08/09/2014, 00.00
COREA DEL SUD - VATICANO
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Vescovo di Daejeon: Papa Francesco, "tifone missionario" per la Chiesa e la società coreana

La visita pastorale in Corea del Sud "ha colpito in profondità. I cattolici 'tiepidi' sono tornati nelle chiese, e abbiamo tanti nuovi catecumeni. Ma la cosa più importante è che il pontefice ci ha spinti a un grande esame di coscienza collettivo: ha mostrato come vive un cristiano e cosa dobbiamo fare per migliorare noi stessi e la nostra comunità". Gli inviti del Papa "diventano esempi concreti di rinnovamento", l'Evangelii Gaudium "bussola per la nostra missione".

Daejeon (AsiaNews) - Papa Francesco "è stato un 'tifone missionario' per la Corea e per l'Asia. Le parole, i gesti e soprattutto il calore umano del pontefice hanno colpito la società, rinnovato l'impegno dei cattolici, riportando in chiesa tanti che se ne erano allontanati. Abbiamo diversi nuovi catecumeni, stiamo pianificando un cammino sui luoghi dei martiri, siamo impegnati in un serio esame di coscienza. E tutto questo lo dobbiamo allo scossone che ci ha dato il Santo Padre". Lo dice ad AsiaNews mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, che ha ospitato il Papa durante la sua visita pastorale in Corea del Sud.

Sono grato al Signore e al Papa, dice il presule, "perché la visita apostolica di Francesco in Corea ha portato frutti meravigliosi. I giornali coreani continuano a scrivere che il popolo adesso ha contratto una malattia, la 'nostalgia del Papa'. Scherzano, ma fino a un certo punto: la cosa che ha colpito moltissimo tutti, non soltanto i cristiani, è stato il modo in cui Francesco è riuscito a farsi 'tutto a tutti', come scrive san Paolo, diventando uno con noi. Credo che questo derivi dal modo in cui il pontefice vive e trasmette il Vangelo, una sorta di potente semplicità che lo rende accessibile ma che comunque spinge a interrogarsi".

Un aspetto che ha colpito molto gli osservatori, interni e stranieri, è stato "vedere i coreani commossi: non è capitato quasi mai nella storia del nostro Paese di sentire questa commozione personale, del cuore, diventare una commozione collettiva. Il popolo ha visto quanto è bello vivere con gli altri, e ha capito che ci sono altre forme di relazioni personali: è come se avessero imparato che non tutto si fa per i soldi, che anzi le cose migliori vengono dalla  fraternità. Il Papa ci ha insegnato molto: ci ha toccato vedere come abbia parlato con ciascuno, come abbia voluto un contatto umano con tutti. Sono convinto che con questa visita il Signore abbia lasciato un timbro nel cuore dei coreani, ed è una cosa che rimarrà. Diverrà una forte corrente sotterranea che ci accompagnerà per sempre".

La visita ha avuto anche diversi risvolti pratici: "Mentre gli adulti hanno seguito gli eventi tramite i media tradizionali, i giovani hanno usato Internet. In questo modo, hanno avuto occasione di capire meglio il messaggio di Francesco anche cercando maggiori informazioni su di lui e sulla Chiesa universale. Hanno iniziato a capire cosa c'è dietro a questo Papa, arrivando al Vangelo. Possiamo dire che qui il pontefice ha avuto un contatto diretto con centinaia di migliaia di persone, ma questo contatto è divenuto un tramite indiretto per milioni di coreani".

Gli appelli del pontefice contro l'economia disumana e a favore di una maggiore  carità nei rapporti personali hanno colpito nel segno: "Diverse persone mi hanno contattato, dopo quei discorsi. Sono persone cui non manca nulla, dal punto di vista economico e sociale. Eppure mi hanno cercato, per dirmi che hanno iniziato a comprendere la propria insoddisfazione personale. Uno è arrivato ad ammettere che ora si vergogna dello sfarzo della sua macchina, perché ha visto l'umiltà del Papa e questo lo ha fatto molto riflettere. È come se il Papa avesse favorito un grande esame di coscienza collettivo".

Ai vescovi, Francesco ha ricordato l'importanza di essere custodi di memoria e di speranza: "E tornando a Roma ha parlato del senso della testimonianza. Io ho preso molto sul serio questo invito, e cercherò di tradurlo in azioni pratiche. Il Papa ha potuto visitare i tanti luoghi relativi al martirio dei cattolici coreani, allora insieme al governo abbiamo deciso di creare un nuovo progetto: un 'cammino dei martiri', sullo stile di quello di Santiago, che possa dare nuova linfa al messaggio di questi grandi testimoni. Spero che possa nascere entro il 2014, comunque ci stiamo già lavorando".

Per mons. You, tutti questi risultati trovano una sorta di "bussola" nell'Evangelii Gaudium, la prima Esortazione apostolica di Francesco: "Durante il pranzo nel santuario di Haemi, ho voluto ringraziare il Papa per questo testo. Ci spinge ad andare fuori, ad aprire la porta, ma allo stesso tempo avverte di un serio pericolo: senza un rapporto personale con Gesù, questo impegno diventa attivismo. E l'attivismo può portare divisione e confusione. La Chiesa, come ci ricorda il pontefice, non è una Ong: dobbiamo tenere sempre al primo posto l'amore di Cristo". Il pontefice, conclude, "ci ha lasciato una missione molto importante. Se non vivremo come lui ci ha detto di vivere, e come ci ha mostrato in prima persona, allora falliremo".

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