26/05/2016, 11.43
INDONESIA
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Attivisti indonesiani: La castrazione chimica dei pedofili “è una vendetta legalizzata”

di Mathias Hariyadi

Il presidente Joko Widodo ha firmato una revisione della legge sulle violenze sessuali: ora si rischia anche la pena di morte o il carcere a vita. Associazione donne cattoliche: “La castrazione è contraria ai diritti fondamentali dell’uomo e non cura il disagio che porta allo stupro. La medicina non dovrebbe mai essere usata per creare ulteriori danni”.

 

Jakarta (AsiaNews) – Ha suscitato molte critiche e commenti la firma del presidente Joko Widodo di una legge che inasprisce le pene contro chi compie abusi sessuali, sia su adulti che su minori. Fino ad oggi la pena massima era 14 anni di carcere: ora si rischia la pena di morte, l’ergastolo o la castrazione chimica. Molti attivisti per i diritti umani hanno alzato la voce contro il provvedimento, definendolo una “legalizzazione della vendetta” e sottolineando che non è aggravando fino a questo punto la punizione che si risolve un problema di tale portata. Widodo si è giustificato dicendo che “un crimine straordinario ha bisogno di pene eccezionali”.

La legge “Perppu n. 1 anno 2016”, proposta nel 2015, è una revisione della già esistente “n. 23 del 2002”, che si occupa della protezione dei bambini. Con le nuove misure, l’identità dell’aggressore verrà resa pubblica e, nel caso egli sconti la pena in carcere, al suo rilascio dovrà indossare un apparecchio elettronico in grado di tracciarne gli spostamenti. La revisione della legge dovrà essere sottoposta al vaglio del parlamento prima della delibera finale.

Mariana Amiruddin, della Commissione nazionale per le donne (Komnas Perempuan), accusa la legge di esere “ambigua”, affermando che “il governo non considera lo stupro un atto di violenza, ma solo una questione di controllo degli impulsi sessuali”. Secondo il Komnas Perempuan la violenza sessuale non si rivela solo nell’atto in sé ma anche in comportamenti o gesti eccessivi: “la castrazione invece limiterebbe solo i casi di stupro ma non tutti gli altri episodi di costrizione”.

Yustina Rostiawati, presidente della Associazione delle donne cattoliche indonesiane (Wkri), ha elencato una serie di ragioni per cui la nuova legge va rigettata, soprattutto l’implementazione della castrazione. In primo luogo, “la violenza sessuale non scaturisce solo da impulsi carnali ma anche da difficoltà psicologiche, che la castrazione non cura in alcun modo”. Inoltre, sottolinea Rostiawati, “la pratica medica dovrebbe sempre essere volta alla cura di un disordine, che sia fisico o mentale, e mai usata per provocare un danno ulteriore”.

Al di là del fatto che la castrazione chimica può causare malattie e scompensi ormonali, continua la donna, questa misura “legalizza lo spirito di vendetta” ed è contraria ai diritti fondamentali dell’uomo. Seto Mulyadi, psicologo ed esperto di educazione infantile, conferma che la castrazione “creerebbe soltanto una catena di vendetta. Essa non è certo l’unica soluzione che si può attuare”.

Negli ultimi mesi, l’Indonesia ha subito un’impennata sui casi di abusi su minori. Secondo la Children Protection Commission (Kpai), ci sono circa 21 milioni di bambini che potrebbero diventare vittime di abusi sessuali, almeno il 58% dei quali sono stati già oggetto di violenze.

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