidi femminili. La sua abolizione è una buona notizia, ma voglio ricordare che questo viene quasi perdonato da molte parti della società indiana, in special modo nelle campagne".

Dayal sottolinea ad AsiaNews che "oltre ai bambini costretti a lavorare nei campi o nelle fabbriche, non bisogna dimenticare l'orribile mercato sessuale delle grandi città. Sebbene il governo ha approvato la legge, la sua applicazione resta un miraggio".

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