03/10/2005, 00.00
CINA – INDIA
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Con ricerca ed innovazione India e Cina attraggono capitali esteri

Secondo le Nazioni Unite aumentano gli investimenti di capitali esteri in Asia. Ne beneficiano molto India e Cina che offrono lavoro specializzato, compagnie dinamiche, una situazione politica stabile e un mercato immenso.

Ginevra (AsiaNews/Agenzie) – Lavoratori specializzati, società nazionali pronte ad adottare procedure innovative e una situazione socio-economica stabile, oltre a un immenso mercato potenziale. E' "l'offerta" con la quale Cina ed India riescono ad esercitare una forte attrazione sugli investimenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico che le compagnie multinazionali trasferiscono in parte sempre maggiore nei paesi in via di sviluppo. E' quanto indica l'annuale Rapporto sull'investimento nel mondo curato dal Congresso per il commercio e lo sviluppo delle Nazioni Unite. 

Secondo il rapporto, nel 2004 gli investimenti nei mercati esteri sono stati pari a 730 miliardi di dollari Usa con un aumento del 18%, dopo che nei 2 anni precedenti erano diminuiti. L'aumento dei prezzi dei prodotti, specie di petrolio e minerali, ha causato maggiori investimenti nei settori minerario e della raffinazione nei Paesi ricchi di risorse minerarie.

Il fenomeno di spostare attività produttive nei Paesi in via di sviluppo non è nuovo, ma le multinazionali ora "considerano alcune parti del mondo in via di sviluppo – osserva Kofi Annan, segretario generale Onu, nella prefazione al rapporto – come risorsa fondamentale non solo di lavoro a basso costo ma anche di sviluppo, lavoro specializzato e per le nuove tecnologie". Nel passato le società investivano sui mercati esteri per adattare i loro prodotti ai gusti locali, ma ora vogliono creare centri di sviluppo per la loro tecnologia, al servizio del mercato locale o anche per quello mondiale. Per esempio, nell'Asia del sud est e orientale si trova ora un terzo della produzione mondiale dei semiconduttori, industria che era del tutto assente 10 anni fa: le ditte degli Stati Uniti portano in Asia almeno il 10% della loro attività di "ricerca e sviluppo" rispetto al 3% del 1994. In Cina le unità di aziende estere nel settore ricerca e sviluppo sono passate da 0 a 700 in 10 anni.

Società internazionali come General Electric, Vodafone Group e Ford Motor considerano la Cina come il miglior luogo per futuri centri di ricerca e sviluppo, per il basso costo del lavoro e l'immenso mercato potenziale. Seguono Stati Uniti e India. Ma attività sono dislocate anche a Singapore, in Corea del Sud, Taiwan e Tailandia.

Cina e India, inoltre, a propria volta operano importanti investimenti all'estero. Per esempio, la crescente domanda di energia ha portato la Cina a sovvenzionare importanti progetti nei Paesi dell'America Latina.

"Questi Stati – ha spiegato di recente Kai Hammerich, presidente dell'Associazione mondiale per le società che promuovono l'investimento, riferendosi a Cina e India – non solo attraggono [capitali] ma anche operano investimenti all'estero.  Altri Stati che penso lo faranno [sono] Russia, Malaysia, Brasile, Messico, Sud Africa e Turchia."

Secondo il rapporto Onu, circa la metà degli investimenti all'estero provengono da società con sede in Stati Uniti, Gran Bretagna e Lussemburgo. Mentre gli investimenti di ditte dei Paesi europei sono diminuiti del 25%, questi capitali si dirigono anzitutto in Asia e Australia: nel 2004 questa area ha attratto 148 miliardi di dollari, con aumento di circa il 50% rispetto al 2003. Sono preferiti la Cina e a Hong Kong, mente l'Asia meridionale ha ricevuto 7 miliardi di dollari, destinati soprattutto all'India. Hong Kong ha ricevuto 34 miliardi di dollari di investimenti esteri e ha investito all'estero (compresa la Cina) 40 miliardi di dollari.

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