30/05/2013, 00.00
TURCHIA
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Ankara, i migliori teologi turchi reinterpretano l’islam per il nostro secolo

Il più autorevole centro di ricerca islamica della Turchia raduna 100 esperti per compiere una rilettura dei detti di Maometto(hadith). Gli studiosi di religione islamica, che guardano come esempio agli esegeti cristiani, si propongono di reinterpretare alcuni precetti islamici in un’ottica contemporanea.

Ankara (AsiaNews/Agenzie) - Alcuni teologi turchi del Diyanet, Agenzia di stato per le questioni religiose, hanno redatto una raccolta di detti attribuiti a Maometto(hadith) con lo scopo di fornirne un'interpretazione in chiave contemporanea. "Non siamo più nel 20mo secolo, dobbiamo lavorare sull'islam in una prospettiva culturale conforme ai nostri tempi" spiega Mehmet Ozafsar, coordinatore del progetto e vice-presidente dell'istituto.

Nella religione musulmana, il testo coranico è affiancato da circa 600mila detti attribuiti al profeta, gli hadith. Questi precetti sono spesso utilizzati dagli imam per spiegare le Scritture ai fedeli o per regolare alcuni aspetti della loro vita quotidiana. La traduzione degli hadith in lingua non araba, o qualsiasi tentativo di interpretarne il significato, è peccato, anche se la questione dell'esegesi ha spesso distanziato le comunità più progressiste dall'islam conservatore.

La raccolta di parte degli hadith del Profeta non rappresenta un progetto nuovo per il mondo musulmano, ma la volontà di fornire una rilettura che tenga conto della società attuale è una questione ben più delicata. Gli studiosi del Diyanet, il più autorevole centro islamico di ricerca in Turchia, hanno analizzato circa 17mila hadith, raccogliendone alcune centinaia in sette volumi e accompagnandoli con i commenti e le spiegazioni dei migliori teologi turchi. I 100 professori che hanno lavorato al progetto, al contrario di molti imam conservatori, si sono formati in università straniere e hanno guardato con curiosità e interesse al lavoro svolto dagli esegeti cristiani sui testi biblici.

Ciò che lamentano i teologi dell'istituto è soprattutto l'ancoramento dell'islam al passato e la sua ferrea opposizione al rinnovamento. Come spiega Mehmet Pacaci, esperto di relazioni internazionali del Diyanet: "Lo scoglio maggiore è rappresentato dall'ignoranza che affligge i Paesi musulmani", mentre  Ibrahim Negm, consigliere del Gran Muftì d'Egitto, ha espresso parole di approvazione per l'iniziativa, affermando che "molti intellettuali di fede islamica vedono di buon grado il confronto e la possibilità d'interpretare le Scritture". Proprio nell'Egitto dei Fratelli musulmani, alcuni editori hanno manifestato interesse per la pubblicazione dell'enciclopedia, la cui ristampa in bosniaco, tedesco e inglese è prevista per i prossimi mesi.

La Turchia, repubblica laica dal 1923, ha vissuto negli ultimi anni una graduale e silenziosa risalita dell'islam politico. Molti esponenti dell'opposizione temono che Reçep Tayyip Erdogan, capo del partito di giustizia e sviluppo, di orientamento islamico(Akp), voglia riportare la componente religiosa ad un ruolo centrale nella politica del Paese. Negli ultimi mesi è stato imposto, e poi revocato, il divieto per le hostess della Turkish Airlines di utilizzare il rossetto, mentre il 24 maggio scorso il parlamento ha votato a favore di un giro di vite sugli alcolici che ne limita la vendita dalle 22 alle 6. Secondo Mehmet Ozasfar, "nel mondo musulmano esistono vari approcci e i turchi hanno un'idea differente della cultura islamica. Una cultura fondata sul laicismo che autorizza il consumo di alcool e non vieta alle donne di indossare abiti occidentali".

 

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