11/08/2016, 12.45
SIRIA - LIBANO
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Vicario di Aleppo: Si teme una battaglia campale, cristiani e musulmani pregano per la pace

Mons. Georges Abou Khazen è bloccato a Beirut perché le vie di accesso sono chiuse e racconta ad AsiaNews le paure dei fedeli in città. La situazione “è critica” da giorni, ma nelle ultime ore “sono ripresi i rifornimenti di pane, verdura, acqua”. Mosca annuncia tre ore di sospensione nei bombardamenti. Onu: “Non è sufficiente”. 

Beirut (AsiaNews) - Bloccato a Beirut, impossibilitato a rientrare “perché la strada è chiusa” da giorni a causa dei combattimenti e solo oggi si è registrata “una riapertura parziale” di alcune vie di collegamento. Sono ore di attesa e fibrillazione per mons. Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo dei Latini, fermo nella capitale libanese in attesa di rientrare nella metropoli siriana epicentro del conflitto. Dai racconti dei collaboratori e dei fedeli in città, con i quali è in stretto e costante contatto, il prelato conferma che “la situazione è critica, la gente ha paura” e vi è il timore concreto di una “escalation dei combattimenti”, anche se la popolazione - cristiani e musulmani - “pregano incessantemente per la pace”. 

Negli ultimi giorni si è registrata una vera e propria escalation nei combattimenti fra forze governative e milizie ribelli ad Aleppo, seconda città della Siria e simbolo di una guerra giunta al quinto anno che ha provocato oltre 280mila morti e milioni di sfollati. Analisti ed esperti sottolineano che la conquista della città - madre di tutte le battaglie che si consumano nel Paese - da parte di uno dei due fronti imprimerà una accelerazione forse decisiva al conflitto.

Metà Aleppo - un tempo cuore economico e commerciale della Siria - è nelle mani dei cosiddetti gruppi ribelli, composti in realtà per la gran parte da jihadisti (Stato islamico) e movimenti estremisti islamici come il Fronte di al Nusra, emanazione locale di al Qaeda. Molte delle armi usate dai “ribelli” sono state fornite da nazioni occidentali, dai Paesi del Golfo e dalla Turchia.

In queste ore Mosca ha annunciato una sospensione di tre ore al giorno dei bombardamenti, per consentire l’ingresso di aiuti ad Aleppo. Le “finestre umanitarie” saranno in vigore “dalle 10 alle 13 ora locale”, come conferma il ministero russo della Difesa. Una decisione che, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, “non è sufficiente” per alleviare le sofferenze di una popolazione allo stremo. 

L’annuncio è giunto mentre sul terreno le forze ribelli sembrano guadagnare posizioni, nei confronti delle forze fedeli al presidente Bashar al-Assad. Nel frattempo un gruppo di medici della zona orientale di Aleppo, sotto il controllo dei ribelli, ha inviato una lettera appello al presidente Usa Barack Obama per fermare i bombardamenti sulla città e proteggere i 250mila civili intrappolati.

Raggiunto da AsiaNews nella capitale libanese, mons. Georges Abou Khazen riferisce che “la situazione è critica” da giorni, soprattutto per la “mancanza di rifornimenti e di gasolio". Nelle ultime ore, racconta il vicario, “il quadro generale sembra essere di poco migliorato, in città entrano verdura, pane, c’è acqua ma manca la luce”. 

“A fronte di una escalation del conflitto, la popolazione civile non sa cosa aspettarsi per il futuro” aggiunge il presule. Egli conferma inoltre “la sensazione di attesa per l’imminenza di una grande battaglia, di uno scontro campale che tutti sperano però di evitare, perché sarebbero i civili a pagarne le conseguenze maggiori”. 

La speranza, prosegue il vicario apostolico, è che “la diplomazia possa prevalere e che l’incontro dei giorni scorsi fra Erdogan e Putin” possa contribuire a sbloccare la situazione. “Se la Turchia chiude le frontiere - aggiunge - gran parte del problema sarebbe risolto” perché verrebbero a mancare armi e rifornimenti ai jihadisti. 

Sull’escalation delle violenze è intervenuto il 7 agosto scorso, alla fine dell’Angelus, anche papa Francesco il quale ha ricordato le “notizie di vittime civili della guerra”. “Siamo grati per le parole del pontefice - afferma mons. Abou Khazen - il quale continua a pregare per noi e non ha mai fatto mancare la sua vicinanza. Cristiani e musulmani lo ringraziano e dicono che se la situazione tiene, gli eventi non sono ancora precipitati, è grazie al suo intervento e alle sue preghiere”. 

È tutto “nelle mani delle grandi potenze”, conclude il vescovo, che conta nelle prossime ore di rientrare ad Aleppo. “Prima si accedeva alla città da sud, ma ora infuria la battaglia e non so quale sarà la via di accesso. Forse a nord, ma siamo ancora in attesa di notizie”. 

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