29/08/2007, 00.00
COREA DEL SUD - AFGHANISTAN
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Vescovo coreano: gioia per gli ostaggi, umiliante il patto con i talebani

di Joseph Yun Li-sun
Mons. Lazzaro You Heung-sik,vescovo di Daejon e presidente della Caritas, spiega ad AsiaNews il “pericoloso precedente” creato da Seoul, costretta a trattare in maniera diretta con i fondamentalisti islamici. Gioia per la vita umana tratta in salvo, ma umiliazione per le chiese protestanti che ora si trovano sotto un fuoco di critiche da parte della società coreana.
Seoul (AsiaNews) – Il patto siglato dal governo coreano con i talebani per la liberazione degli ostaggi cristiani “dà gioia, perché al primo posto va sempre messa la vita umana”, ma allo stesso tempo “preoccupa e non deve divenire un esempio per il resto del mondo”. E’ questo il commento del vescovo di Daejon e presidente della Caritas, mons. Lazzaro You Heung-sik, alla liberazione avvenuta oggi dei primi ostaggi sudcoreani cristiani rapiti in Afghanistan lo scorso 19 luglio.
 
Ad AsiaNews, il presule spiega che “la liberazione dei missionari protestanti ha creato un pericoloso precedente: il nostro governo si è umiliato a trattare con dei fondamentalisti, ed ora questi penseranno di poter fare lo stesso con molti altri ostaggi. Allo stesso tempo, questo accordo umilia anche le chiese protestanti, che hanno ricevuto molte critiche dai sudcoreani per il loro operato all’estero e per il riscatto, che molti pensano sia stato pagato”.
 
Questo perché “i protestanti coreani sono a volte fondamentalisti, aggressivi nella fede. Parlano di servizio sociale, ma cercano in realtà le conversioni, spesso in maniera aggressiva. Questo non è vero spirito evangelico, non è vera missione: ora se ne sono accorti molti anche qui”.
 
In ogni caso, le organizzazioni protestanti del Paese hanno accolto la notizia dell’accordo fra Seoul ed i talebani con gioia, ed hanno promesso che il bando di ogni attività missionaria in Afghanistan, previsto nel trattato di liberazione, sarà rispettato. Lee Yong-kyu, presidente del Consiglio cristiano di Corea, ha ringraziato il governo per i suoi sforzi a favore del rilascio degli ostaggi, ed ha espresso “simpatia” per le famiglie dei missionari protestanti.
 
In un documento, il Consiglio nazionale delle chiese coreane ha affermato: “E’ giusto che ora venga rispettato il bando del governo. La crisi seguita dal rapimento dei nostri fratelli è un’opportunità per riflettere meglio sulle nostre strategie missionarie, che devono divenire più efficaci e meno rischiose”.
 
Secondo Choi Han-woo, che lo scorso anno aveva organizzato una “marcia per la pace” cristiana in Afghanistan mai effettuata, sostiene che “l’accordo riflette la volontà dei talebani di mascherare il rapimento dietro la questione religiosa. Comunque sia, ritireremo anche i nostri volontari che operano nella zona”.
 
Nel frattempo, dopo l’annuncio dell’accordo, le famiglie degli ostaggi liberati hanno espresso gioia e consolazione per il buon esito della vicenda, che comunque è costata la vita a due dei missionari cristiani. Ryu Haeng-sik, marito di una delle rapite, dice: “Non sono mai riuscito a dire a mia figlia che la madre era stata rapita. Ora sono veramente felice che stia tornando a casa”.
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