30/01/2026, 14.01
MYANMAR
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A Cebu l'Asean non riconosce i risultati delle elezioni birmane

Le votazioni, svoltesi in tre fasi tra dicembre e gennaio, sono state rivendicate come una vittoria dal partito sostenuto dall’esercito che secondo i risultati ufficiali si è aggiudicato quasi tutti i seggi. L'esito era scontato, essendo state escluse le principali forze d'opposizione. Intanto l'Asean, sotto la presidenza delle Filippine, discute sulle tensioni nel Mar Cinese meridionale. 

Cebu (AsiaNews) – L’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico ha deciso di non riconoscere il risultato elettorale dopo le votazioni che si sono tenute tra dicembre e gennaio in Myanmar, le prime da quando l’esercito ha preso il potere con il colpo di Stato del 2021. A confermarlo è stata la ministra degli Esteri delle Filippine, Theresa Lazaro, al termine di alcuni incontri dell’organizzazione regionale che si sono svolti nella città di Cebu.

“Sì, al momento l’ASEAN non riconosce le elezioni”, ha detto Lazaro rispondendo alle domande dei giornalisti, precisando che il blocco regionale “non ha approvato le tre fasi del processo elettorale”.

L’Asean, che conta undici Paesi membri tra cui il Myanmar, ufficialmente si rifiuta di riconoscere il governo militare sin da quando il 1 febbraio 2021 - esattamente cinque anni fa - l’esercito ha rovesciato con la forza l’esecutivo guidato da Aung San Suu Kyi; diversi Paesi del blocco mantengono però un rapporto ambiguo e controverso con il regime. Il golpe ha dato avvio a una guerra civile che continua a provocare migliaia di vittime e milioni di sfollati.

Le elezioni, concluse il 25 gennaio dopo un processo articolato in tre fasi, sono state rivendicate come una vittoria schiacciante dall’Union Solidarity and Development Party (USDP), formazione sostenuta dall’esercito e guidata da ex funzionari militari. L’esito del voto era ampiamente previsto, dopo che le principali forze di opposizione sono state escluse e le libertà politiche fortemente limitate.

Secondo i risultati diffusi dai media statali, l’USDP ha conquistato 232 dei 263 seggi in palio nella camera bassa (Pyithu Hluttaw) e 109 dei 157 seggi finora annunciati nella camera alta (Amyotha Hluttaw). Il Parlamento dovrebbe riunirsi a marzo per eleggere il presidente, mentre un nuovo governo è atteso per aprile. Non è ancora chiaro se il capo della giunta, Min Aung Hlaing, verrà eletto presidente.

Critiche severe sono arrivate non solo dall’Asean, ma anche da gruppi per i diritti umani e da diversi Paesi occidentali, che hanno definito il voto “né libero né equo”, accusandolo di essere un tentativo di legittimare il potere militare. “Un progresso politico significativo in Myanmar richiede la cessazione delle ostilità, un dialogo inclusivo e la partecipazione di tutte le parti interessate”, aveva dichiarato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri di Singapore, Vivian Balakrishnan, sottolineando che solo queste condizioni possono dare vita a un governo con reale legittimità popolare.

Le Filippine, che quest’anno detengono la presidenza di turno dell’Asean (anche se il ruolo sarebbe spettato al Myanmar prima della sua sospensione), hanno posto la crisi birmana al centro dell’agenda dei lavori.

Le tensioni interne al blocco non si limitano al Myanmar. I ministri hanno discusso anche del conflitto di confine tra Thailandia e Cambogia, che ha provocato violenti scontri armati, e delle dispute nel Mar Cinese Meridionale. Su quest’ultimo fronte, l’Asean ha deciso di intensificare i contatti con la Cina, impegnandosi in incontri mensili per cercare di concludere entro l’anno un codice di condotta per ridurre il rischio di escalation.

Aprendo i lavori a Cebu, Lazaro ha invitato i Paesi membri a “mantenere la massima moderazione e a rispettare il diritto internazionale”, avvertendo che azioni unilaterali e conflitti stanno erodendo l’ordine globale.

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