15/04/2020, 12.17
EGITTO
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Cairo, raid della polizia sgomina cellula jihadista pronta a colpire le chiese a Pasqua

Il gruppo era nascosto nel sobborgo residenziale orientale di al-Amireya. Nello scontro a fuoco, durato diverse ore, sono morti sette “terroristi” e un poliziotto. I miliziani sarebbero legati all’Isis. Sacerdote egiziano: Non vi è particolare paura o preoccupazione, chiese e moschee sono chiuse ai fedeli per l’emergenza coronavirus. 

Il Cairo (AsiaNews) - Le forze di sicurezza egiziane hanno sgominato una cella jihadista - con presunti legami con lo Stato islamico - alla periferia est del Cairo, pronta a colpire la comunità cristiana nei prossimi giorni in concomitanza con le celebrazioni della Pasqua copta. Nello scontro a fuoco, durato almeno quattro ore e trasformatosi in una vera e propria battaglia urbana nella megalopoli da 20 milioni di abitanti, sono morti almeno sette “terroristi”. Una vittima fra le forze di sicurezza, che hanno fatto irruzione in un edificio per “neutralizzare” il gruppo. 

Interpellato da AsiaNews p. Rafic Greiche, presidente del Comitato dei media del Consiglio delle Chiese d’Egitto, riferisce che “la notizia non aggiunge particolare paura o preoccupazione” fra i cristiani. Egli sottolinea che “in realtà gran parte dei luoghi di culto” fra cui “chiese e moschee sono chiuse” al pubblico e l’ingresso ai fedeli è proibito a causa dell’emergenza Covid-19. “Non credo - afferma il sacerdote - anche se questa è la mia opinione personale, che le chiese potevano essere un reale obiettivo” del gruppo terrorista, il quale “forse intendeva colpire altrove”. 

Le violenze sono avvenute nel quartiere residenziale orientale di al-Amireya, dove i terroristi avevano la loro base. L’operazione, innescata da una soffiata, ha permesso di sventare una serie di attentati che i miliziani avrebbero pianificando contro forze della polizia e chiese copte, in vista della Pasqua ortodossa in calendario il prossimo 19 aprile. All’interno dell’appartamento erano conservate diverse armi e un enorme quantitativo di munizioni, da utilizzare negli attacchi. 

Fonti del ministero egiziano degli Interni riferiscono che nello scontro a fuoco sarebbero rimasti feriti anche tre agenti, uno dei quali è stato ricoverato in ospedale. La cellula sarebbe legata alle milizie dello Stato islamico (SI, ex Isis), ancora attive in Egitto soprattutto nella regione del Nord Sinai e nella capitale. Nei giorni precedenti la banda avrebbe raccolto informazioni sui luoghi di culto cristiani del distretto, peraltro chiusi per provvedimento governativo. 

Analisti ed esperti spiegano che il sobborgo di al-Amireya è fra le aree più popolate del Cairo, le strade sono strette ed è un nascondiglio ideale per un gruppo che “si vuole preparare ad un attacco”. In questo momento l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sull’emergenza nuovo coronavirus, che ha investito anche il Paese; i terroristi volevano approfittare della situazione di crisi per colpire, ma una segnalazione ai servizi avrebbe interrotto i loro piani. 

In questi giorni sui canali ufficiali dello Stato islamico i vertici del gruppo jihadista invitano i propri miliziani a colpire senza tregua, sfruttando proprio l’emergenza coronavirus.

In una nazione di quasi 95 milioni di persone a larga maggioranza musulmana, i cristiani [soprattutto copti ortodossi] sono una minoranza consistente pari al 10% circa del totale. Fra il 2016 e il 2017 il Paese ha registrato una serie di attentati sanguinosi, che hanno coinvolto la stessa comunità cristiana. In relazione agli attacchi, nel 2018 un tribunale militare ha condannato a morte 17 persone; tuttavia, il pugno di ferro delle autorità non è però servito a fermare attacchi e violenze. Lo scorso anno è stato un imam a sventare una strage di cristiani alla vigilia del Natale.

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