15/11/2019, 08.44
HONG KONG - CINA
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Xi Jinping applaude alla repressione per Hong Kong: ‘Il preludio per un massacro’

di Paul Wang

Parlando a Brasilia, il presidente cinese sostiene con forza le azioni violente della polizia di Hong Kong e spinge i giudici a punire “coloro che hanno commesso violenti crimini”. Una specie di “licenza di uccidere” per i poliziotti. Le violenze della polizia condannate da molte organizzazioni della società civile. Una Commissione Usa minaccia sospensione dello speciale status economico di Hong Kong nel caso di una invasione dell’esercito cinese per la liberazione.

Hong Kong (AsiaNews) – “Il preludio per un massacro”: così un giovane cinese che studia nel territorio ha commentato le frasi del presidente cinese Xi Jinping sulla situazione di Hong Kong, dando – è sempre il commento del giovane – “licenza di uccidere alle forze dell’ordine e ai suoi alleati”. Ieri, infatti, Xi Jinping ha gettato tutto il suo sostegno sulla polizia di Hong Kong e all’uso della forza, e sui giudici perché puniscano in modo radicale chi contravviene alla legge.

Parlando a Brasilia a un summit dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), egli ha detto che la più urgente priorità per Hong Kong è porre fine alle violenze e restaurare l’ordine. Esprimendo il sostegno al capo dell’esecutivo Carrie Lam, egli ha aggiunto: “Noi sosteniamo con decisione la polizia di Hong Kong, perché compia azioni di forza per imporre la legge, e [sosteniamo] i giudici perché puniscano secondo la legge coloro che hanno commesso violenti crimini”.

In tutti questi mesi, il silenzio e l’immobilità del capo dell’esecutivo, come pure l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, sono stati fra le cause del vandalismo e delle violenze diffuse fra i giovani estremisti del movimento anti-estradizione e pro-democrazia. Il movimento, la Chiesa cattolica e molte organizzazioni della società civile continuano a esigere un’inchiesta indipendente sull’operato delle forze dell’ordine, dopo alcuni ferimenti, morti sospette, atti di teppismo.

Per Xi Jinping il male è tutto da una parte: “I continui, radicali e violenti crimini che stanno accadendo ad Hong Kong hanno calpestato profondamente lo stato di diritto di Hong Kong e l’ordine sociale, minacciando in modo severo la prosperità e la stabilità di Hong Kong, diventando una palese minaccia alla linea di fondo del [principio] un Paese, due sistemi”.

I commenti di Xi sono il suo primo parere pubblico e internazionale sulla situazione di Hong Kong.

Due giorni fa, l’Ufficio centrale del rapporto fra Cina e Hong Kong (Liaison office) ha diffuso una dichiarazione ufficiale in cui si affermava che Hong Kong “sta scivolando nell’abisso del terrorismo” e che è necessaria una repressione ancora più aspra per restaurare la legge e l’ordine.

Non ci sono ancora commenti della comunità internazionale, che finora è rimasta alquanto tiepida sulla situazione del territorio, limitandosi a domandare “moderazione” da entrambe le parti.

Ieri sera, la Commissione di verifica di sicurezza per i rapporti economici Usa-Cina, ha chiesto che Washington sospenda lo speciale status economico di Hong Kong nel caso che Pechino dispieghi il suo esercito nella città. Pur essendo parte della Cina, Hong Kong non è sottoposta alle sanzioni Usa della guerra dei dazi e a causa dello stato di diritto internazionale vigente nel territorio, molti finanziamenti statunitensi giungono alla Cina via Hong Kong.

“L’imposizione sempre più pesante di Pechino nel controllo della sovranità di Hong Kong – dice la Commissione – mina ‘l’alto grado di autonomia’ che garantisce la fiducia” a commerciare con Hong Kong.

Una delle raccomandazioni della Commissione è che il Congresso “vari una legge” che sospenda lo status speciale di Hong Kong nel caso che “il governo cinese dispieghi l’esercito per la liberazione del popolo o la speciale polizia armata in un intervento armato ad Hong Kong”. La Commissione suggerisce pure che “I membri del Congresso… continuino a esprimere sostegno alla libertà di espressione e allo stato di diritto in Hong Kong”.

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