22/12/2022, 11.52
LANTERNE ROSSE
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Cina in emergenza Covid, ma con pochi morti: dubbi su statistiche ufficiali

di Li Qiang

Conteggiati solo sette decessi dopo le riaperture forzate dalle proteste anti-lockdown. Ospedali pieni; mancano medicinali e servono respiratori. Probabile il regime minimizzi il numero delle vittime per motivi politici. L’errore di Xi Jinping: impiegare risorse per le quarantene invece che per le cure ospedaliere.

Pechino (AsiaNews) – Dopo il repentino allentamento delle restrizioni anti-Covid-19, accelerato dalle proteste popolari di fine novembre, la Cina affronta una nuova emergenza pandemica. Malgrado ciò il numero ufficiale delle vittime rimane molto basso (5,241), alimentando il solito sospetto che il regime falsifichi le statistiche per motivi politici e di controllo sociale.

Dall’abbandono l’8 dicembre della politica zero-Covid di Xi Jinping, il governo ha conteggiato solo sette morti per coronavirus. Questo nonostante il vertiginoso aumento di pazienti negli ospedali, l’alta richiesta di acquisto di respiratori per le terapie intensive, l’esaurimento delle scorte di medicine e l’alta richiesta di cremazioni per defunti.

Il 20 dicembre le autorità sanitarie hanno precisato che solo le persone infette morte di polmonite o problemi respiratori saranno considerate vittime del Covid. Sono gli stessi medici cinesi a sostenere però che il numero delle infezioni e dei decessi è sottostimato, rivela la Reuters, anche perché dopo le riaperture sono calati di molto i test con i tamponi.

Secondo l’ultima previsione di Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington, nel 2023 il Covid potrebbe uccidere più di un milione di cinesi. Entro inizio aprile si dovrebbe avere il picco di contagi e decessi. Si teme soprattutto un’impennata delle infezioni il prossimo mese, in coincidenza con le festività del Capodanno lunare.

Il timore degli analisti è che per motivi politici il governo stia nascondendo il vero impatto del ritiro delle restrizioni draconiane contro la pandemia. Molti osservatori, soprattutto esterni, hanno sempre messo in dubbio l’affidabilità dei dati cinesi, soprattutto quelli economici. Le cifre ufficiali – quasi sempre positive – spesso contrastano con la situazione reale.

Nel settembre 2021 il governo centrale ha lanciato una battaglia contro le statistiche economiche spesso false e gonfiate delle province. L’anno prima il premier Li Keqiang aveva ordinato ai dirigenti locali di “dire la verità” sullo stato economico dei territori da loro amministrati, l’unico modo per raggiungere gli obiettivi della leadership: lo stesso accade con il Covid.

Il quadro che emerge non è dei migliori per Xi. Con ogni probabilità le amministrazioni provinciali sono rimaste con pochi fondi per comprare attrezzature mediche necessarie al trattamento ospedaliero del Covid; realtà locali già molto indebitate hanno investito quasi tutte le risorse nelle strutture di quarantena e per i test di massa.

Come nota Nikkei Asia, con due premier di fatto ora al comando dell’amministrazione centrale – l’uscente Li Keqiang e il suo probabile successore Li Qiang – la gestione dell’emergenza sanitaria risulta poi caotica, se non fuori controllo.

 

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