Lee Jae-myung da Leone XIV: Gmg di Seoul e pace nella penisola tra i temi
Il presidente della Corea del Sud è stato ricevuto questa mattina in udienza dal pontefice. Ieri nella basilica di San Paolo Fuori le Mura era intervenuto alla Messa per la pace promossa dalla comunità coreana: "Nonostante le difficoltà, la brace della speranza di un'intesa con Pyongyang resta viva". Il card. Lazzaro You: "Portiamo le ferite della divisione, non possiamo rinunciare alla pace".
Città del Vaticano (AsiaNews) - Il contributo della Chiesa cattolica alla vita del Paese. L’imminente appuntamento della Giornata mondiale della gioventù, in programma tra poco più di un anno a Seoul, durante il quale centinaia di migliaia di giovani dell’Asia attendono di incontrare papa Leone XIV. La ferita della divisione con Pyongyang ancora aperta con la sfida della pace ancora da costruire. Sono stati questi i temi che hanno accompagnato oggi la visita in Vaticano del presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung.
Il capo di Stato, accompagnato dalla moglie Kim Hye-kyung, è stato ricevuto in udienza questa mattina da Leone XIV nel Palazzo Apostolico Vaticano, e ha poi incontrato anche il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, e il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher. Nel corso dei colloqui – si legge in una nota diffusa dalla sala stampa vaticana – “sono state sottolineate le buone relazioni che intercorrono tra la Santa Sede e la Repubblica di Corea, ed è stato rilevato il positivo apporto che la Chiesa locale offre alla società coreana, con particolare riferimento all’opera da essa svolta nell’ambito educativo e in quello assistenziale. Ci si è, quindi, soffermati sull’organizzazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù e su alcuni aspetti del contesto regionale e internazionale”.
Durante la visita il presidente coreano ha donato a papa Leone XIV una scultura intitolata «L'Abbraccio di Dio» e un set di tradizionali porcellane bianche coreane.
L’incontro era stato preceduto ieri da un altro momento molto significativo: il presidente Lee ha partecipato a una Messa per la pace promossa dalla comunità coreana di Roma nella basilica di San Paolo Fuori le Mura e presieduta dal card. Lazzaro You Heung-sik, già arcivescovo di prefetto del dicastero per il Clero, già arcivescovo di Daejeon.
Intervenendo alla celebrazione Lee Jae-myung era intervenuto pubblicamente sulla questione dei rapporti con la Corea del Nord, ribadendo il proprio impegno a favore della pace e del dialogo. Richiamando la dichiarazione congiunta intercoreana del 15 giugno 2000, da lui definita uno “storico punto di svolta”, Lee ha ricordato come quell’accordo abbia favorito i ricongiungimenti delle famiglie separate dalla guerra di Corea, la cooperazione umanitaria e nuovi scambi tra le due parti.
Pur riconoscendo che la penisola coreana è tornata oggi a una fase di forte tensione e assenza di dialogo, il presidente ha dichiarato di credere che “la brace di quella speranza sia ancora viva”. Ha sottolineato le misure adottate dal suo governo per ridurre le tensioni, tra cui la sospensione delle campagne di propaganda tramite altoparlanti verso Pyongyang, precisando inoltre che Seoul “non perseguirà una riunificazione per assorbimento né una competizione ideologica unilaterale”.
Lee ha aggiunto che il suo governo continuerà a impegnarsi per “prevenire conflitti accidentali tra Sud e Nord” e “ripristinare la fiducia militare”, con l’obiettivo di “fare tutto il possibile per superare l’armistizio e costruire un sistema di pace”. Ha inoltre ringraziato il Vaticano per il sostegno agli sforzi di pace della Corea del Sud.
“La Penisola coreana - aveva detto il card. Lazzaro You Heung-sik nell’omelia della celebrazione - porta ancora le ferite della divisione. Fratelli e sorelle vivono ancora separati. Quale sofferenza potrebbe essere più grande di questa? Non possiamo mai rinunciare alla pace, per nessuna ragione. Ci troviamo davanti alla responsabilità di impegnarci tutti, insieme e con tutte le nostre forze, per costruire la pace”.
Il prefetto del dicastero per il Clero si è augurato che la Repubblica di Corea “possa testimoniare davanti al mondo intero che il dialogo è più forte dello scontro, la riconciliazione più forte dell’odio e la fiducia più forte della paura”.
Secondo il card. You quello di oggi “è un tempo in cui la compassione verso i nostri fratelli e sorelle è necessaria più che mai”. E ha citato in proposito l’incontro di papa Francesco le famiglie delle vittime della tragedia del traghetto Sewol, durante il suo viaggio in Corea del Sud dell’agosto 2014. “Con un profondo silenzio, con la preghiera e con uno sguardo pieno d’amore, accolse il loro dolore” e “mostrò concretamente che la Chiesa deve essere una Chiesa che cammina insieme ai poveri e a coloro che soffrono”.
Sul volo di ritorno a Roma - ha ricordato ancora il prefetto del Dicastero per il Clero - gli fu chiesto se il suo gesto di consolazione potesse essere interpretato politicamente. Papa Francesco rispose: “Davanti al dolore umano non si può essere neutrali”. Queste parole, per il cardinale You, “portarono profonda consolazione e coraggio alla società coreana. Ci ricordarono che lo stile del Vangelo e il modo di vivere la compassione proprio della Chiesa non consistono nel creare divisioni, ma nello stare accanto a chi è ferito”.
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