29/10/2021, 08.48
RUSSIA
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Chiesa russa falcidiata dal Covid-19

di Vladimir Rozanskij

Nuova ondata pandemica nel Paese. La popolazione, soprattutto il clero ortodosso, mostra una generale resistenza a vaccinarsi. Vietate le manifestazioni pubbliche, comprese le processioni religiose. Almeno 231mila morti dallo scoppio dell’emergenza sanitaria.

Mosca (AsiaNews) – La Chiesa ortodossa continua a perdere figure di altissimo valore spirituale a causa del Covid-19. La Russia è alle prese con una violenta e interminabile ondata di pandemica, con la popolazione – soprattutto il clero ortodosso – che mostra una generale resistenza alla campagna vaccinale.

Il coronavirus ha costretto la diocesi di Kazan ad annullare la solenne processione del 4 novembre in onore della Madonna cittadina. È il giorno della festa dell’Unità nazionale, legata proprio alla memoria della miracolosa icona che guidava le armate popolari contro gli invasori agli inizi del XVII secolo.

Il presidente Vladimir Putin ha deciso la sospensione lavorativa dal 30 ottobre al 7 novembre, con forti restrizioni a qualunque manifestazione pubblica, agli spostamenti interni ed esterni al Paese, quindi anche alle visite di ricongiungimento familiare. I russi sono abituati alla lunga vacanza di inizio novembre: ai tempi sovietici si festeggiava la rivoluzione il 7 novembre, e la festa del 4 è stata scelta anche per non modificare questa abitudine all’inizio delle gelate invernali. Sarà però molto difficile rispettare le misure di lockdown, perché proprio in questi giorni si è soliti condividere i festeggiamenti in forme molto ampie ed esuberanti.

La nuova ondata del morbo polmonare sta portando via ai fedeli moltissimi sacerdoti e monaci in tutte le regioni. Il 27 ottobre un gruppo di lavoro del Patriarcato per le misure contro il coronavirus ha pubblicato dati molto allarmanti, facendo memoria di diversi chierici scomparsi negli ultimi giorni, in età ancora relativamente giovane.

Il 26 ottobre è morto il 49enne padre Sergij Oprja (v. foto), parroco della cattedrale dell’Assunzione di Latonovo, nella regione di Rostov. Il giorno prima era venuto meno il 60enne “protoierej” Ioann Podvornjak, parroco della chiesa di San Nicola a Utjaševo, nella regione siberiana di Tjumen. In questi giorni sono morti diversi altri sacerdoti, come il 74enne p. Aleksandr Mukhametov a Volgograd, il 51enne ieromonaco Kirill (Korolskij) della Kamčatka e il 66enne protoierej Grigorij Sekretarev della regione di Pskov.

Ieri in Russia si sono verificati più di 39mila casi d’infezione, con 1.114 morti. Le vittime ufficiali dall’inizio della pandemia sono 231mila, anche se molti ritengono queste cifre molto inferiori a quelle reali. Su ordine di Putin, il governo ha intensificato la campagna vaccinale, che finora ha raggiunto poco più del 30% della popolazione. Verranno diffusi messaggi molto più aggressivi, pur senza arrivare all’obbligo di vaccinazione. Di fatto molte regioni hanno istituito nuovi lockdown, con la chiusura delle scuole e di molti locali pubblici, cinema e teatri.

Il presidente della Corte costituzionale, Valerij Zorkin, ha avvertito che “i provvedimenti restrittivi presi dalle autorità devono essere commisurati al livello di pericolosità per la società, e non portare alla violazione dei diritti costituzionali e delle libertà”. Il virus miete vittime soprattutto tra gli anziani, ma rimane alto il numero degli infetti sotto i 60 anni.

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