01/05/2017, 09.28
INDIA

Vescovi indiani: nella Festa dei lavoratori, non dimentichiamo il migrante sfruttato e trafficato

Purushottam Nayak

Il Messaggio dell’Ufficio per il lavoro della Conferenza episcopale. Nel 1955 papa Pio XII istituì la festa di san Giuseppe Lavoratore “per cristianizzare il lavoro”. In India i migranti interni sono circa 326 milioni, su 1,2 miliardi di abitanti. Migranti privati della dignità e dell’accesso ai servizi.

New Delhi (AsiaNews) – Nella giornata in cui si celebra la Festa dei lavoratori, che ricorre oggi, i vescovi indiani invitano a non dimenticare “la migrazione e il traffico di esseri umani, che sono strettamente correlati, nel momento in cui lavoratori autonomi e persone non istruite abbandonano le proprie case o sono venduti per lavoro”. Lo afferma mons. Oswald Lewis, presidente dell’Ufficio per il lavoro della Conferenza episcopale indiana (Cbci). Egli rivolge un saluto a tutti i lavoratori indiani: “Possa questo giorno darvi il bellissimo ricordo degli eventi e degli sforzi che hanno contribuito alla solidarietà dei lavoratori, alla dignità del lavoro e alla prosperità, unità e armonia dei lavoratori apprezzati per il loro sudore e la loro fatica”.

Il vescovo ricorda che nel 1955 papa Pio XII istituì la festa di san Giuseppe Lavoratore “per cristianizzare il concetto di lavoro e dare a tutti i lavoratori un modello e protettore”. Per questo egli si augura che la festa odierna “possa accentuare la dignità del lavoro e porti una dimensione spirituale al lavoro e ai sindacati”.

Soprattutto, aggiunge, non bisogna dimenticare il fenomeno del lavoro migrante. “I migranti – dice – sono intrinsecamente vulnerabili dal momento in cui lasciano le proprie case in cerca di nuovi modi per sfamare se stessi e le famiglie. Questi sono nostri fratelli e sorelle, che tentano di fuggire da situazioni difficili e cercare un po’ di serenità, pace e un posto migliore per sé e le rispettive famiglie. Al contrario essi scompaiono, sono trafficati e affranti”.

Riprendendo l’esempio di papa Francesco, che più volte si è scagliato contro i trafficanti di esseri umani, mons. Lewis sottolinea che “non possiamo rimanere in silenzio di fronte allo scandalo della povertà [che è l’origine] dei movimenti migratori. Violenza, sfruttamento, discriminazione, emarginazione, approcci restrittivi alla libertà fondamentale degli individui o dei gruppi, sono alcuni degli elementi chiave della povertà che dobbiamo superare”.

Joseph Jude, presidente della Workers India Federation (Wif), ricorda che “le vittime della migrazione e del traffico di esseri umani vivono in mezzo a noi, ci circondano ogni giorno”. Ma “come possiamo identificarli?”, si domanda. “Nel caso di bambini o donne impiegati nei lavori domestici, possiamo essere attenti ai segni di oppressione, violenza, discriminazione che si possono esprimere in vari modi, per esempio sotto forma di comportamento introverso e ansioso del minore, oppure tramite tracce di maltrattamenti fisici, comportamenti insoliti e grida”.

Non a caso il messaggio dell’Ufficio della Conferenza episcopale si concentra sul tema dei lavoratori migranti. In India il fenomeno delle migrazioni è molto diffuso: sia quelle interne (dagli Stati più poveri a quelli più ricchi), circa il 90% del totale, sia all’estero, da parte di coloro che tentano la fortuna in Medio oriente, Europa e Nord America. A sua volta l’India è meta di persone trafficate dal Nepal e dal Bangladesh, oppure Paese di transito per coloro che prendono la strada verso i Paesi mediorientali.

Secondo il censimento del 2011, su circa 1,2 miliardi di abitanti, i migranti interni sono circa 326 milioni (il 28,5% della popolazione). Essi vengono impiegati soprattutto in edilizia, lavori domestici, settore tessile, fabbriche di mattoni, trasporti, miniere, cave e agricoltura; oppure trafficati per il mercato del sesso o il traffico di organi. Ai migranti vengono negati i servizi di base come l’accesso a sussidi alimentari, abitazione, acqua potabile, trattamenti medici, istruzione e servizi bancari. La maggior parte non può permettersi protezione legale e vive in condizioni di estrema povertà.

Anche mons. Jose Porunnedom, membro dell’Ufficio per il lavoro della Cbci, riconosce che “la povertà è la causa primaria del traffico di esseri umani nel nostro Paese”. Per evitare che si continuino a perpetuare forme di sfruttamento, l’Ufficio e la Wif hanno aperto un portare online, dove chi decide di migrare (in patria o all’estero) può registrarsi e ottenere aiuti. “Lasciate che questa giornata – ha concluso nel messaggio mons. Lewis – porti buone notizie di libertà, prosperità e pace a tutti i lavoratori del nostro Paese”.

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