30/12/2010, 00.00
CINA
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“Libro bianco” sulla corruzione, 113mila casi accertati solo nel 2010

Il governo pubblica i dati della lotta alla corruzione. Centinaia di migliaia di indagini, ma il fenomeno persiste. Pechino mostra ottimismo, ma esperti dicono che occorre libertà di stampa e di espressione, per debellare davvero il fenomeno che causa continue proteste e mina il potere del Partito comunista.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – E’ “arduo e complicato” eliminare la corruzione dal governo, nonostante gli oltre 240mila casi indagati dal 2003 al 2009. Pechino pubblica il suo primo “Libro bianco” sulla corruzione e ribadisce che, nonostante da anni prometta “tolleranza zero”, il problema è “ancora molto grave”.

La diffusione del fenomeno emerge da dati allarmanti. Wu Yulang, segretario generale della Commissione Centrale per Ispezione e Disciplina ha detto ieri che da gennaio a novembre 2010 ci sono state indagini su 119mila denunce di corruzione, con sanzioni contro 113mila persone delle quali 4.332 sono state rinviate a giudizio penale.

Dal 2005 al 2009 sono stati accertati oltre 69.200 di corruzione in questioni commerciali, per affari per 16,59 miliardi di yuan. Nel solo 2009, 7.036 funzionari pubblici sono stati ritenuti colpevoli di gravi errori, inosservanza dei loro doveri, omissione di controllo verso i subordinati.

La prefazione del Libro bianco è peraltro improntata all’ottimismo e dice che il governo ha “sempre avuto una chiara visione della lunga, complicata e ardua” natura della lotta alla corruzione, che vuole colpire “sia le manifestazioni che le radici della corruzione”.

Ma i critici osservano che la lotta alla corruzione dura ormai da decenni e i fatti di malgoverno non appaiono diminuire. Analisti politici e dissidenti dicono che la corruzione è favorita dal sistema del partito unico che non consente critiche e che potrà essere davvero debellata solo con la libertà di stampa e l’indipendenza del sistema giudiziario oggi sottomesso alla gerarchia del Partito comunista (Pc). Invece, le autorità negli ultimi anni hanno aumentato la repressione contro la stampa libera e la libertà di espressione, anche carcerando chi si rivolge al governo per denunciare abusi e fatti di corruzione. Ciò nonostante, il Libro bianco incoraggia i media a “esporre le tendenze malate” e assicura che il governo “considera molto positivo il ruolo svolto da internet”, sebbene l’esperienza quotidiana sia di una severa censura su internet. Comunque più volte le denunce su internet hanno fatto scoppiare scandali e ottenuto la punizione di funzionari disonesti.

Altri esperti osservano che talvolta la lotta alla corruzione nasconde conflitti interni di potere, come per il processo contro l’ex leader di Shanghai, Chen Liangyu, condannato nel 2008 a 18 anni di carcere per appropriazione di fondi pubblici, che molti considerano celare un confronto tra gruppi all’interno del Pc.

La corruzione è la principale causa delle oltre 87mila proteste sociali di massa esplose nel 2007 (per gli anni successivi il governo non ha rivelato i dati). Da tempo il presidente Hu Jintao e gli altri leader ammoniscono che la diffusa corruzione può minacciare lo stesso potere del partito, sia all’interno minandone l’organizzazione sia per la crescente sfiducia causata nella popolazione vittima degli abusi di funzionari corrotti.

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