A Bangkok imprenditori denunciano agenzie governative: 'Tangenti insostenibili'
Il principale organismo che rappresenta il settore privato ha accusato dieci enti pubblici di pratiche estorsive nei confronti di aziende e cittadini. Potrebber aver giocato un ruolo anche il crescente peso degli investimenti stranieri nel sud turistico del Paese, ma da tempo il sistema di corruzione è considerato strutturale e coinvolgerebbe burocrazia, forze dell’ordine e politica.
Bangkok (AsiaNews) - La corruzione diffusa in ampi settori della pubblica amministrazione thailandese è da tempo una realtà nota alla popolazione, che spesso si adatta a un sistema percepito come inevitabile, cercando di trarne vantaggio pur subendone gli effetti negativi. Ma la crisi economica e sociale che il Paese sta attraversando sembra aver portato questo modello oltre la soglia della tollerabilità, spingendo ora anche il mondo imprenditoriale a esporsi pubblicamente.
A denunciare apertamente la situazione di recente è stato il Joint Standing Committee on Commerce, Industry and Banking (JSCCIB), il principale organismo di rappresentanza del settore privato thailandese, che ha puntato il dito contro dieci agenzie governative accusate di pratiche estorsive nei confronti di cittadini e imprese. Secondo quanto riferito dal Comitato, numerose aziende sarebbero state costrette a versare tangenti a funzionari pubblici per ottenere documenti, autorizzazioni e permessi indispensabili alle proprie attività.
Si tratta di una presa di posizione senza precedenti per il mondo imprenditoriale thailandese, e che sta suscitando un forte dibattito pubblico e potrebbe aprire scenari finora impensabili. Per il momento le accuse si rivolgono soprattutto alla burocrazia e agli apparati incaricati dei controlli, ma diversi osservatori si chiedono se la denuncia possa presto estendersi anche alla sfera politica, dove le richieste di denaro, favori o concessioni sarebbero ancora più elevate e spesso impossibili da evitare.
Secondo molti analisti, infatti, il sistema delle tangenti in Thailandia non rappresenta una deviazione occasionale, ma un meccanismo strutturale che coinvolge diversi livelli dell’amministrazione pubblica, comprese istituzioni che dovrebbero garantire legalità e giustizia.
La decisione degli imprenditori di esporsi pubblicamente potrebbe essere legata anche al crescente afflusso di investimenti stranieri nelle principali aree turistiche del sud del Paese, come Koh Phangan, Phuket e Surat Thani. Negli ultimi mesi i media thailandesi hanno riportato quasi quotidianamente notizie su presunti abusi, società fittizie e sistemi di prestanome utilizzati per aggirare le restrizioni sulla proprietà straniera.
Una parte del dibattito riflette anche la diffidenza culturale verso la presenza economica straniera sul territorio thailandese. Tuttavia, secondo numerosi commentatori, il problema principale riguarda soprattutto la connivenza o la scarsa vigilanza delle autorità locali incaricate di approvare licenze, controllare le attività economiche e garantire il rispetto delle norme.
In un editoriale pubblicato dal Bangkok Post, il giornalista e analista Veera Prateepchaikul si è chiesto se il caso sia esploso ora “perché i funzionari sono diventati sempre più avidi e chiedono tangenti sempre più alte, al punto che gli imprenditori non ne possono più, hanno perso la pazienza e hanno detto basta”.
Lo stesso Veera osserva che qualsiasi tentativo di affrontare seriamente il fenomeno rischia di apparire insufficiente senza un coinvolgimento diretto degli apparati locali più influenti, “tra cui immigrazione, polizia, uffici delle entrate, catasto e commercio”, il cui ruolo nelle pratiche legate alle società fittizie e alla corruzione resta centrale.
L’iniziativa del settore privato potrebbe quindi costringere anche la politica a prendere una posizione più netta, in un contesto in cui cresce l’insofferenza dell’opinione pubblica verso pratiche considerate per anni quasi “necessarie”. Un sistema che, secondo i critici, non si basa sul merito ma su reti di fedeltà e dipendenza reciproca, dove chi ottiene potere o incarichi deve poi ricompensare i superiori da cui dipende, e che contribuisce a mantenere vaste fasce della popolazione in una condizione di subordinazione e precarietà, prive di strumenti efficaci per opporsi agli abusi o rivendicare i propri diritti.
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