23/09/2013, 00.00
ITALIA - ASIA
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Card. Bagnasco: Troppa violenza contro i cristiani, il mondo non faccia finta di non vedere

Aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente della Cei, l'arcivescovo di Genova esprime a nome della Chiesa italiana "vicinanza" alla Siria e all'intero Medio Oriente, che "da troppo tempo vivono nella violenza e nella paura". I danni dell'individualismo, che "avvelena gruppi e popoli. La violenza contro i cristiani sembra intensificarsi".

Roma (AsiaNews) - La Chiesa italiana "è vicina con una parola di sincerità prossima alla Siria e all'intero Medio Oriente, a cominciare dalla Terra Santa, che da troppo tempo vivono nella violenza e nella paura". Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente a Roma. Nel corso della sua prolusione, che ha toccato i temi sensibili dell'Italia contemporanea, l'arcivescovo di Genova ha dedicato un lungo passaggio allo scenario internazionale.

Il primo punto preso in considerazione dal presule riguarda i danni dell'individualismo, che avvelena gruppi e popoli: "Ciò è visibile sullo scenario internazionale con aperte e continue forme di discriminazione e di intolleranza. In troppe parti del mondo la violenza, specialmente contro i cristiani, non solo continua ma addirittura sembra intensificarsi. Dio non vuole questo, e la comunità internazionale continua ad essere tiepida facendo finta di non vedere. Ai molti fratelli e sorelle perseguitati per la fede, diciamo la nostra calda vicinanza nella preghiera e in ogni altra forma di solidarietà; ma altresì eleviamo forte la nostra voce, perché il rispetto e la convivenza si affermino in modo chiaro e definitivo".

In questo senso, prosegue il card. Bagnasco, "una parola di sincera prossimità va alla Siria, alle centomila vittime dei combattimenti, ai due milioni di profughi, all'intera popolazione che da troppo tempo vive nella violenza e nella paura. Ma anche all'intero Medio Oriente, a cominciare dalla Terra Santa. Il Santo Padre Francesco ha più volte fatto appello alla via del dialogo e del negoziato, e ha voluto la giornata di digiuno e di preghiera per invocare la pace nella giustizia: è stata una ispirazione seguita non solo dai cattolici e dai cristiani, ma anche da credenti di altre religioni e da non credenti. Che il Signore doni saggezza ai responsabili delle Nazioni, sapendo che la guerra non produce la pace, ma genera violenza, odio, vendetta".

In vista anche della Giornata mondiale dei migranti, di cui domani sarà reso noto il Messaggio firmato da Francesco, il presule conclude il suo passaggio con un appello: "Non possiamo dimenticare la recente visita del Papa a Lampedusa, meta di disperazione e di speranza per molti. Essa ha riproposto la logica delle beatitudini e del giudizio davanti a Dio - 'ero straniero e mi avete accolto' (Mt 25,35) - e ripresenta alla coscienza europea un dramma che nessuno Stato membro può eludere: Lampedusa - e in genere l'Italia - è la porta dell'Europa, cioè la porta di casa. Ma, altresì, il Papa ha sollecitato le Nazioni più ricche a riconsiderare le ferite di molti popoli senza girare lo sguardo dall'altra parte, come accadde nella parabola del samaritano. Si tratta di giustizia e di solidarietà, ma anche di intelligenza: fino a quando tanti squilibri e sofferenze?".

 

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