05/05/2026, 11.16
MYANMAR
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Ancora in isolamento totale gli 'arresti domiciliari' di Aung San Suu Kyi

La leader democratica resta senza accesso diretto a familiari o avvocati, in una residenza costruita appositamente. L'opposizione e le organizzazioni per i diritti umani parlano di un'ennesima operazione di facciata da parte del generale Min Aung Hlaing per ottenere legittimità internazionale. Nella nuova residenza nei giorni scorsi avrebbe incontrato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante la sua visita in Myanmar.

Naypyidaw (AsiaNews) – Aung San Suu Kyi è stata trasferita dalla prigione di Naypyidaw a una residenza sorvegliata costruita appositamente nella capitale, di fatto senza modificare le condizioni di isolamento in cui si trova dal 2021. Lo hanno riferito alcune fonti informate alla testata di opposizione The Irrawaddy, vicina alla diaspora birmana. 

Il trasferimento sarebbe avvenuto in tutta fretta il 16 aprile, nove giorni prima che la giunta militare annunciasse che alla leader democratica era stato “permesso di scontare il resto della pena in una residenza designata”. L’edificio, circondato da alte recinzioni, si troverebbe in un quartiere riservato alle famiglie dei militari. Sembra sia stato costruito in tutta fretta, al punto che l’ex consigliera di Stato si sarebbe lamentata per l’odore di vernice fresca. 

Arrestata dopo il colpo di Stato del febbraio 2021, Suu Kyi, oggi 80enne, era stata inizialmente condannata a 35 anni di reclusione sulla base di una serie di accuse politicamente motivate. Nonostante le recenti riduzioni di pena annunciate dal generale Min Aung Hlaing (eletto presidente dopo le ultime elezioni farsa) le restano comunque circa 13 anni ancora da scontare.

E nonostante il trasferimento, i contatti con l’esterno restano estremamente limitati. I suoi avvocati non possono incontrarla di persona dal dicembre 2022 e, secondo fonti vicine al caso, possono soltanto inviare pacchi ogni domenica, che le vengono recapitati il giorno successivo. 

La stessa équipe legale ha smentito notizie su un possibile incontro recente: “Non abbiamo chiesto al regime di incontrarla dopo che è stata trasferita agli arresti domiciliari”, ha detto uno dei quattro avvocati in forma anonima a Democratic Voice of Burma.

Secondo le fonti di The Irrawaddy, proprio nella nuova residenza avrebbe avuto luogo il 25 aprile l’incontro con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, alla presenza di funzionari della giunta militare birmana, anche se la visita non è mai stata confermata in via ufficiale e alle parti sarebbe stato proibito di prendere appunti o raccogliere registrazioni. 

La Cina ha sostenuto il procedimento elettorale condotto dai militari solo nelle aree del Paese sotto il loro controllo, e nei giorni scorsi, in risposta a una domanda sugli arresti domiciliari di Aung San Suu Kyi, il portavoce del ministero degli Esteri aveva dichiarato che la leader “è una vecchia amica della Cina”.

Il suo trasferimento sarebbe inoltre avvenuto un giorno prima della liberazione dell’ex presidente Win Myint, rilasciato il 17 aprile durante un’amnistia per il capodanno birmano. L’opposizione continua a ripetere che si tratta di decisioni che non favoriscono cambiamenti sostanziali. Aung San Suu Kyi infatti resta isolata, senza contatti diretti con il mondo esterno e sotto il pieno controllo delle autorità militari. 

Il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia, sciolto dalla giunta nel 2023, ha condannato il trasferimento definendolo “non un passo politico in senso positivo, ma un raggiro” e un “atto performativo” orchestrato dal generale Min Aung Hlaing per rafforzare la propria legittimità internazionale.

Preoccupazioni analoghe sono arrivate dal figlio Kim Aris, che di recente ha lanciato una campagna per ottenere una prova dell’esistenza in vita della madre: “Spostarla non significa liberarla. Rimane un ostaggio”, ha commentato.

Anche l’Assistance Association for Political Prisoners, organizzazione che monitora le incarcerazioni e le uccisioni dei civili, ha sottolineato che il trasferimento sembra mirato a ridurre le crescenti preoccupazioni dell’opinione pubblica, senza modificare la sostanza della detenzione. “L’unico fatto certo è che è ancora detenuta”, ha affermato il segretario Bo Kyi.

Sul piano internazionale, l’Unione europea ha chiesto il pieno rispetto del benessere fisico e mentale della leader democratica e l’accesso regolare a familiari e legali. 

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