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    » 27/10/2008, 00.00

    IRAQ – VATICANO

    Vescovo caldeo: Appello per Mosul, svuotata dei cristiani

    Rabban Al-Qas

    Sulla spinta dell’appello di Benedetto XVI, mons. Rabban Al Qas, vescovo di Ammadiya ed Erbil, chiede al premier al Maliki e alle forze americane, di assumersi la responsabilità per le violenze che si abbattono sui cristiani, frutto di un fondamentalismo intollerante che non è mai stato fermato. Una richiesta anche al mondo islamico perché condanni quanto avviene a Mosul. Domani a Erbil incontro dei vescovi caldei e del nunzio vaticano.

    Erbil (AsiaNews) – La situazione di Mosul (nord Iraq) continua ad essere incandescente. In poche settimane vi sono stati 14 morti e oltre 10 mila cristiani in fuga. Le autorità si rimbalzano l’un l’altro le responsabilità, mentre sale la carneficina. Mons. Rabban Al Qas, vescovo di Arbil ci ha inviato questo appello che volentieri pubblichiamo. Intanto, lo stesso vescovo informa che da domani e per tre giorni 12 vescovi caldei si incontrano ad Erbil insieme al Nunzio vaticano in Iraq per valutare la situazione.

     

    Mediante l’agenzia AsiaNews voglio invitare tutti gli uomini di buona volontà, coloro che rispettano l’uomo e tutti i credenti in Dio a condannare con forza i crimini che vengono perpetrati contro i cristiani in Iraq, e in particolare quelli che avvengono a Mosul in questi ultimi giorni.

    Mi conforta l’appello che il Santo Padre Benedetto XVI ha lanciato ieri all’Angelus. Il Papa è l’unico che non ci dimentica e le sue parole mostrano quanto noi siamo vicini al suo cuore.

    Il suo appello di ieri domandava anche un impegno più deciso delle “autorità civili e religiose” a ristabilire la legalità e la convivenza.

    Quanto avviene oggi a Mosul è frutto proprio di questa immobilità statale, insieme a una mentalità contorta, fanatica e integrista.

    Questa tragedia – che ricorda la situazione dei cristiani nei primi secoli – è cominciata subito dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003. Migliaia di cristiani e di kurdi musulmani sono stati cacciati, uccisi, rapiti, obbligati ad abbandonare Mosul. Ormai restano meno di un quarto della popolazione cristiana di un tempo.

    Le minacce, le sanzioni, le discriminazioni, i riscatti, la propaganda islamica nelle scuole, gli slogan sui muri, hanno spinto perfino i musulmani moderati a non difendere più i loro fratelli cristiani dall’intolleranza. Una volta essi aprivano le loro case ai cristiani; ora per paura del fanatismo e del terrorismo, non osano nemmeno mostrarsi amici o conoscenti dei cristiani.

    Ciò che succede in questi giorni è frutto di un lungo silenzio del primo ministro irakeno e del suo governo di Baghdad, incapace di fermare l’ondata di violenze contro i cristiani. Ciò che succede in questi giorni è responsabilità loro, senza dimenticare le responsabilità delle forze americane e dei rappresentanti delle Nazioni Unite. Quello che succede a Mosul avviene sotto i loro occhi: i terroristi uccidono, mettono bombe alle case e alle chiese, cacciano via i cristiani senza che le autorità di Mosul facciano un minimo gesto in difesa di coloro la cui colpa è solo quella di essere discepoli di Gesù Cristo.

    Davanti a questo quadro triste e terribile, io rinnovo il mio appello al premier al-Maliki, che dichiara “Al Qaeda responsabile di tutto ciò”. Invece tocca a lui, come autorità, ristabilire la pace senza scaricarsi delle responsabilità verso i cristiani. La costituzione deve riconoscere e assicurare i diritti di tutti, compresi i cristiani. Fino ad ora l’unico asilo sicuro dei cristiani irakeni è solo la zona del Kurdistan.

    Il mio appello si rivolge anche al mondo musulmano perché denuncino ciò che succede a Mosul, perché l’amore e il rispetto dell’altro possa rendere tutti gli uomini più felici vivendo nella pace.

     

     

    Rabban Al Qas

    Vescovo di Ammadiya ed Erbil

    Kurdistan d Iraq

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