12/12/2022, 08.54
RUSSIA
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Con guerra in Ucraina la criminalità dilaga nelle città russe

di Vladimir Rozanskij

Condannati vengono liberati per combattere in territorio ucraino. Molti disertano per tornare a delinquere. Il ruolo dell’agenzia di mercenari Wagner. Armi militari usate per  atti criminali in Russia. Il pericolo di una nuova guerra tra cartelli della criminalità organizzata.

Mosca (AsiaNews) – Un effetto collaterale della guerra russa all’Ucraina, per cui vengono reclutati e mobilitati anche detenuti presi dalle prigioni e dai lager, è il dilagare della criminalità nel Paese.  Condannati ormai liberi e “condonati”non si abbattono solo sul nemico ucraino, con efferate stragi lasciate sul campo di battaglia, ma prendono sempre più il controllo degli spazi sociali in Russia.

Nella regione di Rostov è stato arrestato un uomo sospettato di aver attaccato le Forze dell’ordine lo scorso 6 dicembre, nella città di Novošakhtinsk. Secondo quanto comunicato dalla procura, un bandito camuffato e armato con un fucile Kalašnikov ha aperto il fuoco su una pattuglia della polizia, ferendo un agente. Le autorità cittadine hanno attivato un piano di controllo generale detto “Sirena”, chiudendo asili e scuole e mettendo posti di blocco nelle vie cittadine. Chiesto agli abitanti anche di non uscire di casa.

L’uomo è tuttora a piede libero, ma è stato identificato come il 38enne disertore Pavel Nikulin, secondo il canale Telegram “Baza”, che doveva scontare ancora diversi anni nella prigione di Ufa nel Baškortostan, dove era stato arruolato nella compagnia Wagner di mercenari per andare in Ucraina. L’ufficio stampa di Evgenij Prigožin, fondatore e capo della Wagner, ha fatto sapere di aver aperto un’inchiesta interna per verificare la partecipazione di Nikulin all’atto terroristico.

Il fatto è che solo negli ultimi due mesi i reclutatori hanno prelevato da lager e prigioni 23mila detenuti, inviati poi al fronte, e molti di loro sono fuori controllo. In tutto il 2022 il volume dei crimini è cresciuto di oltre il 30%, con ampio uso di armi ed esplosivi in dotazione ai militari, secondo i dati del ministero degli Interni. I territori più interessati al fenomeno sono quelli vicini al confine ucraino come Rostov, insieme alle regioni di Kursk e Belgorod.

Il giurista Aleksej Fedjarov ha commentato questa situazione ai microfoni di Currentime.tv, ricordando che “le armi sono stupide, quando tiri il grilletto sparano; già durante la guerra cecena le Forze dell’ordine facevano molta attenzione a non disperdere gli armamenti tra la popolazione, ma ora la guerra si svolge su un territorio molto esteso e incontrollabile, e così molta parte dei suoi effettivi si perde nelle nebbie”. Si suppone che un numero notevole di armi venga poi rivenduto al mercato nero, e non si tratta solo di soldati che tornano da un periodo di combattimenti trattenendo le armi illegalmente, ma agiscono gruppi professionali, cartelli del traffico d’armi, “per i quali questa guerra è una vera festa di nozze”.

Prigožin diffonde messaggi propagandistici in favore della Wagner, assicurando che nelle sue fila si rispettino regole severissime contro le “prostupki”, trasgressioni come la diserzione e lo sciacallaggio. Egli stesso si reca nelle prigioni a reclutare soldati per la compagnia “mettendo in chiaro le responsabilità che si assumono”, come ripete spesso nelle sue dichiarazioni pubbliche, e questo vuol dire che “qualcuno la pagherà” nel linguaggio dei carcerati, e che comunque avranno una chance per sfuggire alle condanne, e riprendere la loro vita da criminali.

Come ribadisce Fedjarov, “non è pensabile che su cento ‘zeki’ [detenuti] non se ne trovino 5-10 che cerchino di scappare… se raccogli questo tipo di pubblico, non ci dobbiamo stupire se poi le armi spuntano qua e là in azioni di malvivenza, e se non si tenessero le armi potrebbe essere anche peggio, perché dovrebbero procurarsele”. Le Forze dell’ordine non sono in grado di controllare questa situazione, né quelle impegnate contro la criminalità organizzata né le sezioni dell’antiterrorismo, perché si tratta di una rete che sfugge a entrambe le definizioni, derivata dalle operazioni militari.

Il governo aveva sgominato la criminalità organizzata di vecchio stampo in via ufficiale ai tempi della presidenza Medvedev (2008-2012), quando Putin era primo ministro, smantellando poi molte strutture della lotta alle mafie. Ora invece, afferma Fedjarov, “ci saranno nuove spartizioni del potere criminale, e chi vincerà controllerà la situazione in tutto il Paese per i prossimi anni”.

Anche tra gli oligarchi è in atto una spartizione nel settore finanziario e commerciale, ma “i banditi e i mafiosi non si limitano ad inscenare qualche suicidio di pezzi grossi dalla parte dei perdenti: scorrerà molto sangue dei russi, con le armi date per combattere gli ucraini”.

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