05/05/2026, 23.59
RUSSIA
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Censura e autocensura in Russia

di Vladimir Rozanskij

Il livello di controllo statale su quello che i cittadini dicono e scrivono a Mosca oggi è ormai superiore a quello dell’Unione Sovietica prima di Gorbačev. Qualunque poliziotto, vigile o giudice si attiene a questa linea; tutti capiscono che non si può più parlare di politica o criticare chi è al potere, e si controllano anche le espressioni più innocue.

Mosca (AsiaNews) - Oltre al blocco di internet e dei messenger, in Russia aumenta sempre più la pressione della censura vera e propria, e si può finire in prigione per pubblicazioni su qualunque tematica, per qualunque ambito della vita personale e sociale. È stato censurato ad esempio il ritornello della canzone del gruppo Anacondaz “Mamma, ti voglio bene” sul service Jandex.Musica, che ora si può ascoltare solo con lunghe pause di silenzio, in quanto sono state oscurate le parole “narcotraffico”, “cocaina”, “satana” e anche la frase “ho tradito la patria”. Sui giornali di fumetti giapponesi manga ci sono intere pagine colorate, e nessuno ormai si sorprende se da molti libri sono stati cancellati interi capitoli.

È stato anche istituito un consiglio di esperti per controllare i contenuti nell’ambito multimediale di internet, dei libri e dei film, soprattutto per “l’interpretazione della storia” secondo le direttive del ministero dell’istruzione, con la collaborazione di docenti dell’università pedagogica Mgpu di Mosca e dell’Accademie delle Scienze di Mosca. Ovviamente non mancano i tentativi costanti di censurare anche i messaggi dei social network, anche se non hanno contenuti riferibili alla politica, alla guerra o ad altri argomenti proibiti. Un abitante della regione dell’Altaj in Siberia ha ricevuto la visita della polizia dopo aver pubblicato un video sull’alluvione nella zona. Secondo i dati di Reporter senza frontiere, la Russia occupa ormai il 162° posto su 180 per il livello di libertà d’espressione. Il professore Andrej Richter, dell’università Kamensky di Bratislava, ha commentato questa situazione per Radio Svoboda, osservando che “ciò che accade oggi non è altro che la conseguenza di ciò che è iniziato nel 2022”.

Secondo Richter, il livello di controllo statale su quello che i cittadini dicono e scrivono è ormai superiore a quello dell’Unione Sovietica prima di Gorbačev. Il tutto è iniziato ancora prima del conflitto con l’Ucraina, con le polemiche sul Covid e la volontà di consolidare il potere del Cremlino. Nel frattempo si sono sviluppate le tecnologie, con la possibilità di parlare di qualunque argomento senza limiti a livello mondiale. Il giro di vite è cominciato alla fine degli anni Dieci, per poi arrivare all’estremo dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022: “tutti capiscono che non si può più parlare di politica o criticare chi è al potere, e si controllano anche le espressioni più innocue”, ricorda l’esperto.

Tutto comincia con la pubblicazione in rete di immagini dei bombardamenti o di altri attacchi degli ucraini sul territorio della Russia, e l’intenzione è quella di non fornire informazioni che possano essere usate dagli occidentali. Ai tempi sovietici vigeva la stessa regola, quella di non diffondere notizie su qualunque avvenimento negativo sul territorio interno, si trattasse di incidenti e catastrofi, epidemie, arresti e altro che potesse gettare ombre sulla situazione nel Paese. Ora le informazioni volano sulla rete senza confini, e non solo girano all’estero, ma creano ansia negli stessi cittadini russi, come quelle sulle inondazioni.

La censura non viene soltanto imposta dall’alto, dalle strutture centrali; chiunque in Russia oggi si occupi in qualche modo dell’ordine pubblico anche a livello locale è consapevole di dover stringere sempre più le possibilità di esprimersi a tutti i livelli, e quanto più lo fai, tanto più hai speranze di carriera e di apparire come un “difensore della Patria”. Qualunque poliziotto, vigile o giudice si attiene a questa linea oppressiva, senza bisogno di ricevere ordini scritti, e questo clima è ormai penetrato nella coscienza di tutti i cittadini, che si adattano all’autocensura senza bisogno neppure di minacce esplicite.

Una condizione privilegiata è quella dei voenkory, i “corrispondenti di guerra” o Z-Blogger, che hanno più libertà anche di criticare le azioni dei capi militari e politici, spingendo per una vittoria più schiacciante sul campo delle operazioni militari, ma anche loro devono stare attenti a non superare determinati confini, come quello del “discredito delle forze armate”. La costituzione russa afferma comunque la libertà di espressione, ma con un’interpretazione particolare, come quella espressa dal garante per i diritti dell’uomo, Valerij Fadeev: nella sua teoria della “trasfigurazione dell’umanesimo”, solo in Russia si difendono davvero i diritti, e comunque non in Occidente, dove “chiunque può manipolarli”, mentre in Eurasia sono esaltati dall’affermazione dei “diritti tradizionali e culturali” di ogni persona. 

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