16/03/2026, 11.52
LIBANO - INDIA - ISRAELE
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Beirut, redentoristi indiani: perché restiamo tra i dimenticati della guerra

di p. Shinto e p. Binoy

Mentre Israele ha iniziato una “operazione di terra” nel sud del Libano, p. Shinto e p. Binoy raccontano ad AsiaNews la presenza insieme alle Missionarie della Carità accanto alla gente più colpita dal conflitto. Nel silenzio davanti al Santissimo Sacramento “il rumore” del conflitto “svanisce” per una pace “che solo Cristo può dare”. La testimonianza su un aiuto concreto a un uomo in difficoltà. 

Beirut (AsiaNews) - “Molti ci chiedono perché restiamo, visto che è pericoloso. La risposta è semplice: la nostra presenza è la nostra missione”. È quanto scrive in una testimonianza inviata ad AsiaNews p. Shinto Moongathottathil C.Ss.R., religioso della Congregazione del Santissimo Redentore (CSsR, noti anche come Redentoristi o Liguorini), raccontato dalla prospettiva libanese l’escalation del conflitto fra Hezbollah e Israele. “In quell’ora di silenzio davanti al Santissimo Sacramento, il rumore della guerra svanisce - aggiunge - e troviamo la pace che solo Cristo può dare”. Parole che giungono in una fase di grande preoccupazione per le ripercussioni regionali della guerra lanciata dal presidente Usa Donald Trump e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Iran, col rinnovato fronte di tensione fra il Paese dei cedri e lo Stato ebraico.

Dopo i bombardamenti sulla capitale e alla frontiera sud dei giorni scorsi, in queste ore l’esercito con la stella di David ha avviato una “operazione di terra” [invasione, ndr] nel Libano meridionale. Una deriva destinata ad ampliare lo spargimento di sangue che preoccupa, come sottolinea il superiore dei Liguorini del Kerala p. Poly Kannampuzha, che “nella festa di san Clemente, invita tutti alla preghiera per i nostri confratelli in Libano e in Arabia Saudita [p. Binoy, Lijo, Shinto, Wilson e Johnson] colpiti dalla guerra”. “La situazione in Libano - prosegue il superiore - è particolarmente allarmante. “Gran parte degli attacchi aerei si stanno verificando nella capitale, Beirut, e i nostri confratelli non sono lontani” dall’area in cui si concentrano i bombardamenti. I religiosi, aggiunge, “non sono in preda al panico, ma - conclude - sosteniamoli con le nostre preghiere e la solidarietà”. Un'opera essenziale, come emerge da una tesimonianza del superiore dei redentoristi p. Binoy Uppumackal, che ripercorre il soccorso avvenuto due settimane fa di un uomo in condizioni di “inimmaginabile sofferenza”.

Di seguito, il racconto integrale di p. Shinto e p. Binoy ad AsiaNews: 

Una missione di presenza, camminare insieme al popolo libanese:

La situazione attuale in Libano è molto grave. Ogni giorno sentiamo i rumori della guerra e vediamo la paura negli occhi di chi ci circonda. Migliaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case, portando con sé solo ciò che potevano trasportare. Le scuole e le strade sono affollate di persone che non hanno altro posto in cui andare.

In mezzo a questa paura, noi tre missionari redentoristi (p. Binoy, p. Shinto e p. Lijo) abbiamo fatto una scelta chiara. Restiamo! Non stiamo semplicemente osservando questa guerra da lontano; la stiamo vivendo insieme alla gente. Molti ci chiedono perché restiamo, visto che è pericoloso. La risposta è semplice: la nostra presenza è la nostra missione.

Una parte molto importante della nostra missione qui è la nostra fratellanza con le Missionarie della Carità (Suore MC). Celebriamo la Santa Messa con loro. In tempo di guerra, l’Eucaristia è la nostra più grande forza. Aiutiamo anche le suore nel loro bellissimo servizio ai poveri. Conduciamo giornate di ritiro e ascoltiamo le confessioni, fornendo sostegno spirituale a chi è stanco. In questo periodo di difficoltà organizziamo un momento speciale di Adorazione per i detenuti e per coloro che vivono sotto la cura delle suore. In quell’ora di silenzio davanti al Santissimo Sacramento, il rumore della guerra svanisce e troviamo la pace che solo Cristo può dare.

