12/05/2020, 08.29
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Card Bo: Covid-19 ‘tempesta perfetta’, da vivere con speranza, immaginazione, intelligenza

In una lettera ai cattolici dell’Asia il porporato sottolinea che la pandemia è una possibilità per ripensare gli stili di vita. L’adesione alla giornata di preghiera del 14 maggio. La pandemia non ha fermato le armi e le violenze. Servono veri leader, capaci di sfruttare le opportunità per costruire fiducia ed entrare in un mondo nuovo.

Yangon (AsiaNews) - La pandemia di Covid-19 è “una tempesta perfetta”, che offre la possibilità di ripensare modi e stili di vita, sebbene ad oggi i più colpiti siano sempre poveri e migranti “affamati” che “non possono isolarsi, non hanno acqua per lavarsi, hanno perso lavoro e reddito”. È quanto scrive in una lettera l’arcivescovo di Yangon card Charles Maung Bo, il quale invita i fedeli del continente asiatico a “Vivere una crisi con speranza”, come recita il titolo. Per il porporato birmano, infatti, è tempo di allargare “immaginazione e intelligenza” per “imparare in modo nuovo” e prepararsi ad un mondo che è “cambiato”.

Il cardinale e presidente della Federazione delle conferenze episcopali dell’Asia (Fabc) si unisce alla giornata di preghiera indetta dall’Alto comitato per la fratellanza umana in programma il prossimo 14 maggio. “In molte parti dell’Asia - afferma - viviamo sotto restrizioni” con scuole chiuse, mercati che esauriscono le scorte, viaggi proibiti “ma, sembrerà assurdo, l’oscena follia dei conflitti continua”. I comandanti militari, aggiunge, “si comportano come se le loro armi fossero più potenti del virus” mettendo in pericolo la vita “dei civili”.

In Myanmar, nazione piegata da anni di violenze etniche e religiose, è alta l’allerta per una possibile escalation della pandemia di nuovo coronavirus, a dispetto dei numeri ufficiali ancora contenuti con 180 casi sinora registrati e sei vittime. Secondo gli esperti una diffusione avrebbe effetti disastrosi tanto da paventare il pericolo di una catastrofe sanitaria. Un contesto critico definito “via Crucis dell’umanità e sfida per la fede”, alla cui origine vi sarebbe, per l’arcivescovo di Yangon, il Partito comunista cinese che è il principale “colpevole” della pandemia mentre il popolo è la prima vittima. 

Il continente ha dovuto sperimentare in questi anni diverse calamità, fra cui guerre, conflitti e crisi senza fine, tsunami, il ciclone Nargis e frequenti tifoni dall’effetto devastante. L’emergenza “non finirà”, avverte il porporato, ma se fino ad ora nessuna di queste “ci ha cambiato” stavolta la situazione è diversa. “Una catastrofe - avverte - che colpisce 200 nazioni cambia il mondo. È come una guerra mondiale” e le conseguenze resteranno “per decenni”.

Il cardinale birmano si rivolge quindi alla classe politica e dirigente, che in una crisi di queste proporzioni deve mostrare “veri leader” capaci di sfruttare “le loro opportunità per costruire fiducia”. “Siamo - prosegue - di fronte a un cambiamento epocale contraddistinto da paura, xenofobia e razzismo. Leader populisti emergono oggi in molte nazioni. L’antidoto al populismo consiste negli sforzi di cittadini organizzati che sono pronti a promuovere l’esperienza del ‘noi’, che si contrappone al culto del sé”. Non ci sarà un ritorno al prima e le nostre vite “non riprenderanno come se nulla fosse successo”. 

“Questo è tempo per la pazienza, l’energia, l’intelligenza” e per “prepararsi a un mondo nuovo” in cui dobbiamo realizzare quanto dipendiamo “gli uni dagli altri e di imparare a lavorare in modo collettivo e collaborativo, condividendo responsabilità e apprezzando la solidarietà”. E soprattutto, avverte, di “mettere da parte l’odio e le armi” di fronte a un “nemico comune che sta attaccando tutta l’umanità”. 

In tutta l’Asia molte persone sono ferite, sia dal punto di vista fisico che emotivo, sul piano finanziario e spirituale. Per fronteggiare l’emergenza, la Chiesa birmana si è attivata “con generosità” per far fronte ai bisogni. Il card Bo conclude la propria riflessione citando una riflessione della scrittrice indiana Arundhati Roy, secondo la quale il Covid-19 è un “portale”, un momento di rottura fra un tempo andato e uno nuovo [...], un mondo dove è riconosciuta la dignità di ogni uomo. Siete pronti ad entrare in questo mondo nuovo?”. 

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