Al via la Commissione per la verità e la riconciliazione sulla guerra alla droga di Duterte
Istituita formalmente ieri vede tra le personalità presenti il card. David, vescovo di Kalookan, l'ex giudice della Corte penale internazionale Pangalangan e una patologia forenze. Aiuterà i sopravvissuti e le famiglie in lutto nella ricerca della verità su una delle pagine più dolorose della storia recente. Ogni sei mesi verranno pubblicati rapporti e raccomandazioni sui lavori.
Manila (AsiaNews) - Nel tentativo di sanare le ferite ancora aperte di una parte consistente del Paese, ieri le Filippine hanno istituito una Commissione per la verità e la riconciliazione sulle esecuzioni extragiudiziali (Ejk), di carattere indipendente e guidata da civili. Il nuovo organismo intende fungere da archivio pubblico attendibile delle esecuzioni extragiudiziali e delle violazioni correlate avvenute in passato, in particolare durante la “guerra alla droga” condotta dall’ex presidente Rodrigo Duterte. La Commissione aiuterà inoltre i sopravvissuti e le famiglie in lutto nella ricerca della verità, della guarigione e della riconciliazione.
I vertici della Commissione per la Verità sulle Ejk, di recente istituzione, sono guidati dal card. Pablo Virgilio S. David in qualità di consulente. Tra gli altri membri figurano l’ex giudice della Corte penale internazionale Raul Pangalangan, la patologa forense Raquel Fortun, l’operatore di pace Al Fuertes, il teologo p. Daniel Franklin Pilario e l’attivista per i diritti umani Carlos Conde.
Il compito principale della commissione è quello di “cercare le verità” sepolta insieme alle vittime uccise durante le operazioni antidroga, ha affermato il card. David perché si diceva che “avessero opposto resistenza”. “Cosa è successo realmente? Hanno davvero opposto resistenza? Come abbiamo potuto accettare così facilmente - si è chiesto il porporato - che migliaia di filippini abbiano tutti resistito all’arresto?”.
La commissione per la verità, ha spiegato il card. David, aiuterebbe le vittime, le loro famiglie e persino le forze dell’ordine pentite a trovare finalmente una ”chiusura” per una delle pagine più dolorose della storia recente della nazione. “Questa è un’occasione per una catarsi... affinché possiamo ritrovare la nostra dignità come Paese. In definitiva, ciò a cui aspiriamo - ha aggiunto - è la guarigione non solo delle vittime, ma anche delle nostre istituzioni”.
Secondo il card. David, la commissione non ha lo scopo di sostituire i tribunali né di determinare la responsabilità penale nei confronti di persone legate alle operazioni antidroga e agli abusi ad essa correlati. “Il tribunale cerca la responsabilità penale; la Commissione per la Verità cerca una verità più profonda” ha aggiunto il porporato, che è stato anche presidente della Conferenza Episcopale Cattolica delle Filippine oltre a vescovo di Kalookan. Il cardinale ha esortato la società civile, il mondo accademico, i gruppi religiosi e altri a collaborare con la commissione nelle sue indagini, per mettere fine a una divisione nazionale e a bloccare la guarigione di comunità colpite. “Finché le ferite continueranno a sanguinare e il dolore, il trauma e il lutto delle famiglie rimarranno ignorati, la nostra nazione - ha concluso - non potrà guarire veramente”.
Il presidente della commissione ed ex giudice Cpi Pangalangan sottolinea che “è stata creata per garantire che le storie delle vittime, dei sopravvissuti e delle famiglie siano ascoltate, verificate e preservate. Non si tratta di sostituire i tribunali o di attribuire colpe. Si tratta di costruire un resoconto credibile - ha spiegato - della verità che possa guidare la responsabilità, la guarigione, la riforma e la prevenzione della violenza futura”.
La commissione ha dichiarato che le udienze potranno essere pubbliche, semi-pubbliche o riservate, a seconda del consenso delle vittime, delle preoccupazioni in materia di sicurezza e delle esigenze di protezione dei testimoni partecipanti. I lavori saranno non contraddittori e incentrati sui sopravvissuti. Le sue misure di salvaguardia mirano a documentare le esperienze vissute, i modelli istituzionali e gli effetti sociali più ampi della violenza. L’organismo pubblicherà rapporti periodici e raccomandazioni ogni sei mesi alle istituzioni, tra cui la Commissione per i diritti umani, il Congresso, la Commissione nazionale di polizia e il presidente. Infine, il governo potrà utilizzarne i risultati per aiutare le autorità nelle indagini e perseguire le responsabilità.
Secondo Raquel Fortun, medico legale presso l’Università statale delle Filippine e membro della Commissione per la Verità, accertare tutti i dettagli delle presunte uccisioni sarà difficile, poiché alcuni agenti coinvolti nelle uccisioni hanno cercato di eludere le proprie responsabilità. Spiegando un esempio, egli ha detto che dopo che Duterte si è dimesso dalla carica, i certificati di morte di 13 sospetti trafficanti di droga, i cui resti sono stati riesumati, riportavano come causa del decesso cause naturali, come infarto e polmonite. “Quando ho esaminato i resti, ho scoperto - afferma - che erano stati colpiti da colpi d’arma da fuoco”.
Duterte è al momento sotto accusa dinanzi ai giudici alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia, in Olanda, per presunti crimini contro l’umanità legati alla sua sanguinosa guerra alla droga, che ha causato migliaia di vittime. Presidente dal 2016 al 2022, egli è stato arrestato nel 2025 e portato in Europa per comparire in tribunale Il suo processo dovrebbe avere inizio il 30 novembre prossimo.





