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» 13/03/2009 15:33
CINA
Wen Jiabao preoccupato per il debito Usa, tranquillo su Cina e Tibet
di Bernardo Cervellera
Il premier cinese riafferma il punto di vista di Pechino su tutto: economia; rapporti con gli Usa; rivalutazione dello yuan; politica verso il Tibet; critiche al cosiddetto “indipendentismo” del Dalai Lama. Ogni critica è semplicemente messa da parte.

Roma (AsiaNews) – Economia e sicurezza hanno dominato l’annuale conversazione che il premier Wen Jiabao tiene con i giornalisti alla fine dell’Assemblea nazionale del popolo conclusa oggi. Economia e stabilità dettano l’agenda del partito comunista, allontanando qualunque discussione su riforme politiche, autonomie, diritti umani.

La minaccia del debito Usa

Wen Jiabao ha confessato di essere “preoccupato” per la tenuta del debito Usa e per gli enormi investimenti che il suo Paese ha fatto negli States. Si è detto però sicuro che l’economia cinese rimarrà stabile, con una crescita dell’8%, e che in Tibet la situazione è “pacifica e stabile”.

Wen ha spiegato che “abbiamo prestato un enorme ammontare di denaro agli Stati Uniti… Naturalmente ci preoccupiamo della sicurezza dei nostri beni. Per essere onesti, sono un po’ preoccupato. Chiedo agli Stati Uniti di mantenere un buon credito, onorare le sue promesse e garantire la sicurezza dei beni della Cina”.

Stati Uniti e Cina hanno economie intrecciate: molta produzione industriale cinese va negli Stati Uniti; allo stesso tempo, Pechino è fra i massimi creditori di Washington. Al 31 dicembre 2008, almeno 696 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa erano in mano a investitori cinesi: un aumento del 46% rispetto a un anno prima. La crisi economica globale sta mettendo alla prova questa “amicizia”: le esportazioni cinesi hanno subito una drastica riduzione per l’affievolirsi della domanda; allo stesso tempo, le misure di salvataggio della finanza e dell’economia lanciate dagli Usa rischiano di compromettere il valore del dollaro. Secondo Wen, la Cina deve pensare a parare il rischio di una possibile inflazione americana, diversificando le sue riserve - che ammontano a quasi 2 mila miliardi di dollari – per salvaguardare gli interessi del suo Paese. Esperti cinesi fanno notare che solo se la Cina è sicura che non vi sarà inflazione negli Usa, essa potrà continuare a investirvi denaro, senza preoccuparsi di veder ridotti i suoi crediti a carta straccia.

Yuan stabile

Nelle scorse settimane, al fine di equilibrare la bilancia commerciale, Timothy Geithner, segretario Usa del Tesoro, aveva richiesto un apprezzamento dello yuan, troppo sottovalutato, accusando la Cina di essere una “manipolatrice” dei cambi.

Quest’oggi Wen ha invece riaffermato che “il nostro scopo è mantenere lo yuan piuttosto stabile… In fondo, questa è una nostra decisione e nessuna altra nazione può spingerci a deprezzare o apprezzare la nostra moneta”. Molti Paesi si lamentano che un valore basso dello yuan favorisce le esportazioni cinesi. Ma la Cina è oggi preoccupata proprio del calo delle esportazioni cinesi, diminuite in febbraio del 25% rispetto allo scorso anno. Tale riduzione sta producendo scompensi, chiusure di fabbriche, licenziamenti, disoccupazione, tensioni sociali. Già lo scorso anno, i cosiddetti “incidenti di massa” (scioperi, sit-in, manifestazioni, scontri con la polizia, feriti, uccisi), a causa del lavoro sono giunte alla cifra di 87 mila. Con l’approfondirsi della crisi c’è il timore che questi problemi diventino giganteschi.

Nella conferenza stampa Wen ha cercato di rassicurare tutti. Dato l’andamento dell’economia mondiale, analisti e organizzazioni economiche internazionali hanno predetto per la Cina una crescita del Prodotto interno lordo fino a un massimo del 6,7%. E invece Wen ha ancora una volta  promesso che la crescita cinese sarà dell’8%. Questa soglia è vista come necessaria per garantire lavoro per tutti e ridurre le tensioni sociali. “Credo – ha detto – che ci sia qualche difficoltà nel raggiungere questo fine. Ma con qualche sforzo sarà possibile”.

