10/06/2021, 12.49
MYANMAR
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Aung San Suu Kyi accusata (anche) di corruzione.

È il settimo capo d’accusa nei suoi confronti, il più grave e quello per cui rischia fino a 15 anni di carcere. Intanto gli oppositori al regime faticano a ottenere cure mediche. Questa mattina un aereo è precipitato, ma le cause dell’incidente non sembrano connesse con i combattimenti tra militari e le forze anti-golpe.

 

Yangon (AsiaNews) - Il regime militare ha imputato ad Aung San Suu Kyi un nuovo capo d’accusa, il settimo. La leader del governo civile rovesciato dai generali in febbraio è ritenuta colpevole di corruzione per aver "abusato della sua posizione”. Lo rivela il quotidiano governativo Global New Lights. Secondo la giunta militare ora al potere, la guida della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) avrebbe accettato tangenti in oro e contanti per il valore di 600mila dollari. Questa è l'accusa più pesante presentata finora nei suoi confronti, e per la quale rischia fino a 15 anni di carcere. 

Tra le altre accuse ci sono la presunta infrazione del segreto d’ufficio, l’importazione illegale di walkie-talkie e l'incitamento al disordine pubblico. Il sito indipendente The Irrawaddy fa notare che se Suu Kyi, che ha 75 anni, venisse dichiarata colpevole di tutti i reati di cui è accusata, dovrebbe passare in prigione i prossimi 25. Il suo avvocato, Khin Maung Zaw, ha definito “assurde” le ultime accuse. “È una delle scuse per incriminarla, per tenerla fuori dalla scena”, ha dichiarato all'Afp.

Intanto continuano i combattimenti in diverse aree del Paese. Per gli oppositori al regime è però sempre più difficile ottenere cure mediche. I manifestanti colpiti durante le proteste rifiutano di farsi curare negli ospedali statali controllati dai militari, ragione per cui preferiscono rivolgersi in segreto a medici simpatizzanti. “Temono l’arresto”, ha spiegato Marjan Besuijen, capo della missione di Medici senza frontiere (Msf). L’8 giugno all’organizzazione umanitaria è stato chiesto di sospendere le proprie attività all’interno del Paese. Msf operava nella città di Dawei, nel sud del Paese e si occupava di curare nei propri centri pazienti affetti da tubercolosi e HIV. 

Nonostante i disordini e le violenze degli ultimi quattro mesi, fino a due giorni Msf era riuscita a continuare il proprio lavoro. Tuttavia, in un rapporto del mese scorso,il gruppo umanitario scrive che alcuni loro partner in Myanmar hanno subito le incursioni dei militari. Si tratta di organizzazioni “che forniscono primo soccorso ai manifestanti feriti, e che si sono viste distruggere le proprie attrezzature”.

Questa mattina un aereo è precipitato nella regione centrale di Mandalay. Il velivolo, partito dalla capitale Naypyidaw e diretto a Pyin Oo Lwin, trasportava personale militare, monaci e alcuni civili. Si sono contati 12 morti e due feriti. Secondo una dichiarazione del portavoce della giunta, Zaw Min Tun, l’incidente è stato causato dalle cattive condizioni metereologiche.

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