08/06/2015, 00.00
SIRIA
-LIBANO
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Beshara Rai a Damasco per l’Assemblea dei patriarchi

di Fady Noun
Quest’anno il raduno dei patriarchi si tiene in Siria (e non in Libano) per rassicurare i cristiani di tutte le Chiese in Siria, Iraq, Palestina, Yemen…. “Noi patriarchi siamo con voi”. Non perdere la speranza, pregare e lavorare per il ritorno di 12 milioni di sfollati dalla guerra siriana. Possibile visita a Maaloula.

Damasco (AsiaNews) – I maroniti di Damasco hanno accolto ieri il patriarca Beshara Rai con una grande emozione. Nonostante alcune obiezioni, Rai è giunto nella città su richiesta del patriarca greco-ortodosso Giovanni X Yazigi, per partecipare oggi all’assemblea annuale dei patriarchi orientali. Il raduno si tiene alla presenza di tutti i patriarchi che si riferiscono ad Antiochia, cioè: il patriarca greco-ortodosso Giovanni X Yazigi: il greco-cattolico Gregorio III; quello siriaco-ortodosso Ignace Ephrem II Karim; il siriaco-cattolico Ignace Joseph III Yonan; il maronita Beshara Rai.

L’incontro annuale si tiene di solito in Libano. Ma per rassicurare i cristiani di tutte le Chiese e di comune accordo, i capi religiosi hanno scelto di tenerlo quest’anno a Damasco. “Tutti i giorni, con la preghiera, sono a Damasco. Io porto la sua causa ovunque vada e con tutti quelli che incontro”, ha confidato il patriarca maronita a tutti quelli – gente comune e dignitari religiosi – che lo hanno avvicinato.

L’urgenza è evidente. La Siria si batte con le spalle al muro. Lo Stato islamico, il Fronte al-Nusra e altri gruppi armati la stanno scuoiando viva. Si pensa che circa 12 milioni di siriani siano sfollati.

Il card. Rai si è recato all’ospedale francese di Damasco, poi nella cattedrale di S. Antonio dei maroniti a Bab Touma, dove lo attendevano il patriarca Giovanni X e Ignace Ephrem II, il nunzio apostolico in Siria, mons. Mario Zenari, e una folla numerosa di fedeli (v. foto).

Nella sua omelia, il patriarca maronita ha spiegato il carattere pastorale della sua visita: “Vogliamo riflettere insieme, unire i nostri pensieri, parole e azioni per portare insieme la cura del nostro popolo in Siria e in Iraq, come in tutti i Paesi del Medio oriente, dove esso soffre, nella speranza che alla passione del Venerdì Santo, segua il terzo giorno della Resurrezione”

Resistere nella pazienza

“Molti – ha continuato – hanno versato il loro sangue, molti sono morti come martiri, ma il loro sangue non è stato versato invano. Molti sono stati spinti all’esodo. Si parla di 12 milioni di siriani sfollati. Anche per loro le sofferenze non sono vane. Dio è il[vero] Signore della storia e non i troni di questo mondo. Noi siamo innestati in oriente di fronte ad assurde strategie di guerra, distruzione, di morte e sradicamento di ogni tipo di speranza dal cuore delle persone. Ma abbiamo pazienza e non perdiamo la speranza”.

“Unisco la mia voce a quella di papa Francesco, che non lascia passare settimana senza pregare per la pace in Siria – ha ripreso il patriarca Rai – perché il mondo è pieno di malizia e vi è bisogno di redenzione. Il prezzo del riscatto è pagato dagli innocenti… Ecco, in parte, ciò di cui parleremo domani [oggi per il lettore – ndr] nella sede del vescovado ortodosso. Noi patriarchi siamo con voi, al vostro fianco, davanti a voi, con voi nella preghiera: portiamo la causa di tutti i cristiani, dei popoli della Siria, d’Irak, di Palestina, dello Yemen e di ogni Paese che soffre. Siamo qui, come in Libano, come a Roma.  Noi cinque patriarchi orientali siamo qui per pregare per la pace. Preghiamo per la pace in Siria e nella regione, preghiamo per la coscienza di morte del mondo. Preghiamo per un regolamento pacifico della crisi siriana e perché i siriani, cristiani e musulmani, restino attaccati alla loro terra; per il ritorno a casa loro, nella dignità, di coloro che la guerra ha sradicato. Non perdete mai la vostra speranza!”.

Prima di rientrare in Libano, Beshara Rai potrebbe visitare il villaggio di Maaloula, dove si parla ancora la lingua aramaica che si usava ai tempi di Cristo. Lo scorso anno, questo storico villaggio era stato conquistato dai jihadisti e poi ripreso dall’esercito siriano. Le sue chiese e le sue abitazioni danneggiate dalla guerra sono oggetto di ricostruzione.

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