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    » 23/08/2012, 00.00

    CINA

    Xingzi, centinaia di bambini avvelenati dal piombo di una centrale

    Chen Weijun

    La popolazione scende in piazza per far chiudere un impianto energetico che ha riempito di piombo il sangue dei bambini locali. Le autorità cedono ma cercano di insabbiare i danni provocati: la protesta esplode con ancora più forza. Gli analisti e persino i giornali di Stato cinesi avvertono il governo: “Così non si può andare avanti, bisogna trovare un equilibrio fra inquinamento e crescita economica”.

    Pechino (AsiaNews) - Centinaia di cittadini del Guangdong settentrionale sono impegnati da mesi in una battaglia contro le autorità comuniste di Xingzi, accusate di coprire in maniera intenzionale l'inquinamento da piombo provocato da una centrale energetica che sta avvelenando i bambini della zona. A far infuriare ancora di più i residenti è l'inchiesta ufficiale che i dirigenti hanno pubblicato negli scorsi giorni, secondo cui sono "soltanto 18" i bambini trovati con livelli eccessivi di piombo nel corpo.

    La storia inizia a maggio, quando i residenti che vivono nei pressi della Lianzhou Power Plant - di proprietà dello Stato - iniziano a protestare contro i miasmi e gli scarichi industriali che inquinano l'acqua potabile e l'aria. Le autorità, dopo un mese di proteste, decidono di chiudere la centrale e di lanciare un'inchiesta sui danni provocati. Ma i risultati vengono accolti con rabbia.

    Secondo un articolo pubblicato ieri dal China Business News, in una sola strada di Xingzi "oltre 196 bambini sono risultati positivi all'inquinamento da piombo. Di questi, 95 aveva più di 450 milligrammi di piombo per litro di sangue". Per i medici, una concentrazione superiore a 200 milligrammi può provocare danni cerebrali e inibire la crescita.

    Li Fuzhong, proprietario di un negozio che vende acqua, racconta: "Più del 90 % dei bambini che conosco, fra cui due miei nipoti, sono avvelenati. In pratica tutta la nuova generazione ha subito l'aumento dei tassi di piombo nel sangue". Il timore, sostiene, "è che una volta che si sarà calmata la situazione le autorità vorranno riaprire la centrale".

    La battaglia contro l'inquinamento è in ordine di tempo l'ultimo espediente trovato dalla popolazione cinese per combattere contro i soprusi e le illegalità commesse dai funzionari locali del Partito comunista. Stanchi di subire espropri illegali e di vedere la propria salute messa a rischio dall'industrializzazione selvaggia, i cittadini di tutto il Paese scendono in strada per c2hiedere alle autorità di non barattare le loro vite con la crescita economica.

    Il tema è molto sentito, e il fatto che ai giornali venga permesso di indagare sui singoli casi - come quello di Xingzi - dimostra che le autorità centrali sanno quanto sia pericolosa questa situazione per la stabilità sociale. Secondo diversi analisti cinesi, le proteste di Qidong e Shifang - solo per citare le ultime due, entrambe concluse con la vittoria della cittadinanza contro le fabbriche - dimostrano che questo rapporto fra produzione e inquinamento non è più sostenibile.

    Il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito, è arrivato a scrivere che il "modello Qidong" dimostra che "le autorità hanno fallito nello stabilire un meccanismo decisionale aperto e trasparente" riguardo la questione ambientale e ha invitato la prossima leadership - che entrerà in carica dopo il Congresso comunista di ottobre - a "trovare una soluzione".

     

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