05/02/2026, 12.53
EMIRATI ARABI UNITI - VATICANO
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All'attivista afghana Zarqa Yaftali il premio Zayed per la fratellanza umana

Con lei premiati i leader di Armenia e Azerbaijan per il processo di pace e l’ong palestinese Taawon per l’impegno umanitario. Il messaggio di papa Leone XIV che definisce la fratellanza “non ideale lontano, ma necessità urgente”. Riconosciuta l'opera dell’attivista per l’istruzione femminile negata dai talebani tornati al potere nel 2021: "Il mondo non dimentichi le donne afghane".

Abu Dhabi (AsiaNews) - Un appello perché le donne del Paese, e la loro condizione di sofferenza, “non siano dimenticate” proseguendo con maggiore impegno la lotta perché sia riconosciuto il loro diritto all’istruzione, negata col ritorno dei talebani al potere. Sono le parole con le quali l’attivista e avvocatessa afghana Zarqa Yaftali ha ricevuto ieri, presso il “Founders Memorial” di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti (Eau), il Premio Zayed per la Fratellanza Umana 2026. Un riconoscimento ispirato al “Documento sulla fratellanza umana” sottoscritto nel 2019 da papa Francesco e dall’imam di al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, che quest’anno ha visto insigniti anche l’organizzazione palestinese no-profit Taawon e Armenia e Azerbaijan per i loro sforzi di pace.

In un messaggio inviato ai presenti papa Leone XIV ha ricordato il settimo anniversario dalla firma del documento sottolineando come, oggi, la fratellanza “non è un ideale lontano, ma una necessità urgente” quando molti “sperimentano gli orrori della violenza e della guerra”. “La fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. È un potenziale - prosegue il pontefice - che deve essere realizzato attraverso un impegno quotidiano e concreto al rispetto, alla condivisione e alla compassione”. Ricordando i vincitori [il presidente azero Ilham Aliyev, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, Zarqa Yaftali e l’ong palestinese Taawon], papa Prevost li definisce “seminatori di speranza in un mondo che troppo spesso costruisce muri invece di ponti”.

Di particolare valore l’assegnazione del Premio Zayed 2026 - cui si affianca una donazione in denaro di un milione di dollari - all’attivista afghana Zarqa Yaftali, in prima fila nella battaglia per l’istruzione femminile [negata] sotto il dominio dei talebani. Nel tempo ha sostenuto oltre 100mila donne e bambini in Afghanistan, privati sotto il regime degli studenti coranici di diritti fondamentali che molti nel mondo danno per scontati. Direttrice esecutiva della Women and Children Legal Research Foundation, con la ong fondata nel 2003 opera in diverse province del Paese per ampliare le reti di sostegno attraverso la ricerca giuridica, la difesa dei diritti, iniziative educative e servizi basati sulla comunità. Essa ha svolto un ruolo cruciale nella creazione di oltre 100 scuole e nell’ampliamento dell'accesso all’istruzione per le ragazze nelle zone colpite dal conflitto.

L’attivista ricorda come i progressi compiuti dalle donne afghane nei due decenni successivi al 2001 sono stati vanificati dal ritorno al potere dei talebani nel 2021. Il divieto per le studentesse di frequentare le scuole e le università è stata una delle numerose restrizioni imposte dagli studenti coranici, che hanno assunto il controllo del Paese in seguito al ritiro delle forze internazionali guidate dagli Stati Uniti. Oltre al divieto di istruzione, fra le misure draconiane imposte vi sono anche l’impossibilità per le donne di lavorare, apparire in pubblico senza coprirsi completamente il corpo o indossare il niqab, viaggiare senza un mahram (tutore maschio) e praticare sport.

Il suo impegno è legato a doppio filo alla sua storia personale: alla stessa Yaftali, infatti, era stata negata la possibilità di continuare il percorso educativo durante il primo periodo di potere dei talebani tra il 1996 e il 2001, per poi riprendere gli studi dopo la loro destituzione. Secondo l’Unesco, attualmente in Afghanistan circa 2,2 milioni di ragazze che non hanno accesso all’istruzione formale oltre il livello primario. La sua organizzazione gestisce anche la Kabul Online School, che fornisce istruzione a distanza alle ragazze dalla seconda media alla quinta superiore, cui è vietato frequentare le lezioni in presenza.

Inoltre, sostiene le giovani donne che in precedenza erano studentesse universitarie in settori quali giurisprudenza, scienze politiche, giornalismo e medicina, aiutandole a continuare ad apprendere e sviluppare competenze pur avendo abbandonato l’istruzione formale. “Questo premio non è un onore personale per me” ha affermato l’attivista. “È un riconoscimento della resistenza e del coraggio delle donne afghane. Invia - conclude - un chiaro messaggio di solidarietà e dimostra che il mondo non ha dimenticato le donne afghane”. Il Premio Zayed per la Fraternità Umana è stato istituito nel 2019 per onorare individui e organizzazioni il cui lavoro incarna solidarietà umana, convivenza e compassione. Fra le personalità sinora insignite lo stesso papa Francesco e l’imam di al-Azhar, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, il cardiochirurgo egiziano Magdi Yacoub e l’organizzazione umanitaria statunitense World Central Kitchen.

Fra i premiati dell’edizione 2026 anche i leader di Armenia e Azerbaijan [presente all’evento una delegazione di altro livello dei rispettivi Paesi] e l’ong palestinese Taawon. Ricevendo il premio a nome dell’Azerbaigian, il presidente Ilham Aliyev ha ricordato gli oltre 30 anni di conflitto ma, al tempo stesso, anche gli ultimi sei mesi che hanno aperto una nuova era “di pace” fra le due nazioni. “Stiamo imparando a vivere in pace. Posso dirvi - ha aggiunto - che è una sensazione speciale”. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha parlato di “grande onore” e simbolo del sostegno fra i mondi cristiano e musulmano. “È davvero un risultato - ha concluso - che appartiene a tutti i popoli”. Infine, il riconoscimento a Taawon è collegato all’impegno umanitario per oltre un milione di palestinesi ogni anno in Cisgiordania, Gaza e nei campi profughi in Libano. Coi suoi programmi nei settori dell’istruzione, sanità,cultura e dello sviluppo comunitario, l’ong ha cercato di preservare la dignità umana e sostenere la resilienza, in un contesto di gravi difficoltà.

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