10/06/2016, 11.41
INDONESIA
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Medici indonesiani contro la castrazione chimica per i pedofili

di Mathias Hariyadi

L’Associazione di categoria si schiera contro la proposta di legge firmata dal presidente Joko Widodo: “Non vogliamo andare contro le leggi, ma non potete costringerci a fare quello che riteniamo sbagliato”. Il medico deve guarire, non causare un malfunzionamento nel corpo del paziente. Il governo non tiene conto degli effetti collaterali della pratica.

 

Jakarta (AsiaNews) – La castrazione chimica non è la misura giusta per prevenire le violenze sessuali e gli stupri, ma è una pratica che va contro il giuramento di Ippocrate e non dovrebbe essere eseguita dal personale medico. È il giudizio espresso dall’Associazione dei medici indonesiani (Idi) in merito alla nuova legge “Perppu n. 1 anno 2016”, voluta dal presidente Joko Widodo, che prevede il trattamento ormonale per i pedofili e i violentatori.

La misura, proposta nel 2015, è una revisione della legge già esistente “n. 23 del 2002” che si occupa della protezione dei bambini. Ora i colpevoli rischiano la pena di morte, l’ergastolo e la castrazione chimica. L’identità dell’aggressore verrà resa pubblica e, nel caso egli sconti la pena in carcere, al suo rilascio dovrà indossare un apparecchio elettronico in grado di tracciarne gli spostamenti. La legge ha suscitato le critiche degli attivisti per i diritti umani e dell’Associazione delle donne cattoliche.

Secondo l’Idi, la castrazione non è un deterrente adeguato per le violenze sessuali perché non genera un senso di “pentimento” negli assalitori. Inoltre, afferma il professore di andrologia Wimpie Pangkahila, “non ci sono dati validi su quante operazioni di questo tipo siano state compiute su esseri umani. Non abbiamo idea di quali siano i passaggi da compiere, a parte il fatto che ci sono effetti collaterali che la legge non considera”. Con l’impedimento della produzione di testosterone, infatti, le ossa diventano più fragili e lo stomaco tende ad “allargarsi”.

Secondo Nugroho Setiawan, sessuologo e andrologo dell’ospedale Fatmawati di Jakarta, è per questi motivi che la castrazione chimica viola il giuramento di Ippocrate: “La nostra missione come medici è di guarire i pazienti da qualsiasi malattia e non, all’opposto, creare un malfunzionamento delle loro potenzialità naturali”. La pratica, inoltre, “non è permanente e va ripetuta in modo periodico, con molti effetti collaterali che rischiano di accadere. In più è una procedura molto costosa”.

Ilham Oetama Marsis, presidente dell’Idi, ha affermato: “La nostra posizione è chiara. Non vogliamo disobbedire alle leggi dello Stato ma non vogliamo che i dottori diventino gli esecutori di una pratica che è contro la nostra coscienza morale”.

Alcuni medici discutono sull’effettiva efficacia della castrazione. Il dott. Pingkan Najoan Eunice avverte: “Il risultato potrebbe essere opposto. Le persone castrate sono più spinte a compiere gesti incontrollati contro altri individui, perché è stato sottratto con la forza qualcosa di fondamentale per il loro corpo”.

La Chiesa cattolica si è sempre espressa contro la castrazione chimica. P. Siswantoko, della Commissione pastorale per i migranti di Giustizia e pace, spiega: “Finora le pene già esistenti contro le violenze sessuali non sono state efficaci a causa della corruzione della polizia. Ma la vera sfida è cambiare il modo di concepire il problema. La violenza sessuale non accade solo a causa del desiderio del corpo, ma è provocata in primo luogo dallo stile di vita della società, dove droga, alcol e pornografia sono dappertutto. La migliore soluzione è quindi quella che inizia dall’educare la società a una nuova moralità”.

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