09/03/2021, 12.13
TURCHIA – VATICANO
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​Papa: per stampa nazionalista turca andato in Iraq per ri-cristianizzare la regione

Su "Nuova Alba", il professor Özcan Güngör, dell'Università di Ankara, parla di "Teo-strategia della visita del Papa in Iraq". Un lungo articolo illustrato da una vignetta nel quale si parla di Daesh (lo Stato islamico) come di una forza che ha agito con mezzi forniti dall’“imperialismo occidentale”. Per “Nuova Era” il Vaticano è il un centro di FETÖ presunta organizzazione accusata da Ankara di aver organizzato il fallito colpo di Stato del 2016.

Ankara (AsiaNews) – La visita di papa Francesco in Iraq rientra in una strategia che ha l’obiettivo di ri-cristianizzare la regione, anche approfondendo la divisione all’interno del mondo sciita. Era prevedibile che il viaggio del Papa non sarebbe piaciuto a tutti i musulmani e alcuni articoli pubblicati su giornali turchi lo hanno confermato. Significativamente, l’intervento più duro è stato pubblicato su Yeni Şafak ("Nuova Alba") quotidiano apertamente schierato con il presidente Erdogan e il suo AK Parti e con “buoni rapporti” con il governo. E’ stato accusato di incitare odio per minoranze e gruppi di opposizione.

Su "Nuova Alba", il professor Özcan Güngör, dell'Università di Ankara, valuta la visita del Papa in Iraq sotto il titolo "Teo-strategia della visita del Papa in Iraq". Un lungo articolo illustrato dalla vignetta qui riprodotta che ne valute “le strategie” dal punto di vista “storico, sociologico e politico” e nel quale si parla di Daesh (lo Stato islamico) come di una forza che ha agito con mezzi forniti dall’“imperialismo occidentale”.

Il primo punto è il “sostegno del popolo cristiano che è in minoranza e che vive molte difficoltà”.

“Il secondo punto riguarda luoghi di visita appositamente selezionati. È evidente che ci sono obiettivi teo-strategici dietro le visite a città come Ur e Qaraqosh” e “soprattutto Ninive menzionata nella Bibbia. Resta inteso che ci sono piani per far rivivere e richiamare i codici di identità e portare il loro posto nella memoria comune in nome del cristianesimo. Il significato della visita a queste regioni può essere visto più chiaramente se si considera che la nuova missione della Chiesa cattolica nel terzo millennio richiede la cristianizzazione di queste regioni”.

“Il terzo punto è la preferenza del Papa per lo sciismo della scuola Nadjaf rispetto alla scuola Qom ... In un certo senso, questo può essere visto come un passaggio strategico come il rafforzamento della separazione tra gli sciiti, aumentando la concorrenza esistente sconvolgendo l'equilibrio tra i gruppi e preparare il terreno per il conflitto”. Il riferimento è al fatto che Al-Sistani, visitato da Francesco, afferma che i leader religiosi non debbono occuparsi di politica, posizione evidentemente diversa da quella degli ayatollah iraniani.

Ancora: “Papa Francesco si distingue come qualcuno che ‘crede che una buona azione sia importante’ piuttosto che difendere questioni teologiche e dogmatiche. Questo è il motivo per cui questa visita è adatta dal punto di vista della gestione della posizione e della percezione”.

E infine “è possibile evitare di stigmatizzare tutti i musulmani con una potenziale percezione terroristica attraverso organizzazioni terroristiche come DAESH, supportate da numerose attrezzature tecniche e militari dei paesi imperialisti occidentali, con i messaggi di ‘fratellanza’ del Papa. Un altro obiettivo della visita del Papa in Iraq è sviluppare attività di dialogo. Possiamo dire che fin dai tempi di Papa Giovanni Paolo II questo discorso è stato a lungo espresso sotto il nome di ‘dialogo nella vita’ ma nessun tentativo concreto è stato fatto per porre fine alle lacrime, all'oppressione, ai conflitti e alle guerre che continuano nel mondo, finora i ‘dialoghi vaticani’ non hanno funzionato molto bene”.

Sullo stesso quotidiani, Hasan Ozturk scrive che “Sicuramente il Papa è venuto in zona per fare con le parole quello che l'invasione dell'America e dei suoi partner non poteva fare con le armi. Siccome sanno molto bene come ridurre in pezzi il mondo islamico, possono imporre a noi tutto ciò che vogliono”.

Da parte sua Yenicag, (“Nuova Era”) altro giornale nazionalista, afferma che “Papa Francesco, leader spirituale del mondo cristiano cattolico, è diventato il primo papa a visitare l'Iraq. Il viaggio di quattro giorni del papa in Iraq, condotto con una folta delegazione di guardie e giornalisti, è seguito da vicino dal mondo. Il Dr. Lütfü Özşahin ha commentato questa visita sugli schermi della CNN Türk con valutazioni sorprendenti”. Özşahin “ha richiamato l'attenzione sul fatto che il Papa è sia una figura religiosa che politica. Ha detto che la visita del Papa ha avuto un significato politico più che religioso e che l'incontro del Vaticano con Al-Sistani, leader degli sciiti in Iraq, è stato un messaggio all'Iran”.

Egli attira poi l'attenzione sul "dialogo interreligioso", per sostenere che "Uno dei centri di FETÖ è il Vaticano". FETÖ, acronimo di "Fethullahist Terrorist Organisation”, è il nome che il governo turco dà alla presunta organizzazione di Fethullah Gülen, ex alleato di Erdogan, rifugiato negli Usa e accusato dal Ankara di essere l’organizzatore del fallito colpo di Stato del 2016.

C’è anche un intervento di Lütfullah Göktaş, ambasciatore turco in Vaticano che su Anadolu Agency, agenzia del governo turco, afferma che “Papa Francesco vuole mostrare la sua solidarietà ai cristiani dell'Iraq. L'instabilità e il terrore hanno allontanato i cristiani. Il numero totale di cristiani è ora compreso tra 200mila e 300mila. L'amministrazione irachena sta lavorando per restituire le proprietà sequestrate e in qualche modo risarcire i danni. Il Vaticano è preoccupato per questi sforzi. Con questa visita il Papa vuole anche dimostrare di essere con i cristiani".

Göktaş ha aggiunto: “I problemi di cui si lamenta il Vaticano sono il prodotto dell'instabilità. La Turchia è un Paese che sottolinea l'importanza della stabilità nella regione in ogni occasione. La mancanza di autorità porta alla nascita di gruppi terroristici. Il settarismo non porta la pace a nessuno. La visita del Papa in Iraq aiuterà ancora una volta a ricordare alla gente questa verità". (FP)

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