25/03/2021, 08.58
CINA-VATICANO
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Yining (Xinjiang): ‘ Grazie a voi la chiesa non è distrutta. Ma i cattolici non possono usarla’

di Bernardo Cervellera

Grazie alla pressione esercitata da AsiaNews, la chiesa del Sacro Cuore non ha subito la demolizione. Tensioni nel Paese per il sequestro dei terreni. I fedeli avevano già portato via gli arredi e le decorazioni. Ma l’edificio non può essere usato perché mancano acqua, luce e altri servizi che il governo aveva tagliato.

Roma (AsiaNews) – La chiesa cattolica di Yining (Xinjiang), dedicata al Sacro Cuore, che le autorità avevano deciso di distruggere lo scorso febbraio, è ancora in piedi, ma i fedeli non possono utilizzarla. Sono le ultime notizie a proposito dell’edificio sacro che doveva essere sgomberato entro il 19 febbraio perché destinato alla demolizione pur avendo tutte le approvazioni legali.

Fra i motivi portati dalle autorità locali per effettuare il sequestro e la distruzione, vi sono il fatto che la chiesa era “troppo visibile”. Essendo poi lungo una strada che dalla città porta all’aeroporto, in una zona destinata a sviluppo urbanistico, il governo voleva sfruttare il terreno per operazioni commerciali.

Un fedele ci ha detto: “Ringraziamo Dio e ringraziamo anche voi: l’articolo che avete pubblicato ha messo una certa pressione sulle autorità locali. Così si sono fermati e non la distruggono più”.

Tale sottolineatura ha una discreta importanza: molte volte, anche alte personalità vaticane affermano che sulle violenze contro la libertà religiosa in Cina è meglio praticare il silenzio, perché “si rischia di rendere peggiore la situazione”.

In questo caso, a frenare l’avidità e l’opera distruttiva del governo locale vi è anche una direttiva del governo centrale che mette in guardia dai sequestri dei terreni per evitare reazioni da parte della popolazione. Alcuni giorni fa, nel Guangdong, un contadino si è fatto esplodere in un ufficio pubblico, dopo che le autorità avevano sequestrato il suo terreno senza un compenso adeguato.

La chiesa di Yining rimane però impossibile da utilizzare. Anzitutto perché i fedeli, in previsione della demolizione, hanno portato via tutti gli arredi e le decorazioni, lasciando lo spoglio edificio. Inoltre, il governo, che aveva iniziato la demolizione, ha fatto tagliare luce, acqua e altri servizi.

Per ora dunque l’edificio sacro non può essere utilizzato. Circa 10 giorni fa l’autorità locale ha dichiarato che avrebbe coperto le spese per il restauro dell’edificio. “Ma finora – dice un fedele – non ha fatto nulla. E i parrocchiani aspettano …”.

La chiesa di Yining non è la prima a rischiare di subire il destino della demolizione. In nome della commercializzazione dei terreni, negli ultimi anni, nello Xinjiang sono state distrutte almeno altre quattro chiese: quella di Hami, quella di Kuitun e due chiese di Tacheng. Tutte avevano i permessi, ma sono state demolite e non è stato corrisposto alcun risarcimento.

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