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  • » 30/09/2017, 10.24

    IRAQ

    Voli sospesi in Kurdistan. Allo studio una mediazione dell’Onu

    Pierre Balanian

    Per punire il Kurdistan che ha osato lanciare il referendum sull’indipendenza, da ieri tutti i voli da e per Erbil e Suleymaniyeh sono cancellati. All’embargo aderiscono Iran, Turchia, Qatar, Giordania, Libano ed Egitto. Per andare all’estero vi sono solo voli locali strapieni per Baghdad. Non si ferma il commercio del petrolio verso la Turchia. Cresce l’ira dei curdi verso gli arabi iracheni.

    Erbil (AsiaNews) – Da ieri alle ore 18.00 è entrata in vigore la sospensione di tutti i voli  civili da e per gli aeroporti curdi di Suleymaniyeh ed Erbil. Gli addetti alla sicurezza nell’aeroporto di Erbil, si barricano dietro  professionalità e silenzio, ma i loro visi non riescono a nascondere la delusione.

    Nulla di paragonabile ai giorni che hanno preceduto il referendum, dove tutti erano sorridenti, fieri e felici di accogliere i viaggiatori stranieri in arrivo. Spariti i monitor giganti con la scritta “Sì al Referendum”. Coloro che non nascondono la preoccupazione sono i lavoratori stranieri asiatici dell’aeroporto: con la chiusura rischiano di perdere il loro posto di lavoro.

    Alla sospensione dei voli hanno aderito Iran, Turchia, Qatar, Giordania, Libano ed Egitto. Tutti i passaggeri da evacuare, pronti per la partenza, sono stranieri, arabi ed occidentali ma è notevole il numero di passaggeri iracheni che prendono i voli domestici per Baghdad, pieni all’inverosimile, per poter andare all’estero.

    Le misure di sicurezza sono altissime, mentre arrivano le rassicurazioni dei principali autori di questo accerchiamento aereo. Ieri il presidente turco Recep Tayyep Erdogan ha detto che la chiusura aerea non è diretta contro i civili ed il popolo curdo; lo stesso ha detto il premier iracheno Haydar al-Abadi, affermando che il controllo da parte delle forze dell’ordine irachene di tutto il territorio, compresa la Regione autonoma del Kurdistan, è un dovere constituzionale.

    Il governo del Kurdistan considera illegale la sospensione dei voli per motivi politici, in violazione agli accordi di Chicago, e non vuole consegnare gli aeroporti ai tre gruppi di ufficiali e funzionari doganali iracheni che Baghdad intendeva inviare ieri.

    Il blocco via terra invece è gia entrato in vigore, anche se la Turchia tiene ancora aperto il valico di Khabur preso di assalto da ieri notte: si vedono lunghe file di camion turchi che trasportano greggio dal pozzo petrolifero di Baedra verso la Turchia, smentendo le affermazioni retoriche di Erdogan sull’embargo del greggio curdo. Da parte sua, da due giorni l’Iran ha imposto il divieto alle società iraniane di trasportare petrolio da e per il Kurdistan.

    Con la crisi che diviene ogni giorno più acuta, fonti di AsiaNews hanno confidato della possibilità di una mediazione Onu, che verrà resa pubblica nei prossimi giorni. Mentre si cercano soluzioni dietro le quinte, crescono i rancori, i risentimenti e l’ira dei curdi verso gli arabi iracheni. Si temono azioni di rappresaglia o provocazioni che possono dare inizio a scontri armati, capaci di far divampare incendi che vanno al di là dei confini locali.  

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