09/07/2026, 08.45
RUSSIA
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Cecenia: appello alla figlia di Kadyrov per Zarema Musaeva

di Vladimir Rozanskij

Madre di due dissidenti ceceni fuggiti all'estero è stata sequestrata nel 2022 dalle forze di sicurezza mentre si trovava nella sua casa nella Russia centrale e portata a Grozny dove è tuttora in carcere. Ora la figlia Aliya si è appellata ad Ajšat Kadyrova, già ministra della cultura e degli affari sociali, in un gesto estremo per ottenere la sua liberazione.

Mosca (AsiaNews) - Aliya Yangulbaeva, la figlia di Zarema Musaeva, madre di due figli dissidenti fuggiti all’estero e detenuta in una colonia penale cecena da cinque anni, nonostante le sue gravi condizioni di salute, ha chiesto aiuto ad Ajšat Kadyrova, la figlia del capo della repubblica caucasica della Cecenia. Ajšat ha 27 anni, e in precedenza ha ricoperto la carica di ministra della cultura e vice-premier per gli affari sociali, ma nel febbraio dello scorso anno ha annunciato le sue dimissioni, affermando di ritenere tale posizione più adatta a un uomo. Ella è nota, tra l'altro, per essere la proprietaria del marchio Firdaws, ed è stata anche collegata ai tentativi delle autorità cecene di regolamentare le imprese private nei settori della cosmetica e dell'abbigliamento femminile.

Nel gennaio 2022 le forze di sicurezza cecene avevano rapito Musaeva dal suo appartamento a Nižnij Novgorod, nella Russia centrale, portandola con la forza a Grozny con il pretesto di interrogarla in qualità di testimone. È stata arrestata e detenuta per 15 giorni con l'accusa di aver insultato un agente di polizia, e successivamente è stato aperto un procedimento penale per uso di violenza contro un funzionario governativo. In seguito sono state aggiunte accuse di frode e, mentre la sua prima condanna stava per terminare, sono state aggiunte anche accuse di aggressione a un funzionario del Servizio federale di sicurezza nazionale, tutte accuse che Zarema nega.

Kadyrov ha affermato che Musaeva è stata “portata via” perché tutta la sua famiglia “lavorava in modo ostile sui social media”. Il leader della Cecenia ha ripetutamente minacciato la famiglia Yangulbaev: in un videomessaggio ha dichiarato senza mezzi termini che “il loro posto li attende, o in prigione o sottoterra”. Saidi Yangulbaev e sua figlia Aliya, hanno quindi lasciato la Russia nel 2022, e anche i loro figli si trovano all'estero. La salute di Zarema Musaeva è peggiorata significativamente nel corso degli anni di prigionia; la sua famiglia ha già tentato in passato di ottenere la sua liberazione, senza successo.

In un'intervista a Kavkaz.Realii, Aliya Yangulbaeva ha sottolineato che la sua lettera pubblica ad Ajšat Kadyrova non è motivata da ragioni politiche, ma dalla speranza di sfruttare ogni opportunità per ottenere la liberazione di sua madre. Secondo lei, durante gli anni di prigionia, la famiglia ha tentato diverse vie legali, ma nessuna ha portato a risultati concreti. “Mamma non è mai tornata a casa, e oggi colgo semplicemente ogni occasione per farmi ascoltare. Se c'è anche la minima possibilità che il mio appello possa contribuire ad avvicinare la sua liberazione, mi sento in dovere di coglierla”, afferma Aliya. Commentando la decisione di sua sorella di rivolgersi a Kadyrova, l'avvocato e attivista per i diritti umani Abubakar Yangulbaev sottolinea che “praticamente tutti i meccanismi disponibili sono stati esauriti: denunce alle forze dell'ordine, campagne mediatiche e appelli mirati a politici e personaggi pubblici”.

Quando un approccio fallisce, continua Yangulbaev, bisogna cercarne un altro; sua sorella ha trovato nella figlia del leader ceceno la figura più attiva ed efficace in termini di risoluzione del conflitto. Inoltre, è la figlia maggiore della famiglia, il che le conferisce autorità sul padre. Fatima Gazieva, attivista cecena per i diritti umani residente in Belgio, ritiene anch'essa che questa mossa indichi la volontà della famiglia di utilizzare assolutamente tutte le risorse a sua disposizione: “Quando i meccanismi legali di tutela e di equa valutazione dei reclami falliscono, le persone si rivolgono a chi detiene autorità pubblica, influenza o vicinanza ai centri decisionali”, un gesto di disperazione, in quanto la figlia di Musaeva si rivolge alla figlia di Kadyrov non perché creda di poter intervenire realmente, ma perché sta cercando di raggiungere qualcuno che possa influenzare la situazione.

Il garante ceceno per i diritti dell’uomo, Mansur Soltaev, ha recentemente affermato che “le donne nel Caucaso settentrionale godono di una protezione speciale, e occupano una posizione elevata nella società”. Egli definisce “provocazioni” le denunce degli attivisti per i diritti umani riguardanti rapimenti, torture, prigioni segrete, deportazioni forzate per la guerra in Ucraina e “delitti d'onore”. La situazione di Zarema Musaeva è una chiara testimonianza dell’ipocrisia dei vertici della Cecenia, che praticano ogni tipo di abusi, con la benedizione del Cremlino.

 

Foto: Committee Against Torture

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