20/01/2022, 10.15
SIRIA
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Card. Zenari: sinodo e carità per sanare le ‘sanguinose ferite’ siriane

Dal 15 al 17 marzo in programma una conferenza per approfondire i temi del Sinodo voluto dal papa. Presenti tutte le diocesi, alcuni dicasteri romani, enti caritatevoli locali e internazionali. Arcivescovo maronita di Damasco: un'occasione “per riscoprire la nostra missione”. La fuga all’estero dei giovani rende i cristiani ancor più minoranza. 

Damasco (AsiaNews) - Uno degli eventi “più significativi” in tema di “sinodalità della Chiesa in Siria”. Così il nunzio apostolico a Damasco, il card. Mario Zenari, diplomatico vaticano di lungo corso che non ha mai abbandonato il Paese anche nei momenti più duri e bui del conflitto, illustra ad AsiaNews la tre giorni di conferenza in programma dal 15 al 17 marzo. Il titolo scelto è “Chiesa, casa della carità - Sinodalità e coordinamento” e vede la presenza “di tutte le diocesi della Siria, di alcuni dicasteri romani, di enti caritatevoli siriani e internazionali”. 

Il porporato conferma il valore dell’appuntamento, fra i più importanti per la Chiesa locale degli ultimi anni e una risposta alle direttive tracciate da papa Francesco, che invita l’intera realtà ecclesiale a camminare insieme. “Sinodalità ed esercizio della carità”, aggiunge il card. Zenari, rappresentano una medicina con la quale curare le ferite inferte da “questi anni di sanguinoso conflitto” e dalle sanzioni economiche che finiscono per colpire la popolazione civile, a cominciare dalla bomba della povertà.

La conferenza è uno degli appuntamenti che caratterizzano i prossimi mesi della Chiesa in Siria, realtà che ha saputo mantenersi viva e presente nonostante le difficoltà di questi anni, non ultima la migrazione - come altre nazioni della regione, vedi l’Iraq - che ha decimato la comunità. In un messaggio ai fedeli del 2017, l’arcivescovo maronita di Damasco, mons. Samir Nassar, scriveva che “non si è celebrato nemmeno un battesimo o matrimonio negli ultimi otto mesi”. Un crollo nei sacramenti nei cinque anni precedenti e “l’assenza di giovani” che ha determinato inevitabili ripercussioni “nella vita parrocchiale”. 

Le “eroiche” famiglie cristiane, come le ha definite l’arcivescovo stesso nel messaggio di Natale 2021, hanno saputo però lottare, resistere e oggi guardano al futuro con rinnovata speranza. Per il sinodo generale, spiega ad AsiaNews mons. Nassar, sono nati gruppi di approfondimento, promossi incontri di preghiera e conferenze nelle quali approfondire i temi proposti dal pontefice e dalla Chiesa locale. Ieri si è conclusa la tre giorni (17-19) dedicata alla vita consacrata alla quale “hanno partecipato centinaia di suore e religiosi” con un grande spirito di partecipazione e potendo contare “sul nunzio apostolico card. Zenari e sul card. Leonardo Sandri che ci hanno aiutato a preparare questi eventi speciali”. 

“Il sinodo generale - osserva mons. Nassar - ci aiuterà a riscoprire la nostra missione”. Essendo gruppi ridotti potranno ciascuno esprimere le proprie “interessanti valutazioni e dare risposte” ai temi più attuali. In particolare su come essere Chiesa sinodale “camminando assieme come cristiani e come cittadini” siriani. Per il prelato il sinodo è “occasione per discutere di molti ambiti”, dalla scuola alle chiese, le attività degli ospedali così importante nella guerra prima e oggi con la pandemia di Covid-19, la popolazione carceraria, la vita delle famiglie.

Ai lavori sinodali della Chiesa siriana “parteciperanno anche alcuni musulmani” che riceveranno il bollettino quotidiano e “risponderanno ai quesiti” sorti durante le sessioni di lavoro. Vi è un ultimo punto cui mons. Nassar guarda con attenzione, mista a preoccupazione: “Di 19 coppie di cui ho celebrato il matrimonio nel 2021 già 13 hanno lasciato la Siria, le altre stanno cercando in tutti i modi di seguirli. Da una minoranza, ci stiamo trasformando in una minoranza nella minoranza. Così è dura andare avanti… ma la speranza è che il Sinodo ci dia forza e morale per capire come vivere da piccola comunità” che nonostante le difficoltà riesce a dare i suoi frutti. 

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