14/11/2006, 00.00
LIBANO
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Via libera del governo libanese alla creazione del tribunale internazionale

di Paul Dakiki

La decisione presa da Siniora, e che ora va al Consiglio di sicurezza, è contestata dai sei ministri che si sono dimessi e dal presidente della Repubblica. Forte richiamo del patriarca Sfeir ai politici cristiani.

Beirut (AsiaNews) – Con l'approvazione, ieri, da parte del governo libanese della proposta dell'Onu, è iniziata la procedura per l'istituzione del "tribunale a carattere internazionale" che dovrà giudicare i crimini politici commessi del Paese dal 2004, a partire dall'assassinio dell'ex premier Rafic Hariri. Il consenso libanese va ora al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che dovrà approvarlo a sua volta e restituirlo a Beirut, dove il governo – ma il presidente della Repubblica, Emile Lahoud, dice di dover essere lui a firmare - dovrà accettare quello che, a quel punto, sarà un accordo internazionale.

E' una procedura abbastanza lunga che può trovare intoppi di vario genere, in primo luogo all'interno della stessa Onu ove potrebbero levarsi voci – magari interessate - per contestare l'approvazione da parte di un governo libanese con sei ministri dimissionari e con il capo dello Stato che ne contesta la legittimità costituzionale. Resta poi da vedere quale governo sarà in carica – e quale sarà il suo atteggiamento di fronte all'istituendo tribunale - al momento in cui arriverà a Beirut l'approvazione del Consiglio di sicurezza. Da registrare in proposito una dichiarazione di un deputato di Hezbollah, Hussein Hajj Hassan, secondo il quale il suo partito si oppone "alla forma e non alla sostanza"  dell'approvazione del progetto di tribunale internazionale, a causa della mancanza di sei ministri.  Egli ha accusato la maggioranza parlamentare di "esercitare egemonia e di monopolizzare le decisioni". Dal canto suo, Lahoud – che, secondo i suoi oppositori, potrebbe essere inquisito dal tribunale e che si è detto contrario alla presenza di giudici internazionali all'interno del futuro organo giudicante – è tornato ieri a negare ogni validità alle decisioni dell'attuale governo.

Una forte critica dell'atteggiamento degli uomini politici, e in particolare di quelli cristiani, è venuto intanto dal patriarca maronita, il card. Nasrallah Sfeir e dall'assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici del Libano. . "Se – ha detto nel corso della cerimonia di apertura di una sessione speciale dell'assemblea patriarcale, a Bkerke – questi uomini politici fossero coscienti dei principi dell'educazione cristiana, metterebbero fine al loro sfidarsi e insultarsi l'un l'altro". "Vorranno – ha chiesto poi – liberarsi di odio e invidia e di altri sentimenti che non riflettono il loro rispetto dell'altro?".

I partecipanti all'assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici, che ha per oggetto la formazione degli adulti e si concluderà sabato, discutono anche la "pericolosa" situazione nazionale, dopo le dimissioni di sei ministri di Hezbollah e di Amal e di un alleato di Lahoud. I presuli chiedono ai libanesi di far fronte ala crisi politica con "responsabilità e pazienza", evitando "sfide e dimostrazioni" e ricordando che il massimo interesse del Paese è "offrire ai cittadini una vita pacifica".

Quanto alla crisi politica, nata dal rifiuto della maggioranza di aderire alla richiesta di Hezbollah di avere per sé ed i suoi alleati, un terzo del governo – il che, per la Costituzione, permetterebbe il blocco di qualsiasi decisione – tutto sembra rinviato al rientro dall'Iran del presidente della Camera, Nabih Berri. Da Teheran Berri, che è anche il capo del movimento sciita di Amal e ha fatto dimettere i suoi ministri, ha sostenuto che, malgrado la crisi "siamo sempre nel quadro del gioco democratico". "E' sempre possibile – ha aggiunto – lasciare al gioco democratico di seguire il suo corso, con una maggioranza e una minoranza".

 

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