30/06/2021, 10.32
VATICANO
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​Papa: la chiamata di Dio comporta sempre una missione

“Tutto è stato preparato nel disegno di Dio. Lui tesse la nostra storia, la storia di ognuno di noi e, se noi corrispondiamo con fiducia al suo piano di salvezza, ce ne accorgiamo”. Quella di oggi, infatti, è stata l’ultima udienza generale, prima della tradizionale sospensione nel mese di luglio.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Prepararsi alla missione alla quale Dio ci chiama e anche se sono “imperscrutabili le strade del Signore”, ricordiamo che “la chiamata comporta sempre una missione a cui siamo destinati; per questo ci viene chiesto di prepararci con serietà, sapendo che è Dio stesso che ci invia e sostiene con la sua grazia”. E’ l’insegnamento che Francesco trae da quella parte della Lettera ai Galati – alla quale sta dedicando le catechesi per l’udienza generale – nella quale Paolo ricorda come da persecutore della Chiesa è divenuto apostolo.

Incontro svoltosi anche oggi nel Cortile di San Damaso, con Francesco che per quasi mezz’ora si è fermato a salutare i presenti: ha benedetto rosari e altri oggetti che gli sono stati porti e anche le mani unite di una coppia di sposi, ha bevuto il mate, suonato una campanella, indossato due drappi colorati offerti da fedeli, si è soffermato in particolare con un gruppo di ragazze e con alcuni giovani sacerdoti.

Nel discorso ha ricordato che nella Lettera ai Galati, “Paolo osa affermare che lui nel giudaismo superava tutti, era un vero fariseo zelante, «irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge» (Fil 3,6). Per ben due volte sottolinea che lui era stato un difensore delle «tradizioni dei padri» e un «convinto sostenitore della legge». Da una parte, egli insiste nel sottolineare che aveva ferocemente perseguitato la Chiesa e che era stato un «bestemmiatore, un persecutore, un violento» (1 Tm 1,13); dall’altra, evidenzia la misericordia di Dio nei suoi confronti, che lo porta a vivere una radicale trasformazione”.

“Si è convertito, è cambiato. Paolo mette così in evidenza la verità della sua vocazione attraverso l’impressionante contrasto che si era venuto a creare nella sua vita: da persecutore dei cristiani perché non osservavano le tradizioni e la legge, era stato chiamato a diventare apostolo per annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. Vediamo che Paolo è libero.

Ripensando a questa sua storia, Paolo è pieno di meraviglia e di riconoscenza. È come se volesse dire ai Galati che lui tutto sarebbe potuto essere tranne che un apostolo. Era stato educato fin da ragazzo per essere un irreprensibile osservante della Legge mosaica, e le circostanze lo avevano portato a combattere i discepoli di Cristo. Tuttavia, qualcosa d’inaspettato era accaduto: Dio, con la sua grazia, gli aveva rivelato suo Figlio morto e risorto, perché lui ne diventasse annunciatore in mezzo ai pagani (cfr Gal 1,15-6). Come sono imperscrutabili le strade del Signore! Lo tocchiamo con mano ogni giorno, ma soprattutto se ripensiamo ai momenti in cui il Signore ci ha chiamato. Non dobbiamo mai dimenticare il tempo e il modo in cui Dio è entrato nella nostra vita: tenere fisso nel cuore e nella mente quell’incontro con la grazia, quando Dio ha cambiato la nostra esistenza. Quante volte, davanti alle grandi opere del Signore, viene spontanea la domanda: com’è possibile che Dio si serva di un peccatore, di una persona fragile e debole, per realizzare la sua volontà? Eppure, non c’è nulla di casuale, perché tutto è stato preparato nel disegno di Dio. Lui tesse la nostra storia, la storia di ognuno di noi e, se noi corrispondiamo con fiducia al suo piano di salvezza, ce ne accorgiamo. La chiamata comporta sempre una missione a cui siamo destinati; per questo ci viene chiesto di prepararci con serietà, sapendo che è Dio stesso che ci invia e sostiene con la sua grazia. Lasciamoci condurre da questa consapevolezza: il primato della grazia trasforma l’esistenza e la rende degna di essere posta al servizio del Vangelo. Il primato della grazia copre tutti i peccati: cambia i cuori, cambia la vita, ci fa vedere strade nuove”.

Nei saluti nelle diverse lingue, Francesco ha augurato buone vacanze. Quella di oggi, infatti, è stata l’ultima udienza generale, prima della tradizionale sospensione nel mese di luglio.  “Auguro – ha detto agli italiani - che il periodo estivo sia occasione per approfondire la propria relazione con Dio e seguirlo più liberamente sul sentiero dei Suoi comandamenti”.

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