27/01/2017, 12.46
MALAYSIA - NUOVA ZELANDA
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Wellington: positivo il piano di Kuala Lumpur per il sostegno e la formazione dei Rohingya

di Joseph Masilamany

 Il ministro neozelandese per l’Immigrazione In visita ufficiale in Malaysia. Garantire corsi di formazione e avviamento al lavoro per aprire le porte del mercato. Dal 2005, la Nuova Zelanda ha provveduto alla risistemazione di 1997 rifugiati provenienti del Myanmar, fra cui 277 Rohingya. 

 

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Il progetto avviato dal governo di Kuala Lumpur, che intende garantire corsi di formazione e avviamento al lavoro agli immigrati musulmani Rohingya, è una idea positiva e da sostenere. È quanto afferma il ministro neozelandese dell’Immigrazione Michael Woodhouse, in questi giorni in visita ufficiale in Malaysia. L’obiettivo dell’esecutivo è trasformare i migranti in lavoratori semi-qualificati e aprire loro le porte del mercato interno e regionale. 

Woodhouse ha elogiato il piano avviato dalla nazione del Sud-est asiatico per garantire un minimo di formazione ai Rohingya, normalizzandone anche i diritti nel contesto del mercato del lavoro. Un piano che andrebbe applicato a tutti i migranti che hanno fatto il loro ingresso nel Paese. 

Interpellato dai cronisti dopo aver visitato il centro educativo di Tzu Chi, a Kuala Lumpur, il ministro neozelandese dell’Immigrazione ha confermato il proprio sostegno al progetto, augurandosi che “abbia successo”. “Capisco le preoccupazioni - ha aggiunto - di alcuni sulla normalizzazione dei diritti nel campo del lavoro, che potrebbe spingere altri a fare la stessa scelta dell’emigrazione. Tuttavia, in tutta onestà non vedo in questo un rischio significativo”. 

I Rohingya sono una minoranza musulmana del Myanmar - poco più di un milione di persone - originaria del vicino Bangladesh, alla quale le autorità di Naypyidaw non riconosce la cittadinanza e i cui membri abitano in campi profughi sparsi in più parti del Paese.

Dall’inizio di ottobre, sono divampate nuove violenze. Il bilancio parla di almeno 90 persone uccise e circa 34mila sfollati, con il governo birmano che avrebbe cercato di cancellare i numerosi casi di abusi emersi. La popolazione Rohingya denuncia esecuzioni sommarie, arresti arbitrari, stupri, case date alle fiamme .

Nel corso della visita ufficiale in Malaysia, Woodhouse ha incontrato il vicepremier Ahmad Zahid Hamidi, al quale ha rinnovato il sostegno nell’opera di ricollocamento dei Rohingya nelle nazioni terze, fra cui la stessa Nuova Zelanda. Zahid ha precisato che il progetto di formazione professionale coinvolgerà 56mila immigrati, titolari della carta rifugiati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). 

Interpellato sulla possibile apertura all’ingresso di nuovi Rohingya in Nuova Zelanda, Woodhouse  ha spiegato che la situazione è al vaglio delle autorità di Wellington che stanno studiando la questione. La Nuova Zelanda è uno dei 26 Paesi che hanno aderito al programma Onu di ricollocamento dei rifugiati. Ogni anno il Paese accoglie 750 persone, il 15% delle quali sono migranti Rohingya provenienti dalla Malaysia. Dal 2005, la Nuova Zelanda ha provveduto alla risistemazione di 1997 rifugiati provenienti del Myanmar, fra cui 277 Rohingya. 

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