08/03/2026, 10.42
ECCLESIA IN ASIA
Invia ad un amico

'Sembra di guardare la persona'. L'Asia davanti alle reliquie di Francesco d'Assisi

di Daniele Frison

Ad Assisi l’ostensione straordinaria delle spoglie del Santo per gli 800 anni dal “transito”. Migliaia di pellegrini tra cui anche alcuni asiatici che ad AsiaNews dicono: “Preghiamo per la pace, troppe guerre nel mondo”. In visita anche i giovani della Corea del Sud, verso la Gmg di Seoul 2027. Contestualmente, una reliquia delle ceneri di San Francesco sta attraversando le Filippine, offrendo al Paese un’occasione unica di venerazione.

Assisi (AsiaNews) - “È un’emozione che solo il cuore può capire. È diverso, guardare le ossa. Sembra di guardare la persona, il corpo stesso di San Francesco. Sarei voluta rimanere lì a parlare con lui…”. È quasi buio mentre sr. Maria Antonietta Tapic, 35 anni, cammina verso il bus che lascerà Assisi, con un gruppo di fedeli dell’eparchia di Piana degli Albanesi, Sicilia. Originaria dalle Filippine, in Italia da 10 anni, condivide con AsiaNews l’emozione di aver contemplato le spoglie di Francesco d’Assisi, morto 800 anni fa, nel 1226. Un evento che si ricorda con l’Anno Giubilare Francescano - dal 10 gennaio 2026, per un anno esatto - istituito da Leone XIV, che invita i fedeli a essere “testimoni instancabili di pace”. 

Sr. Tapic, Apostola di Gesù Crocifisso, fa parte della moltitudine di fedeli - 100mila nella prima settimana - che dal 21 febbraio al 22 marzo sta visitando la Basilica di Assisi per l’Ostensione dei resti mortali dell’“uomo della povertà”, come lo chiamò Bergoglio, da cui per primo prese il nome papale. L’evocativo nome dello straordinario evento è “Francesco vive”. È la prima volta che le spoglie vengono esposte pubblicamente in maniera prolungata. Vi fu solo un precedente, nel 1978, quando si organizzò una breve esposizione in occasione della “terza ricognizione”, che seguì il ritrovamento del 1818. “I resti sono l’elemento visibile di ciò che abbiamo immaginato, letto e imparato sulla sua vita. Ho sentito presenza di santità”, dice la religiosa.

Nel 1978, dopo la “terza ricognizione” - ispezione scientifica per valutare lo stato di conservazione - si confermò che del corpo di Francesco d’Assisi rimangono ossa e cenere. In questi stessi giorni una reliquia di “prima classe” del Santo denominata “ex cineribus corporis”, contenente le ceneri, sta attraversando le Filippine. In un pellegrinaggio lanciato il 21 febbraio - stesso giorno di apertura dell’Ostensione in Italia - dalla parrocchia di San Francesco d’Assisi a Mandaluyong City, promosso dall’associazione Blessed Ivan Merz Family, in collaborazione con l’Ordine Francescano Secolare. La reliquia sta viaggiando attraverso diocesi, parrocchie, gruppi religiosi e istituzioni private, permettendo anche a cattolici e cattoliche filippini di vivere una rara opportunità di venerazione. 

Il viaggio della reliquia nelle Filippine racconta l’ampiezza della diffusione del francescanesimo nel mondo. Non a caso nel sussidio consegnato ai fedeli all’entrata della Basilica d’Assisi si legge: “Il corpo di Francesco è divenuto seme fecondo che continua a fruttificare”. In questi giorni straordinari Assisi sta vivendo - come non ha mai smesso di fare - un ritorno di persone toccate dalla radicalità del Santo. Lo dimostra la dicitura “sold out” che occupa tutti i giorni del mese di Ostensione, nel sito web per le prenotazioni. Così, segni di devozione sono già visibili in un treno da Roma ad Assisi, che la mattina si tuffa nella nebbia dell’Umbria - fra trafori, colline sinuose e spianate coltivate. Per esempio, il tau, sigillo francescano, al collo d’un anziano signore. 

Nello stesso treno c’è anche don Agostino Lee, 37 anni, sulle ginocchia il Vangelo di Giovanni. Studente di Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico di Roma, è originario della diocesi di Incheon, Corea del Sud. “San Francesco riuscì a riconciliare i nemici”, dice ad AsiaNews. “Sto andando ad Assisi per pregare per la riconciliazione tra capi delle nazioni, perché finiscano queste guerre disastrose”. L’opportunità “rarissima” di contemplare le spoglie di Francesco è occasione per ricordare il legame tra il Santo e la pace. “Il suo messaggio è importante specialmente per i giovani. Sono loro le vittime delle guerre, per volere dei governanti”. Nel cuore di Lee - come in quello di altri fedeli ad Assisi - c’è l’ennesima sofferenza provocata ai popoli del Medio Oriente dall’assurdità dei missili, della guerra, in queste ore buie.

Dalla Corea del Sud, a visitare la Basilica d’Assisi nei primi giorni di Ostensione, c’è stato anche un gruppo di giovani, che ha vissuto una tappa fondamentale verso la Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul 2027, affidando l’evento a San Francesco. Anche loro hanno atteso in silenzio nella Basilica inferiore - tra i capolavori di eminenti artisti come Cimabue e Giotto - per contemplare la teca trasparente su cui è affissa una scritta bianca: “Corpvs Sancti Francisci”. Vicino alle spoglie, collocate davanti all’altare maggiore, arde un cero pasquale. Il “transito” di Francesco è ricordato con sobrietà e semplicità. Sulla teca non ci sono sfarzi di alcun tipo, nemmeno fiori. Tra le persone che vi si approssimano c’è chi la tocca, chi si genuflette, chi si fa il segno della croce. È un tempo molto breve, ma la commozione è molta. 

All’uscita, vicino alla grande scritta PAX antistante alla Basilica, parla ad AsiaNews anche don Bala Francis Kumar, 40 anni, della diocesi di Bangalore, India. “Anche io mi chiamo Francesco, l’ha voluto mio papà”, dice subito. “Ci tenevo a essere qui per gli 800 anni. Penso a tensioni, discordie e guerre nel mondo. Per ciò provo rabbia. Oggi ho pregato, mi sono confessato; il sacerdote mi ha detto una cosa preziosa: tra bene e male possiamo sempre scegliere la cosa più bella, come fece Francesco”, racconta. Anche il suo cuore è abitato dal desiderio di pace, che ad Assisi trova casa. “Ogni persona può iniziare. Portando pace in famiglia, a chi è più vicino: una luce che chi la riceve può a sua volta diffondere”. 

“Tu che, disarmato, hai attraversato
le linee di guerra e di incomprensione, 
donaci il coraggio di costruire ponti
dove il mondo erige confini.
In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni,
intercedi perché diventiamo operatori di pace:
testimoni disarmati e disarmanti
della pace che viene da Cristo.”

(Dalla Preghiera a San Francesco di Leone XIV)

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Jeonju: ritrovati i resti dei primi tre martiri cattolici
01/09/2021 08:27
Papa ai coreani a 70 anni dall'armistizio: siate profeti di riconciliazione
27/07/2023 13:48
Assisi 2011: La religiosità dell’Asia, sul modello di San Francesco
24/10/2011
Nel 2010 la nuova ostensione della Sindone
03/06/2008
Una teca di cristallo accoglie il corpo di Padre Pio
24/04/2008


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”