29/01/2009, 00.00
SRI LANKA
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Vescovo e cristiani di Jaffna: sciopero della fame per gli sfollati di Vanni

di Melani Manel Perera
In dieci giorni i bombardamenti sui civili hanno causato oltre 400 morti e più di 1400 feriti. Il governo di Colombo minimizza le cifre. Un convoglio Onu riesce a raggiungere l’ospedale di Vavuniya e porta in salvo alcune centinaia di persone tra cui una cinquantina di bambini.
Colombo (AsiaNews) -  La comunità cattolica di Jaffna guidata dal vescovo della città, mons. Thomas Saundaranayagam, ha iniziato lo sciopero della fame. A partire dalle 9 di mattina del 28 gennaio i fedeli si alternano nel digiuno per chiedere al governo di fermare le incursioni aeree e i bombardamenti nell’area di Vanni che stanno affamando gli sfollati intrappolati nella zona dal conflitto.
 
Da ieri, davanti alla cattedrale di St. Mary dove è iniziato lo sciopero della fame, diverse centinaia di persone protestano per “l’insopportabile tragedia umana” che si sta consumando “nel silenzio della comunità internazionale” e con l’indifferenza del governo, che minimizza sul coinvolgimento di civili e accusa le Tigri tamil di ogni violenza.
 
Ieri, a comporre il gruppo di oltre 400 persone c’erano il presule di Jaffna, l’ex vescovo della Chiesa del South India (che raccoglie anglicani, metodisti, congregazionisti e presbiteriani), sacerdoti e suore cattoliche, laici della diocesi e fedeli di altre religioni che hanno manifestato insieme a rappresentanti di organizzazioni della società civile.
 
Secondo fonti locali, gli ultimi dieci giorni di scontri tra le forze governative e i ribelli del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) hanno causato oltre 400 morti - 300 in un solo giorno di bombardamenti -  e più di 1400 feriti tra la popolazione civile della zona. Anche la Croce rossa internazionale (Icrc) e le Nazioni Unite parlano di diverse centinaia di morti e migliaia di feriti. Gotabaya Rajapaksa, segretario della difesa e fratello del presidente dello Sri Lanka, afferma che Onu e Icrc “non stanno mentendo, ma stanno esagerando [le cifre]”.
 
Dopo tre giorni ed un tentativo fallito, un convoglio delle Nazioni unite è riuscito a lasciare la città di Puthukkudiyiruppu, raggiungere l’ospedale di Vavuniya, oltre la linea del fronte, e prelevare alcune centinaia di feriti tra cui anche una cinquantina di bambini.
 
Allo sciopero della fame indetto per fermare l’emergenza umanitaria della comunità del nord dello Sri Lanka si aggiunge l’appello dei vescovi cattolici ed anglicani di tutto il Paese. La Commissione giustizia e pace di Jaffna (Cjpcd) ha inoltre redatto il memorandum “Stop the Human Tragedy in the Vanni!” inviato il 28 al Segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, agli ambasciatori stranieri accreditati a Colombo e alle organizzazioni umanitarie presenti sull’isola.
 
La richiesta unanime sintetizzata nel memorandum del Cjpcd è di promuovere azioni tempestive per scongiurare il protrarsi della tragedia a Vanni e per trovare una soluzione politica al conflitto che le parti in causa non possano né revocare né cancellare.
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