La nostra missione ci porta anche nel cuore del nostro quartiere. Anche in piena guerra, usciamo per visitare le famiglie della nostra zona, specialmente quelle anziane o troppo malate per uscire di casa. Durante una guerra, queste persone spesso si sentono le più dimenticate. Quando andiamo a trovarle e portiamo loro la Santa Comunione, non offriamo loro solo un sacramento, ma il conforto della Chiesa. Ci sediamo con loro, ascoltiamo le loro preoccupazioni e preghiamo insieme. Queste visite ricordano loro che, anche quando il mondo sembra andare in pezzi, Dio continua a camminare al loro fianco.

A volte, la gente pensa che i missionari debbano sempre “fare” grandi cose. Ma abbiamo capito che il semplice fatto di restare è la cosa più potente che possiamo fare. Quando le persone vedono che non siamo fuggiti, questo dà loro coraggio. È come dire loro: “Non siete soli. Dio non vi ha dimenticati”.

Come Redentoristi, seguiamo il cammino di Sant’Alfonso rimanendo vicini a coloro che sono più abbandonati. Vi chiediamo gentilmente di ricordare il Libano e il Medio oriente nelle vostre preghiere. La distruzione intorno a noi è grande, ma la grazia di Dio è più grande. Non sappiamo quando finirà questa guerra, ma sappiamo dove è il nostro posto. Il nostro posto è qui, con chi ha il cuore spezzato, a continuare la missione della redenzione abbondante. La nostra presenza è un piccolo segno dell’amore di Dio e, finché ce ne sarà bisogno, resteremo.

Il superiore dei redentorisi in Libano, p. Binoy Mandapathil, racconta un episodio recente di cura e dedizione verso le fasce più deboli della popolazione:

Due settimane fa, abbiamo incontrato un uomo in uno stato di sofferenza inimmaginabile. Si era rifugiato in un bagno stretto, troppo spaventato per uscire, terrorizzato dalla polizia e troppo debole per muoversi. Il suo corpo era coperto di ferite, attaccato da topi, e l’odore acre di decomposizione lo circondava. La sua pelle si stava staccando e non era in grado di emettere un suono.

Quando l’abbiamo trovato, la vista era sconvolgente. Il lezzo era così forte che riuscivo a malapena a sopportarlo. Eppure, con coraggio e compassione, siamo riusciti a sollevarlo e riporlo in un’ambulanza. Tuttavia, la nostra lotta non è finita lì. All’ospedale, gli è stata negata l’ammissione. I medici temevano che la sua condizione fosse contagiosa, etichettandola come “malattia secondaria” e lo hanno allontanato.

Ed è stato in quel momento che la vera forza della comunità e della fede ha saputo risplendere. Con il sostegno di molte persone di buon cuore e la determinazione delle Sorelle Missionarie, abbiamo combattuto per lui per ricevere le cure di cui aveva disperatamente bisogno. Alla fine, è stato operato e, dopo l’intervento, è stato accolto nella Casa della Pace, la casa delle Sorelle MC.

Oggi [16 marzo] l’ho visitato di nuovo. La trasformazione è notevole. Non è più l'uomo distrutto che abbiamo trovato in quel bagno. Può sedersi correttamente, sorride e, soprattutto, è profondamente grato. La sua gratitudine non è solo per le cure mediche, ma per l’amore e la dignità che gli sono stati restaurati.

Questa storia è una testimonianza vivente della misericordia di Dio che lavora attraverso le mani dell’uomo. Dove gli ospedali vedevano il pericolo, la compassione vedeva un fratello bisognoso. Dove la società si allontanava, la fede abbracciava. E dove regnava la disperazione, la speranza rinasceva. Grazie a Dio per il coraggio delle sorelle MC, per la forza di coloro che stavano insieme e per la guarigione che ora permette a quest’uomo di vivere con dignità ancora una volta.

(ha collaborato Nirmala Carvalho)

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