20/10/2015, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Visita a sorpresa di Ban Ki-moon per fermare le violenze fra Israele e Palestina

Il segretario generale delle Nazioni Unite lancia un appello alla calma. Né le armi, né i muri porteranno “la pace e la sicurezza”. Intanto continuano accoltellamenti e uccisioni. Demolita la casa di un palestinese che, un anno fa, ha investito di proposito una cittadina israeliana. Lo Shin Bet arresta un leader di Hamas.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Con una decisione a sorpresa, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è giunto questa mattina in Israele nel tentativo di allentare le tensioni fra i due fronti e interrompere la spirale di violenza che ha incendiato la regione. Egli dovrebbe incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Reuven Rivlin; è previsto per domani, invece, il faccia a faccia con il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, a poco più di due settimane dall’inizio della nuova intifada “dei coltelli”, che ha già causato quasi 50 vittime.

In precedenza il capo della diplomazia Onu aveva rivolto un appello ai due fronti in lotta, esprimendo la propria costernazione nel vedere giovani, bambini “raccogliere le ami e tentare di uccidere”. Egli ha aggiunto che la violenza è un ostacolo “alle legittime aspirazioni dei palestinesi” e dice di capire la collera degli israeliani che si sentono potenziali vittime. Tuttavia, i muri, i posti di blocco, la demolizione delle case - conclude - non possono sostenere “la pace e la sicurezza”. 

Intanto continuano gli episodi di violenza, gli ultimi dei quali si sono verificati questa mattina a Hebron, in Cisgiordania. Un cittadino israeliano a bordo di un’automobile è stato oggetto di lanci di pietre e sassi. Uscendo dalla propria vettura egli è stato investito da un altro mezzo ed è deceduto. In precedenza le forze di sicurezza hanno ucciso un palestinese che aveva accoltellato un soldato israeliano. 

Il numero delle vittime sul versante israeliano è salito a otto, mentre sono più di 40 i morti fra i palestinesi, alcuni dei quali protagonisti di attacchi all’arma bianca contro obiettivi militari e civili israeliani. Per cercare di fermare gli attacchi le autorità hanno autorizzato la costruzione di un muro (ora interrotta) a Gerusalemme est, per dividere il quartiere palestinese di Jabal Mukaber dal vicino quartiere ebraico di Armon HaNatziv. 

Nella notte a Hebron si sono verificati ulteriori scontri dopo che l’esercito ha demolito la casa di Maher al-Hashalmoun, un palestinese che circa un anno fa ha ucciso una cittadina israeliana travolgendola con la propria automobile e pugnalandola a più riprese. L’abbattimento dell’abitazione era stata approvata nei mesi scorsi dalla Corte suprema di Israele, che aveva respinto il ricorso dei familiari. 

In mattinata, invece, si è registrato l’arresto in Cisgiordania di Hassan Yussef, uno dei più importanti esponenti di Hamas, dirigente politico e riferimento spirituale per i sostenitori dell’organizzazione islamista. Protagonisti dell’operazione gli uomini dei servizi segreti dello Shin Bet, che hanno fermato l’uomo durante un blitz nella sua casa a Beitunia, a sud-est di Ramallah. 

I palestinesi accusano Israele di voler modificare lo “Status quo”, dando il via libera all’accesso e alla preghiera alla Spianata delle moschee anche per gli ebrei. Respingendo con forza le insinuazioni, il premier Benjamin Netanyahu ha però escluso l’ipoteso di una “presenza internazionale” sul luogo santo come richiesto dalla Francia durante una riunione del Consiglio di sicurezza Onu. 

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