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  • mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato


    » 10/02/2006, 00.00

    islam

    Voci di moderazione tra le proteste contro le vignette



    Hamas si offre di mediare; dalla Malaysia l'invito a islam e occidente di accettarsi su un piano di uguaglianza; analoghe esortazioni da Sri Lanka e Bangladesh; a Beirut centinaia di migliaia alla manifestazione di Hezbollah, me nessun incidente.

    Beirut (AsiaNews) – Le proteste contro le vignette raffiguranti Maometto proseguono nel mondo islamico, allargandosi anzi a Paesi dove finora non ce n'erano state, ma tendono a crescere anche le voci che, dall'interno dell'islam, chiedono moderazione e manifestazioni pacifiche. Così, se da Gaza la Jihad islamica minaccia "il sacrificio del sangue" se si ripeteranno simili episodi, Khaled Meshaal, leader di Hamas, ha detto che la sua organizzazione  "è disponibile a svolgere un ruolo per calmare la situazione tra il mondo islamico e i Paesi occidentali, a condizione che questi si impegnino a porre fine agli attacchi contro le convinzioni dei musulmani". La dichiarazione è giunta il giorno dopo che lo stesso Meshaal aveva messo in guardia la stampa occidentale a non "giocare col fuoco" pubblicando le vignette.

    Sempre oggi Abdullah Ahmad Badawi, primo ministro malaysiano, Paese che presiede l'Organizzazione della conferenza islamica (Oci), ha lanciato un appello al mondo islamico e all'occidente perché "'si accettino l'un l'altro su un piano di uguaglianza". Il primo ministro ha denunciato "coloro che mettono alla berlina le religioni", ma ha invitato ad abbassare i toni della protesta. Ed è stata pacifica la manifestazione che si è svolta a Kuala Lumpur. Niente violenza anche nella protesta dei musulmani filippini. Taha Basman, presidente del Consiglio Islamico delle Filippine, ha affermato che "la libertà di stampa non può calpestare la più importante libertà di religione", ma ha esortato i musulmani "a esercitare moderazione e sobrietà". Inviti alla moderazione sono venuti anche dal primo ministro del Bangladesh, Khaleda Zia, che dopo aver definito "estremamente arrogante" l'atteggiamento dei giornali occidentali che hanno pubblicato le vignette, ha messo in guardia i musulmani da reazioni violente. E il Consiglio dei musulmani dello Sri Lanka (MCSL) ha proclamato per oggi la "giornata della protesta" per esprimere condanna verso la pubblicazione delle vignette blasfeme, ma ha invitato a manifestare "nel modo più pacifico, senza alcun inconveniente per la gente".

    Nessun invito alla moderazione, ma nessun atto di violenza, alla manifestazione di Hezbollah che ieri a Beirut ha visto in piazza 400mila persone, secondo le stime della polizia, 700mila secondo gli organizzatori. Se da un lato Sayyed Hassan Nasrallah, segretario dl movimento sciita ha chiesto ai parlamenti europei di "emanare leggi che censurino i giornali che insultano il profeta", dall'altro tutto si è svolto nella più totale calma.

    Anche in Afghanistan, dove nei giorni scorsi ci sono stati manifestazioni che hanno provocato 8 morti, la stampa locale, quella che in qualche modo rispecchia le posizioni dei cosiddetti musulmani "illuminati", sta discutendo sul significato di queste vignette: sono espressione di  libertà di stampa o offesa religiosa, in nome della libertà di stampa si può violare il diritto di rispetto per le religioni?. Nonostante la condanna alle caricature, "inaccettabili" molti quotidiani nazionali criticano le violenti reazioni, giudicandole eccessive e motivate da qualcosa che va oltre la religione. In un editoriale di tre giorni fa su Outlook Afghanistan ci si chiedeva  "Cosa ne ricaviamo noi (musulmani) da queste violenze?" E la risposta era niente, anzi ledono alla nostra immagine davanti all'opinione pubblica internazionale. Ed è la posizione di molti musulmani in Afghanistan.

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