06/09/2019, 12.37
SIRIA
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Vescovo di Aleppo: Anche i cristiani nella guerra di propaganda fra governo e ribelli

Una ricerca del Syrian Network for Human Rights accusa Damasco, responsabile del 61% degli attacchi alle chiese. Fra marzo 2011 e settembre 2019, sono 124 i luoghi di culto coinvolti nel conflitto. Mons. Audo: questione “complicata e delicata”, che richiede “estrema attenzione”. In atto una strumentalizzazione da entrambi i fronti.

Aleppo (AsiaNews) - Una questione “complicata e delicata”, che richiede “estrema attenzione” e soprattutto una attenta valutazione delle fonti, dai gruppi e dalle fazioni che fanno emergere o rilanciano certe tipologie di notizie. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, commentando la guerra della propaganda in atto in Siria, uno dei molti fronti di scontro fra governo siriano e milizie ribelli e jihadiste, con le rispettive alleanze regionali e internazionali a sostegno. L’ultimo capitolo riguarda un rapporto diffuso da una Ong siriana, dal quale emerge che è l’esercito lealista ad aver sferrato il maggior numero di attacchi a chiese e luoghi di culto cristiani.

L’ex presidente di Caritas Siria spiega che, di fronte a queste notizie, “è difficile dare una risposta oggettiva”. Inoltre, osserva il prelato, “quando i gruppi armati perdono terreno sul piano militare, ricomincia più forte questo genere di propaganda”. Bisogna stare “molto attenti a questo aspetto”, osserva, anche perché una parte delle fazioni in lotta “può beneficiare sin dall’inizio del conflitto di un appoggio da parte dei media internazionali”. 

A innescare l’ultima di una lunga serie di controversie, il rapporto pubblicati in questi giorni dal Syrian Network for Human Rights (Snhr) e intitolato “Colpire luoghi di culto cristiani in Siria è una minaccia per il patrimonio mondiale”. Esso mostra che Damasco è responsabile del 61% di attacchi contro chiese e monasteri. Un documento che sembra dunque ribaltare l’immagine del presidente Bashar al-Assad e del governo siriano quale difensore delle minoranze, soprattutto i cristiani.

Fadel Abdel Ghany, presidente di Snhr e responsabile del rapporto, afferma che “il regime siriano è sempre uscito con buoni slogan, ma sul terreno ha agito in modo contrario”. “Sebbene affermi di non aver commesso alcuna violazione e che intende proteggere lo Stato siriano e i diritti delle minoranze - aggiunge - ha condotto operazioni mirate volte a reprimere e terrorizzare quanti aspirano a un cambiamento politico, senza distinzione di religione o razza”. 

Fra marzo 2011 e settembre 2019, si sono verificati almeno 124 attacchi contro chiese sferrati dai principali attori del conflitto. Secondo il rapporto, almeno 75 sono opera del governo siriano, altri 10 da parte dello Stato islamico, mentre Hay’at Tahrir al-Cham branca siriana di al-Qaeda, è responsabile di due attacchi. A questi si aggiungono 33 episodi di violenze per mano di fazioni dell’opposizione armata e quattro di altri gruppi non meglio identificati. Il rapporto mostra inoltre che 11 chiese sono state trasformate in sedi militari o amministrative dai principali attori del conflitto. Di questi, almeno sei sono da attribuire al governo siriano o milizie a esso legate. 

Una parte dell’opinione pubblica, sottolinea mons. Audo, “usa queste informazioni per dire che il governo strumentalizza la componente cristiana come elemento di difesa”. In realtà, prosegue, “nel Paese la convinzione generale di fedeli, sacerdoti e vescovi è che la questione sia più complicata”. A volte anche il governo “può strumentalizzare la regione per finalità politiche, ma il quadro è più complesso” ed è innegabile che la propaganda anti-Assad sfrutti anche “l’aspetto confessionale per colpire”, quando è altrettanto evidente una difesa e una valorizzazione della componente cristiana. 

Intanto sul versante del conflitto la situazione resta complicata, anche se emergono alcune voci - non confermate - di un possibile cambiamento entro Natale. “Dicono - spiega mons. Audo - che l’autostrada fra Aleppo e Homs, oggi occupata da gruppi armati, verrà liberata. E che sarà riaperto anche l’aeroporto di Aleppo, ma non abbiamo la certezza che saranno notizie fondate e se dietro vi è un accordo internazionale. Non lo sappiamo, ma lo speriamo”. Intanto, conclude, “la situazione economia resta molto dura, mancano stabilità e sicurezza perché le persone possano riprendere le attività economiche, industriali e commerciali”.

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