Le “munizioni” per lo stimolo

Per fronteggiare la crisi economica, che ha già creato oltre 20 milioni di disoccupati, il governo cinese ha varato un pacchetto di misure per oltre 4 mila miliardi di yuan (più di 400 miliardi di euro). La Cina, ha precisato Wen, può aggiungere “in ogni momento” nuove misure  questo stimolo. “Abbiamo - ha aggiunto  - munizioni adeguate di riserva”. Il premier ha spiegato che oltre ai 4 mila miliardi, vi è un impegno del governo centrale per 1180 miliardi di yuan; misure di agevolazione fiscale (taglio delle tasse per 600 miliardi di yuan); aumento delle pensioni; aumento dei salari per gli insegnanti; aumento dei redditi dei contadini per renderli consumatori della produzione industriale interna. Il Paese prevede anche la spesa di 850 miliardi di yuan in tre anni per riformare il sistema sanitario.

Da molte parti si dubita però dell’efficacia di tutte queste misure, a causa della enorme corruzione presente nelle file del Partito. Scandali e appropriazione di denaro pubblico sono all’ordine del giorno. Bao Tong, l’illustre dissidente da anni agli arresti domiciliari, e Yan Yiming, un avvocato-attivista di Shanghai, hanno chiesto al governo di rendere pubblico il piano di stimolo, verificando il modo in cui questa massa di denaro viene spesa. Ma le loro richieste sono state messe a tacere.

Alla conferenza stampa Wen ha provato a tranquillizzare i presenti sia sulla situazione cinese che su quella internazionale. Egli ha esortato tutti ad avere “fiducia”, “coraggio e forza” per “superare le difficoltà”. “Siamo preparati – ha detto – ad affrontare una difficilissima e lunga crisi finanziaria internazionale e ci siamo riservati uno spazio di manovra per noi stessi e per la formulazione della nostra politica”. E ha aggiunto: “Mi aspetto che il prossimo anno la Cina e il mondo staranno bene”.

Il Tibet “pacifico e stabile”

Spazzando via critiche, denunce e testimonianze dalla regione, Wen ha anche assicurato che “la situazione in Tibet è in generale pacifica e stabile”. Il 10 marzo scorso, 50° anniversario della rivolta tibetana soffocata nel sangue, il Dalai Lama ha affermato che il dominio cinese ha reso il Tibet “un inferno” e ha denunciato che molti investimenti cinesi nella regione servono alla “cinesizzazione” della regione, emarginando i tibetani. Wen ha invece affermato che “negli ultimi anni, il governo ha … [fatto sì da] accelerare il ritmo dello sviluppo economico e ha lavorato per migliorare il livello di vita dei contadini tibetani e dei pastori…Il continuo progresso prova che la politica che abbiamo adottato è corretta”.

Nei giorni dell’Anp – in coincidenza con l’anniversario della rivolta – il Tibet è stato messo sotto legge marziale, con pattuglie militari nelle strade, posti di blocco, oscuramento di internet, arresti.

Per fermare quello che egli definisce “il genocidio culturale e religioso” del Tibet, il Dalai Lama ha chiesto per il suo popolo una “autonomia culturale”, abbandonando a Pechino la sovranità del territorio, ma la Cina continua ad accusarlo di volere “l’indipendenza”. Anche Wen Jiabao ha riaffermato l’accusa. Egli ha detto che i dialoghi con i rappresentanti del Dalai Lama potranno andare avanti se egli abbandona “le sue voglie separatiste”. Wen ha anche richiesto che la Francia chiarisca la sua posizione sul Tibet, un passo necessario per il miglioramento dei rapporti. Lo scorso dicembre il presidente Nicolas Sarkozy ha incontrato il Dalai Lama a Danzica. Per questo Wen, durante un suo giro in Europa, ha rifiutato di fare sosta a Parigi. “I problemi emersi fra Cina e Francia derivano principalmente dal fatto che il leader francese ha incontrato il Dalai Lama in modo solenne e questo non solo implica [l’aver toccato] un interesse fondamentale della Cina, ma offende anche i sentimenti del popolo cinese”.


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