10/05/2007, 00.00
TIMOR EST
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Alle presidenziali è in testa Ramos Horta

Le proiezioni del voto di ieri danno la maggioranza al premier uscente; secondo un quotidiano locale Horta guida lo spoglio con 102.481 voti contro i 34.163 dell’avversario Guterres. Domani i primi risultati provvisori. Affluenza dell’80%, nonostante le incertezze iniziali.

Dili (AsiaNews/Agenzie) – Continua lo spoglio delle urne a Timor Est, dove ieri si è svolto senza incidenti il secondo turno delle elezioni presidenziali. Nonostante incertezze iniziali dovuti a segni di violenze, l’affluenza alle urne è stata alta - intorno all’80% - con i due candidati entrambi fiduciosi nella vittoria. Al momento secondo le prime proiezioni, il premier ad interim e Nobel per la pace, Jose Ramos Horta è in testa al suo avversario, Francisco "Lo-Olo" Guterres, presidente del Parlamento ed ex guerrigliero indipendentista del Fretilin, partito maggioritario.

“Ramos Horta è al primo posto” ha annunciato oggi il portavoce della Commissione elettorale nazionale, Maria Angelina Sarmento. Stesse conclusioni quelle del più diffuso quotidiano del Paese, il Suara Timor Lorosae, che dà al premier uscente 102.481 voti contro i 34.163 di “Lo-Olo”; la stima è basata su un conteggio fatto dallo stesso quotidiano su 11 dei 13 distretti. I risultati ufficiali provvisori non saranno resi pubblici prima di domani.

Il vincitore del ballottaggio succederà al popolare capo di Stato, Xanana Gusmao, che si candiderà invece per la poltrona di primo ministro alle politiche previste per  giugno. Ramos Horta è ritenuto più vicino alle potenze occidentali e favorevole ad un’economia globalizzata. Guterres e l’influente partito Fretilin hanno una linea più di sinistra e nazionalista. Entrambi i candidati si dicono intenzionati ad incoraggiare investimenti esteri diretti. La piccola isola è ricca di risorse energetiche come gas naturale, ma numerosi sono i problemi sociali. Circa la metà della sua forza lavoro è disoccupata, il 60% dei bambini al di sotto dei 5 anni risulta malnutrito e circa 30mila persone vivono come profughi interni dopo le violenze della primavere 2006.

Al momento una forza multinazionale di peacekeeping - 1200 uomini - guidata dall’Australia e un contingente Onu della stessa entità garantiscono l’ordine sull’isola. 

 

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