01/06/2026, 12.30
HONG KONG-CINA
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Chow Hang-tung: 'Il mio sciopero della fame in cella per non dimenticare Tiananmen'

di Chow Hang-tung *

In un messaggio scritto dal carcere l'avvocatessa a processo con Lee Cheuk-yan e Albert Ho per le veglie del 4 giugno a Victoria Park racconta il senso della resilienza nella memoria della strage avvenuta nel 1989 a Pechino, mentre le autorità di Hong Kong coprono con una distesa di bancarelle il vuoto lasciato dalla repressione. "Il 4 giugno è una questione di principio, la nostra salvaguardia più affidabile contro il perpetuarsi della dittatura e del culto del potere".

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - A Hong Kong - come accade ormai da qualche anno – a Victoria Park è in via di allestimento la fiera che il 4 giugno il governo locale promuove per occupare lo spazio e non far vedere il vuoto, là dove ogni anno la società civile locale si dava appuntamento per ricordare con una veglia notturna il massacro di piazza Tiananmen del 4 giugno 1989 a Pechino. Succedeva fino al 2019, prima del pugno di ferro con cui la Repubblica popolare cinese ha imposto lo stop a ogni manifestazione di questo tipo nell’ex colonia britannica.

Quest’anno l’anniversario cade nel “periodo sospeso” tra la fine del dibattimento e i tempi (lunghi) attesi per la sentenza nel processo contro il sindacalista Lee Cheuk-yan, l’avvocatessa Chow Hang-tung e l’ex deputato Albert Ho, i promotori della Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China che organizzava l’annuale appuntamento del 4 giugno a Victoria Park. I primi due - che non si sono dichiarati colpevoli delle accuse di “incitamento alla sovversione” ai sensi della famigerata Legge sulla sicurezza nazionale - rischiano una condanna a 10 anni di carcere (dove peraltro si trovano già da più di 4 anni). Dalla sua cella Chow Hang-tung - avvocata 41enne della nuova generazione di attivisti, che si è difesa da sola in tribunale - ha fatto uscire una riflessione rilanciata dai curatori del suo profilo sul social network Patreon che pubblichiamo qui sotto. Nel testo parla del senso della resilienza nel continuare a ricordare il 4 giugno nonostante la durezza della repressione di Pechino e annuncia anche uno sciopero della fame di 37 ore, una per ciascuno degli anni trascorsi dal massacro che nel 1989 soffocò nel sangue coi carri armati la sete di libertà dei giovani cinesi.

Il 19 maggio, dopo aver presentato la mia arringa conclusiva in tribunale, sono tornata in prigione e ho trovato la notizia secondo cui Starbucks Corea aveva suscitato l'indignazione pubblica utilizzando un massacro avvenuto 46 anni fa come trovata di marketing. Il presidente del gruppo si è affrettato a scusarsi e l’amministratore delegato è stato persino licenziato. Eppure, nella mia città - come se fossimo in un universo parallelo - non solo le fiaccolate notturne sono considerate criminali, ma anno dopo anno le persone organizzano apertamente mercatini e allestimenti festivi nell'anniversario del massacro, proprio nei luoghi della commemorazione, senza la minima vergogna o rimorso. Questi organizzatori non subiscono alcuna conseguenza; al contrario, ricevono persino consistenti finanziamenti pubblici.

Qui, forse, passa la linea che separa la civiltà dalla barbarie.

Una società che perde la libertà di parola non perde soltanto alcuni articoli o alcuni eventi: perde la propria anima. La moralità nasce dal cuore umano e muore per mano del potere; nasce dalla scelta e muore di fronte all'uniformità; nasce dalla ricerca e muore di fronte all'obbedienza cieca.

“Il potere corrompe” è una frase abusata, ma quando la volontà di potere permea ogni cosa e diventa il criterio supremo delle azioni e delle decisioni umane, il declino della società diventa inevitabile. Al contrario, resistere all’espansione del potere, o persino tentare di rinchiuderlo nuovamente nella sua gabbia, richiede un fermo ritorno ai valori umani fondamentali, riconquistando passo dopo passo la nostra umanità dalle sue grinfie.

Questa battaglia legale è uno di questi tentativi: è la richiesta di non pronunciare parole in cui non credo, di non fare cose che non dovrei fare e di non soffermarmi sul successo o sul fallimento.

È difficile? Eppure non è altro che la natura umana fondamentale. Chi mai nasce con un desiderio di parlare in modo insincero o di agire contro la propria coscienza? Essere la versione più autentica di sé dovrebbe essere la cosa più facile e naturale del mondo.

Non nutro grandi ambizioni. L'utopia che immagino è semplicemente un luogo in cui tutti possano vivere comodamente e liberamente, dove la vita sia un po' più autentica e un po' più semplice. Eppure, come uno specchio deformante, l'eccessiva concentrazione del potere ha sempre distorto la natura umana. Controllare quel potere e porre fine alla dittatura è quindi non negoziabile; non c'è spazio per ritirarsi o sottrarsi.

Preservare la memoria del 4 giugno significa salvaguardare la stessa soglia minima di decenza umana. Quando facciamo quel passo in più seguendo la nostra coscienza, la portata del potere autoritario si riduce nella stessa misura.

Il 4 giugno è una questione di principio. Restando saldi su questo punto, possiamo costruire la resilienza necessaria per resistere agli effetti corrosivi del potere. Questa resilienza è la nostra salvaguardia più affidabile contro il perpetuarsi della dittatura e del culto del potere.

Quest'anno ricorre il 37º anniversario del massacro del 4 giugno e protrarrò il mio sciopero della fame per 37 ore mentre sono incarcerata.

Vi prego di non dimenticare: dietro lo splendore del potere e della dittatura si celano il sangue e i sogni infranti della gente comune. Perché nell'oblio sta la fine della democrazia. Possono rinchiuderci, ma non possono mettere in catene le nostre anime.

Ora che la storia dell'Alleanza di Hong Kong è stata raccontata, raccogliamone il testimone e portiamo avanti il cammino.

Nella lotta tra la memoria e la sua riscrittura... la nostra storia è ben lontana dall'essere conclusa!

 

* Avvocatessa di Hong Kong in carcere dal 2022 per essere stata tra gli organizzatori delle veglie in memoria del massacro di piazza Tiananmen 

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